Il governo tiene aperta la porta a un nuovo intervento contro il caro carburanti. Sul tavolo ci sono circa 170 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati attraverso il meccanismo delle accise mobili, ma la decisione non è stata ancora presa.
A fare il punto è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a Spalato al termine del vertice Med9. La premier conferma che l’esecutivo sta valutando come utilizzare le risorse generate dall’aumento del gettito Iva legato ai prezzi dei carburanti.
Il nodo è soprattutto quello dei tempi: impiegare subito le somme disponibili per ridurre le accise oppure conservarle per intervenire quando verranno meno le attuali iniziative di contenimento dei prezzi.
Meloni: pronti a intervenire ancora sulle accise
La presidente del Consiglio conferma innanzitutto che il governo non considera chiuso il dossier.
“Noi siamo sempre pronti ovviamente a intervenire di nuovo”, afferma Meloni parlando delle accise sui carburanti.
Uno degli strumenti a disposizione è quello delle accise mobili, che consente di utilizzare il maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi per finanziare una riduzione delle accise.
Il principio illustrato dalla premier è quello di accantonare le maggiori entrate e impiegarle, quando necessario, per attenuare il costo sostenuto dagli automobilisti alla pompa.
Il meccanismo era già stato utilizzato nei mesi precedenti: secondo i Servizi studi di Camera e Senato, 689,2 milioni di euro dei tagli alle accise adottati da marzo erano stati finanziati proprio attraverso le accise mobili.
Sul tavolo circa 170 milioni
La novità riguarda le risorse attualmente disponibili.
Nel resoconto della conferenza stampa diffuso da ANSA, Meloni indica in circa 170 milioni di euro la somma relativa a settembre che potrebbe essere destinata a un nuovo intervento.
Il governo deve però stabilire quando utilizzarla.
La questione è se sia più efficace intervenire immediatamente, mentre sono ancora operative iniziative di contenimento dei prezzi adottate dalle compagnie, oppure conservare quelle risorse per una fase successiva, quando tali misure potrebbero terminare.
Non c’è quindi, al momento, l’annuncio di un nuovo taglio delle accise. C’è invece la conferma che la possibilità resta concretamente sul tavolo.
Il precedente taglio sul diesel è terminato
La valutazione arriva in una fase delicata per i prezzi dei carburanti.
Il 5 ottobre è terminato lo sconto fiscale sul gasolio da 6,1 centesimi al litro, senza che il giorno successivo entrasse immediatamente in funzione il meccanismo delle accise mobili.
Per attivarlo sarebbe infatti necessario un decreto interministeriale del ministero dell’Economia e del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
La conseguenza è stata il ritorno dell’accisa piena sul diesel. Il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale, secondo i dati riportati il 6 ottobre da ANSA, era salito marginalmente a 2,244 euro al litro, contro i 2,242 euro del giorno precedente.
Il governo guarda anche al price cap
Nella valutazione dell’esecutivo entra anche il comportamento delle compagnie petrolifere.
Meloni auspica che possa essere pienamente ripristinato il price cap, cioè il tetto ai prezzi applicato volontariamente da alcuni dei principali operatori.
“Ora quello che io posso auspicare, e vediamo che cosa accade nelle prossime ore, è che si possa pienamente ripristinare il cap”, afferma la premier.
Solo successivamente, spiega, il governo potrà compiere una valutazione definitiva sull’impiego delle risorse disponibili.
Il riferimento arriva dopo la decisione di Eni di adeguare il proprio tetto sul diesel alla fine dello sconto fiscale: il cap era passato da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello sulla benzina era rimasto a 1,99 euro.
Accise mobili, come funziona il meccanismo
Il funzionamento delle accise mobili punta a evitare che l’intervento sui carburanti debba essere finanziato interamente attraverso nuove risorse del bilancio pubblico.
Quando l’aumento delle quotazioni determina maggiori entrate Iva rispetto alle previsioni, l’extragettito può essere utilizzato per finanziare una riduzione delle accise.
