La pressione fiscale torna a crescere in Italia e raggiunge il 43,5% del Pil nel secondo trimestre del 2026. Rispetto allo stesso periodo del 2025 l’incremento è di mezzo punto percentuale. Un dato che si accompagna alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e a una minore capacità di accantonare risorse, mentre l’economia nazionale continua a registrare una crescita contenuta.
La fotografia scattata dall’Istat mostra dunque andamenti differenti: da una parte migliorano alcuni indicatori dei conti pubblici e il Pil rimane in territorio positivo; dall’altra, i bilanci familiari risentono di una spesa che aumenta molto più rapidamente del reddito disponibile.
Famiglie, il reddito cresce meno dei consumi
Nel periodo aprile-giugno il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente in termini nominali. Nello stesso arco temporale, però, la spesa per consumi finali ha segnato un incremento decisamente superiore, pari all’1,7%.
La distanza tra le due dinamiche ha avuto conseguenze immediate sulla capacità di risparmio. La relativa propensione è scesa infatti al 6,7%, perdendo 1,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Considerando inoltre l’andamento dei prezzi, con il deflatore implicito dei consumi cresciuto dell’1,4%, il potere d’acquisto è diminuito dello 0,9% su base congiunturale.
In sostanza, il miglioramento nominale delle disponibilità economiche non è stato sufficiente a compensare contemporaneamente la maggiore spesa e l’effetto dell’aumento dei prezzi.
Pil ancora positivo e deficit in miglioramento
Il quadro macroeconomico presenta, allo stesso tempo, alcuni segnali di tenuta. La revisione dei conti trimestrali pubblicata dall’Istat conferma che nel secondo trimestre il Pil italiano è aumentato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi del 2026 e dell’1% rispetto allo stesso trimestre del 2025. La crescita acquisita per l’intero 2026 è indicata allo 0,8%.
A sostenere l’attività è stato soprattutto il settore dei servizi, con un aumento del valore aggiunto dello 0,4%. In direzione opposta si sono mossi industria e agricoltura, rispettivamente in calo dello 0,6% e dello 0,1%. Consumi finali nazionali e investimenti fissi lordi hanno invece registrato entrambi una crescita congiunturale dello 0,2%.
Segnali favorevoli arrivano anche dai conti delle amministrazioni pubbliche. L’indebitamento netto è risultato pari al 2% del Pil, contro il 2,1% registrato nel secondo trimestre del 2025. Il saldo primario si è attestato invece al 3% del Pil, rispetto al 2,2% di un anno prima.
I dati economici accendono il confronto politico
La pubblicazione delle nuove statistiche ha immediatamente alimentato il confronto tra maggioranza e opposizione.
La capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Chiara Braga, ha concentrato le proprie critiche sulla combinazione tra aumento della pressione fiscale e perdita di potere d’acquisto. Secondo l’esponente dem, l’azione dell’esecutivo non avrebbe prodotto risultati sufficienti sul fronte della crescita e gli interventi sull’Irpef destinati alle fasce di reddito medio-basse sarebbero stati compensati dall’aumento di altre voci fiscali. Braga ha inoltre criticato le priorità politiche seguite dal governo durante la legislatura.
Il giudizio dell’opposizione contrappone quindi ai dati sulla tenuta del Pil le difficoltà che emergono dai conti delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda redditi reali, risparmio e imposizione fiscale.
Rampelli difende la politica economica del governo
Di segno opposto la lettura di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia, che ha richiamato il difficile scenario internazionale nel quale si muove l’economia italiana.
Rampelli ha sostenuto che l’economia nazionale continui a espandersi nonostante i conflitti e le tensioni geopolitiche e ha difeso l’efficacia delle politiche economiche dell’esecutivo. Nel confronto politico, l’esponente di FdI ha inoltre richiamato il miglioramento di diversi indicatori rispetto alla situazione ereditata all’inizio della legislatura.
La situazione internazionale resta effettivamente uno dei principali elementi di incertezza per l’economia. Nelle sue analisi congiunturali l’Istat ha segnalato gli effetti negativi dei conflitti sulle catene globali di approvvigionamento e ha indicato nella domanda interna uno degli elementi di sostegno alla crescita italiana.
Tra tenuta dei conti e difficoltà delle famiglie
I numeri del secondo trimestre delineano quindi un’economia caratterizzata da crescita moderata, miglioramento del deficit e aumento della pressione fiscale, mentre sul versante delle famiglie emerge una riduzione delle risorse disponibili in termini reali.
Il dato forse più significativo per comprendere la situazione dei nuclei familiari è la diversa velocità con cui si muovono redditi e consumi: +0,4% per il reddito disponibile contro +1,7% per la spesa. Una forbice che contribuisce a spiegare sia la contrazione del risparmio sia le difficoltà segnalate sul potere d’acquisto.
Numeri destinati ad avere un peso crescente anche nel confronto politico: maggioranza e opposizioni partono infatti dalla stessa fotografia statistica, ma ne propongono interpretazioni profondamente differenti sulle responsabilità e sui risultati della politica economica.
Seguici su
Aggiungi italiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.