Il governo prepara il terreno per la prossima manovra economica e contemporaneamente apre il confronto con Bruxelles per ottenere maggiori margini di bilancio di fronte agli effetti dell’inflazione e della crisi energetica.
A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione dedicata al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), passaggio chiamato a delineare il quadro dei conti pubblici sul quale sarà costruita la legge di Bilancio.
Al tavolo, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, rispettivamente leader di Lega e Forza Italia, il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il documento dovrebbe contenere anche le principali direttrici della futura manovra, come richiesto dal Parlamento. Tra le questioni da definire c’è inoltre l’eventuale utilizzo della clausola di salvaguardia collegata agli investimenti per la difesa e alle misure di sicurezza energetica.
La Commissione europea aveva già adottato ad agosto gli orientamenti per consentire agli Stati membri di chiedere l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia alle spese destinate alla sicurezza energetica. La flessibilità prevista da Bruxelles riguarda il periodo 2026-2028 e resta vincolata a precise condizioni e procedure europee.
Meloni scrive a von der Leyen
Parallelamente alla preparazione del Dpfp, Roma ha aperto un altro fronte con Bruxelles. Meloni ha annunciato di aver inviato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen una lettera sul problema dell’impatto dell’inflazione sui conti pubblici.
Intervenendo a un evento della Cna, la premier ha indicato tra i dossier prioritari quello della flessibilità necessaria ad affrontare la crisi energetica. Il punto sollevato dal governo riguarda in particolare la distanza tra l’inflazione effettiva e quella precedentemente programmata e le conseguenze che questa differenza produce su alcune voci della spesa pubblica.
Secondo la posizione illustrata da Meloni, l’aumento dei prezzi determina infatti effetti automatici anche su capitoli come pensioni e assegno unico, con conseguenze sui bilanci che non dipendono direttamente dalle decisioni discrezionali dell’esecutivo.
Bruxelles: agli Stati è già stata concessa maggiore flessibilità
Dalla Commissione europea è arrivata intanto una prima indicazione. Interpellata sulla richiesta italiana, la portavoce Paula Pinho ha ricordato che Bruxelles ha già introdotto maggiori margini per i Paesi dell’Unione.
“Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha dichiarato Pinho.
Nelle stesse ore il portavoce Balazs Udjvari aveva precisato che la lettera annunciata dalla premier non risultava ancora arrivata alla Commissione, ricordando al tempo stesso gli strumenti previsti dalla clausola nazionale di salvaguardia.
La questione assume particolare importanza in una fase nella quale lo shock energetico ha nuovamente spinto verso l’alto l’inflazione europea. Nelle previsioni di primavera, la Commissione stimava per il 2026 un’inflazione del 3,1% nell’Unione europea e del 3% nell’area euro, con un rallentamento della crescita legato anche all’aumento dei prezzi dell’energia.
Italia e Repubblica Ceca fanno fronte comune sull’Ets
Il confronto con Bruxelles non riguarda soltanto i margini di bilancio. Italia e Repubblica Ceca hanno presentato alla Commissione europea un documento congiunto contenente una serie di proposte per limitare le conseguenze dello shock energetico.
Tra le ipotesi figurano misure temporanee destinate a ridurre l’incidenza dei costi del sistema europeo di scambio delle emissioni, una maggiore flessibilità nell’assegnazione delle quote e il rinvio dell’entrata in vigore dell’Ets 2, destinato a coinvolgere trasporti ed edifici. Il documento è stato trasmesso in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
Si tratta, tuttavia, di un’iniziativa distinta dalla richiesta italiana di ulteriore flessibilità sui conti pubblici: secondo quanto riferito da fonti europee, il documento Roma-Praga è concentrato principalmente sul dossier Ets e non coincide con la lettera annunciata da Meloni sull’impatto dell’inflazione.
Anche la Grecia chiede maggiori margini
L’Italia non è l’unico Paese a sollevare la questione. Anche la Grecia ha chiesto alla Commissione europea maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole economiche per consentire interventi a favore di famiglie e imprese senza compromettere la sostenibilità dei conti.
Il nodo energetico assume così una dimensione europea e potrebbe diventare uno dei temi centrali del confronto tra i governi nelle prossime settimane.
Contatti tra Ue e Stati Uniti sulle scorte petrolifere
Sul tavolo resta anche la sicurezza degli approvvigionamenti. La Commissione europea ha confermato contatti con gli Stati membri e con l’amministrazione statunitense sull’eventuale utilizzo delle scorte petrolifere.
Bruxelles ha inoltre richiamato l’attenzione sulla riunione del consiglio direttivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, chiamato a esaminare la situazione. Una portavoce della Commissione ha confermato l’esistenza di interlocuzioni ad alto livello con Washington.
Per il governo italiano le prossime settimane saranno quindi decisive su due fronti strettamente collegati: definire l’architettura della legge di Bilancio e capire quali margini europei potranno essere utilizzati per attenuare l’impatto della crisi energetica sui conti pubblici, sulle famiglie e sulle imprese.
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