Inflazione al 5,4%, Pil fermo: energia e prezzi pesano sull’Italia

I dati preliminari Istat di ottobre 2026 fotografano una nuova impennata del costo della vita, mentre l'economia ristagna nel terzo trimestre. Salgono le bollette e il carrello della spesa, con i salari che crescono meno dei prezzi.

L’inflazione torna a correre in Italia e raggiunge il 5,4% a ottobre 2026, segnando un’accelerazione rispetto al 4,2% registrato a settembre. A spingere verso l’alto il costo della vita sono soprattutto i rincari dell’energia, accompagnati dagli aumenti dei prodotti alimentari e dei servizi di trasporto. Il quadro delineato dalle stime preliminari dell’Istat si accompagna a un altro segnale di debolezza: il prodotto interno lordo è rimasto fermo nel terzo trimestre dell’anno.

La combinazione tra prezzi in aumento, crescita economica stagnante e retribuzioni che non tengono il passo con l’inflazione mette in evidenza le difficoltà che interessano il potere d’acquisto delle famiglie e le prospettive dell’economia nazionale.

Inflazione, a ottobre aumento dello 0,9% in un solo mese

Secondo le rilevazioni provvisorie dell’Istituto nazionale di statistica, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un incremento dello 0,9% rispetto a settembre e del 5,4% su base annua.

Si tratta di un livello che non veniva raggiunto dall’agosto 2023. L’accelerazione emerge anche dall’indice armonizzato europeo dei prezzi al consumo (IPCA), che segna un +1,2% mensile e un +5,6% annuo, contro il 4,2% del mese precedente.

La pressione inflazionistica non riguarda esclusivamente l’energia. Anche l’inflazione di fondo, calcolata escludendo i prodotti energetici e gli alimentari freschi, sale dall’1,6% al 2%. Se si considerano soltanto i prezzi al netto dell’energia, l’incremento passa invece dal 2% al 2,5%.

Per l’intero 2026, l’inflazione acquisita si attesta al 3,4% per l’indice generale e all’1,9% per la componente di fondo.

Energia, rincari del 31,4%: forti aumenti per le tariffe regolamentate

Il principale motore dell’impennata dei prezzi resta il comparto energetico, che registra un aumento complessivo del 31,4% rispetto a ottobre 2025, in netta crescita dal 22,6% di settembre.

Particolarmente marcata è la variazione dei prodotti energetici regolamentati, i cui prezzi passano da un aumento annuo del 25,8% a uno del 59,5%. Per quelli non regolamentati, invece, la crescita sale dal 22,5% al 29,4%.

Anche il confronto con il mese precedente conferma la forza dei rincari: +18,8% per gli energetici regolamentati e +4,9% per quelli non regolamentati.

Su questa dinamica continua a pesare il contesto geopolitico internazionale, che condiziona l’andamento delle materie prime e contribuisce a mantenere elevata la pressione sui prezzi.

Carrello della spesa più caro: aumentano alimentari e beni essenziali

Non sono soltanto le bollette a incidere sui bilanci domestici. A ottobre si registra una nuova accelerazione dei prezzi dei prodotti di uso quotidiano, con effetti diretti sulla spesa delle famiglie.

Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende generi alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, passa da una crescita annua dell’1,5% a una del 2,5%.

Ancora più evidente è l’aumento degli alimentari non lavorati, che raggiungono il 7,5% su base annua, rispetto al 5,5% di settembre. Su base mensile, questa categoria registra un incremento dell’1,8%.

Gli alimentari lavorati continuano invece a mostrare una lieve flessione annua, che si riduce dallo 0,6% allo 0,2%, mentre rispetto a settembre i prezzi aumentano dello 0,5%.

Per i prodotti acquistati con maggiore frequenza, la crescita annua accelera dal 5,2% al 5,8%, segnalando una pressione persistente sulle spese più ricorrenti.

Beni e servizi, cresce il divario nei prezzi

L’analisi dell’Istat evidenzia un andamento differenziato tra i principali comparti dell’economia. I prezzi dei beni aumentano del 7,5% su base annua, contro il 5,4% del mese precedente, mentre quelli dei servizi passano dal 2,6% al 2,9%.

