Quando si parla di igiene orale professionale, il pensiero va spesso alla rimozione del tartaro e alla sensazione di pulizia che si avverte al termine della seduta, mentre il suo significato all’interno di un percorso odontoiatrico è più articolato, perché permette di controllare la presenza del biofilm batterico, osservare le condizioni delle gengive e riconoscere precocemente situazioni che, se non adeguatamente considerate, possono incidere sulla salute della bocca e sulla durata delle cure già effettuate.
È secondo questa prospettiva che lo Studio Odontoiatrico Dott. Federico Caponi di Livorno inserisce l’igiene all’interno della programmazione odontoiatrica, considerandola un elemento che interviene sia prima di eventuali trattamenti sia nelle successive fasi di mantenimento, dal momento che anche una riabilitazione complessa necessita di condizioni adeguate dei denti e dei tessuti gengivali sulle quali poter costruire e successivamente conservare il risultato ottenuto.
«Si possono programmare riabilitazioni protesiche, implantari o estetiche anche molto articolate, ma il risultato deve poggiare su denti e tessuti gengivali in condizioni adeguate», spiega Federico Caponi. «L’igiene non è quindi un passaggio separato dal resto delle cure: ne costituisce la base e permette di controllarne l’evoluzione nel tempo».
Vedere il biofilm per capire dove intervenire
All’interno dello studio viene utilizzato il protocollo GBT, Guided Biofilm Therapy, che prende avvio dall’individuazione delle aree in cui è presente il biofilm batterico attraverso l’applicazione di un rivelatore capace di colorare le zone interessate, offrendo così al professionista un’indicazione più precisa dei punti sui quali intervenire e consentendo, nello stesso momento, al paziente di osservare direttamente dove la propria igiene quotidiana risulta meno efficace.
Rendere visibile il biofilm assume infatti anche una funzione educativa, perché trasforma in qualcosa di concretamente osservabile una presenza che non sempre viene percepita con facilità e che può rimanere anche quando la persona ritiene di pulire correttamente i denti, soprattutto negli spazi interdentali, nelle zone posteriori della bocca o in prossimità del margine gengivale, dove raggiungere tutte le superfici può risultare più difficile.
«Vedere dove si concentra il biofilm aiuta a comprendere meglio ciò che accade nella propria bocca», osserva Caponi. «La seduta non serve soltanto a rimuovere i depositi presenti in quel momento, ma anche a fornire indicazioni più precise su come migliorare la pulizia domiciliare».
Una volta individuate le zone da trattare, la procedura prosegue utilizzando strumenti e polveri scelti in funzione delle caratteristiche del caso, ricorrendo agli ultrasuoni quando è necessario eliminare i depositi di tartaro più resistenti e prevedendo, al termine, la possibilità di un nuovo controllo per verificare se siano ancora presenti aree sulle quali intervenire.
L’igiene non è uguale per tutti
Così come cambiano le condizioni della bocca, può cambiare anche il modo in cui viene condotta una seduta di igiene professionale, perché fattori quali la quantità di placca presente, la sensibilità dentale, lo stato delle gengive oppure la presenza di impianti, ricostruzioni o apparecchi ortodontici richiedono valutazioni differenti, sulla base delle quali possono essere regolate la temperatura dell’acqua, la tipologia delle polveri e gli strumenti impiegati.
La stessa logica viene applicata alla programmazione dei richiami, che non segue necessariamente una scadenza identica per ogni paziente: se quella dei sei mesi rappresenta una periodicità molto diffusa, non costituisce una regola valida in ogni situazione, poiché problematiche parodontali o particolari esigenze di mantenimento possono rendere opportuni appuntamenti più ravvicinati, mentre condizioni differenti possono consentire intervalli più lunghi.
«La periodicità deve essere stabilita sulla persona», precisa Caponi. «Ci sono pazienti che hanno bisogno di essere seguiti più frequentemente e altri per i quali è sufficiente un controllo annuale. La scelta dipende dalle condizioni cliniche, dalla capacità di mantenere una corretta igiene domiciliare e dal tipo di trattamento eventualmente eseguito».
La personalizzazione riguarda inoltre il rapporto con la persona durante la seduta, poiché lo studio mantiene disponibili differenti modalità di igiene, illustrandone le caratteristiche e condividendo la scelta della soluzione da utilizzare sulla base delle esigenze e della sensibilità individuale.
Tra seduta professionale e igiene quotidiana
Il mantenimento della salute della bocca non può però essere affidato esclusivamente agli appuntamenti in studio, perché il controllo dell’accumulo di placca prosegue ogni giorno attraverso l’impiego dello spazzolino, del filo interdentale, degli scovolini o degli altri strumenti eventualmente indicati dal professionista, che permettono di intervenire tra una seduta e la successiva prestando particolare attenzione alle zone più difficili da raggiungere.
Allo stesso tempo, la cura domiciliare non è sempre sufficiente per raggiungere in profondità tutte le aree o per eliminare depositi che si sono ormai mineralizzati, ed è proprio per questo che igiene quotidiana e intervento professionale non vengono considerati alternativi, ma come due componenti che devono procedere insieme: da una parte il lavoro svolto ogni giorno dalla persona, dall’altra il controllo periodico delle condizioni della bocca e l’intervento del professionista quando risulta necessario.
È in questa continuità che, nella filosofia dello studio, trova significato l’igiene orale, intesa non come un appuntamento isolato che si esaurisce al termine della seduta, ma come un percorso che accompagna il paziente nel tempo, contribuisce alla prevenzione e permette di mantenere ciò che è stato realizzato attraverso le cure.
«Il nostro obiettivo è aiutare la persona a conservare la salute della bocca e a comprendere che il mantenimento fa parte della cura», conclude Federico Caponi. «Il lavoro svolto in studio produce risultati duraturi soltanto quando continua anche nella quotidianità».
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