In sostanza, una parte delle maggiori entrate fiscali provocate dall’aumento dei prezzi viene restituita indirettamente agli automobilisti attraverso un alleggerimento della tassazione sul carburante.
Anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha confermato oggi alla Camera che resta in valutazione la possibilità di utilizzare l’extragettito Iva stimato per settembre per ridurre le accise.
La scelta, però, non è ancora stata formalizzata.
L’altro dossier: più flessibilità europea per l’inflazione
Durante la conferenza stampa di Spalato, Meloni è intervenuta anche su un’altra questione strettamente collegata all’aumento dei prezzi: la richiesta italiana di maggiore flessibilità nelle regole europee sulla spesa.
La premier conferma di averne discusso direttamente con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante il vertice Med9.
La questione, precisa, non riguarda soltanto l’Italia. Anche altri Paesi, tra cui la Grecia, hanno posto il problema delle conseguenze dell’inflazione sui bilanci nazionali.
L’inflazione aumenta automaticamente alcune spese
Il ragionamento del governo parte dalla differenza tra l’inflazione prevista quando furono costruiti i programmi di bilancio e quella effettivamente registrata.
Secondo Meloni, l’aumento dei prezzi genera maggiori spese che gli Stati devono sostenere automaticamente, senza che derivino necessariamente da nuove decisioni politiche.
Tra gli esempi indicati dalla presidente del Consiglio figurano gli adeguamenti legati alle pensioni e l’aumento dei costi delle materie prime, che incide anche sulla realizzazione degli interventi finanziati attraverso il Pnrr.
L’obiettivo italiano è quindi ottenere che queste maggiori spese obbligate vengano considerate nella valutazione dei limiti alla crescita della spesa pubblica.
Meloni: non chiediamo libertà di spesa
La premier respinge però l’interpretazione secondo cui Roma starebbe chiedendo all’Unione europea maggiore libertà per finanziare nuove politiche senza vincoli.
“Lo dico per chiarire che non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri”, precisa Meloni.
La richiesta riguarda invece, secondo la posizione espressa dal governo, costi aggiuntivi prodotti dall’inflazione e che gli Stati devono comunque affrontare.
Il tema sarà al centro di un confronto europeo che appare ancora nella fase iniziale. Il ministero dell’Economia ha già annunciato che il ministro Giancarlo Giorgetti porterà le conseguenze dell’inflazione sui conti pubblici all’attenzione dei partner europei durante Eurogruppo ed Ecofin.
Il confronto con Bruxelles è appena iniziato
Meloni sostiene di aver riscontrato disponibilità a discutere della questione, senza però indicare per ora un’intesa.
“Questa è la questione sulla quale mi pare che ci sia interesse”, afferma la presidente del Consiglio.
La premier riconosce contemporaneamente che il percorso sarà lungo, perché una modifica nell’applicazione delle regole richiederebbe una convergenza tra Commissione europea, Stati membri e Consiglio.
Non c’è quindi ancora una risposta definitiva di Bruxelles alla richiesta italiana.
Carburanti, la decisione resta in sospeso
Sul fronte dei carburanti, intanto, le prossime ore saranno decisive soprattutto per comprendere l’evoluzione dei tetti volontari applicati dalle compagnie.
Il governo dovrà poi scegliere se utilizzare subito i circa 170 milioni di euro indicati da Meloni attraverso le accise mobili oppure conservarli per un intervento successivo.
La distinzione è importante: la premier non ha annunciato un nuovo taglio delle accise, ma ha confermato che le risorse per un possibile intervento sono disponibili e che l’esecutivo ne sta valutando tempi e modalità .
Il dossier rimane quindi aperto su due fronti. Sul piano nazionale c’è la scelta tra price cap e nuovo intervento fiscale sui carburanti; su quello europeo Roma punta invece a ottenere maggiore considerazione per gli effetti che l’inflazione produce automaticamente sui conti pubblici.
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