Il divario tra le due componenti si amplia ulteriormente: il differenziale tra servizi e beni passa da -2,8 a -4,6 punti percentuali.

Nel settore dei servizi spiccano i trasporti, con una crescita annua dei prezzi del 3,1%, rispetto all’1,6% di settembre, e un incremento mensile dell’1,2%.

In controtendenza risultano i servizi ricreativi, culturali e quelli dedicati alla cura della persona, che registrano una diminuzione dello 0,9% rispetto al mese precedente.

Pil italiano fermo nel terzo trimestre: industria in difficoltà

Accanto alla nuova accelerazione dell’inflazione, le stime dell’Istat mostrano un’economia che fatica a crescere. Nel terzo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo italiano è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, mentre nel confronto con lo stesso periodo del 2025 registra un incremento dello 0,8%.

I dati sono espressi in valori concatenati con riferimento al 2020 e corretti per gli effetti stagionali e di calendario.

La sostanziale immobilità dell’economia è il risultato di dinamiche differenti tra i settori produttivi. Servizi e agricoltura mostrano una crescita del valore aggiunto, mentre l’industria registra una contrazione.

Dal lato della domanda, il contributo positivo della componente interna, comprese le scorte, viene compensato dall’andamento negativo della domanda estera netta.

Nel periodo considerato si sono inoltre registrate quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una in più rispetto allo stesso trimestre del 2025.

Stipendi in crescita del 2,5%, ma il costo della vita corre più veloce

Un ulteriore elemento di preoccupazione arriva dall’andamento delle retribuzioni contrattuali. A settembre 2026, secondo l’Istat, gli stipendi orari stabiliti dai contratti collettivi sono aumentati del 2,5% su base annua, rimanendo invece invariati rispetto ad agosto.

La crescita retributiva si presenta differenziata tra i settori. Nel comparto privato l’incremento medio è del 2,3%, con un aumento del 3,3% nell’agricoltura, del 2,6% nell’industria e del 2,1% nei servizi. Nella pubblica amministrazione la variazione raggiunge il 3,2%.

Considerando i primi nove mesi del 2026, la retribuzione contrattuale oraria media risulta superiore del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il dato più significativo riguarda il rapporto tra salari e prezzi: per il secondo trimestre consecutivo, gli aumenti contrattuali risultano inferiori alla crescita dell’inflazione.

Questa differenza segnala una pressione sul potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, soprattutto in presenza di rincari concentrati su beni e servizi essenziali.

Giorgetti: le guerre e il caro energia alimentano l’inflazione

Sulla nuova impennata del costo della vita è intervenuto anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha collegato l’andamento dei prezzi alle tensioni internazionali e alle conseguenze dei conflitti sui mercati energetici.

A margine della Giornata del risparmio, il ministro ha dichiarato: “Purtroppo l’impatto delle guerre sulle materie prime energetiche è qualcosa che giustamente preoccupa”.

Giorgetti ha inoltre ricordato le iniziative intraprese dal Governo nelle sedi europee e internazionali per richiamare l’attenzione sugli effetti economici dell’instabilità geopolitica.

“Noi abbiamo portato in tutte le sedi internazionali, in Europa, le nostre preoccupazioni. Quello che si vede sull’inflazione, ahimè, è una drammatica conseguenza”, ha aggiunto il ministro.

Economia italiana tra inflazione elevata e crescita debole

Le stime diffuse dall’Istat restituiscono un quadro caratterizzato da forti pressioni sui prezzi e da un’attività economica sostanzialmente stagnante.

Il rincaro dell’energia continua a rappresentare il fattore principale dell’accelerazione inflazionistica, ma gli aumenti si estendono anche ai generi alimentari, ai trasporti e ai prodotti acquistati più frequentemente.

Con il Pil fermo e una dinamica salariale inferiore a quella dei prezzi, la capacità di spesa delle famiglie rimane uno degli elementi centrali da monitorare nei prossimi mesi.

L’evoluzione dei mercati energetici, dei consumi interni e della produzione industriale sarà determinante per comprendere se l’economia italiana riuscirà a recuperare slancio e se le pressioni inflazionistiche inizieranno ad attenuarsi.

Redazione

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