L’estetica del sorriso viene spesso associata alle faccette in ceramica, ma esigenze differenti possono richiedere percorsi altrettanto differenti e, accanto a soluzioni consolidate come ortodonzia e protesi, in casi selezionati è possibile prendere in considerazione anche la tecnica BAIR, basata sulla modellazione diretta di resine composite sul dente naturale e finalizzata a intervenire sulla forma, sulle proporzioni e sull’armonia complessiva del sorriso.
Uno degli aspetti sui quali questa tecnica consente di lavorare è il cosiddetto profilo di emergenza, vale a dire il passaggio del dente verso la gengiva, la cui modifica permette di agire non soltanto sulla forma e sulle dimensioni dell’elemento dentale, ma anche sull’armonia del contorno gengivale, inserendo così il singolo intervento all’interno di una valutazione più complessiva dell’equilibrio del sorriso.
«È una possibilità interessante perché consente di lavorare direttamente sul dente naturale attraverso l’aggiunta e la modellazione del materiale, senza preparare il tessuto dentale», spiega Federico Caponi. «Questo non significa che sia la risposta a qualsiasi richiesta estetica: prima occorre valutare le condizioni della bocca, il tipo di difetto e il risultato realmente ottenibile».
Un intervento diretto sul dente naturale
Tra le situazioni nelle quali la BAIR può trovare applicazione rientrano, per esempio, la correzione di denti piccoli, conoidi o caratterizzati da forme non proporzionate, la chiusura di alcuni spazi e l’armonizzazione dei volumi, così come il completamento estetico di un precedente percorso ortodontico; in determinate condizioni, inoltre, la nuova forma conferita al dente può guidare l’adattamento dei tessuti molli, permettendo di intervenire sulla posizione apparente dei margini gengivali.
A caratterizzare il trattamento è anche il fatto che la ricostruzione venga realizzata direttamente in bocca, modellando la resina composita sul singolo elemento dentale, senza ricorrere quindi a un manufatto prodotto in laboratorio e applicato successivamente, una modalità di lavoro nella quale diventano particolarmente rilevanti la progettazione, la conoscenza delle caratteristiche dei materiali e la manualità dell’odontoiatra.
«Ogni dente viene ricostruito rispettandone proporzioni, colore e rapporto con gli elementi vicini», osserva Caponi. «L’obiettivo non è creare un sorriso standardizzato, ma correggere ciò che produce una disarmonia mantenendo un risultato coerente con il volto e con le caratteristiche della persona».
BAIR e faccette: percorsi differenti
Parlare di BAIR non significa sovrapporla alle faccette in ceramica, perché si tratta di soluzioni che appartengono a percorsi differenti: le faccette sono sottili restauri protesici applicati sulla superficie visibile del dente e, a seconda del caso, possono richiedere una preparazione del tessuto dentale, mentre la BAIR utilizza resine composite modellate direttamente sul dente senza prevederne la preparazione, caratteristica che rende questo tipo di trattamento conservativo e reversibile.
La distinzione tra le due possibilità, tuttavia, non implica che una debba essere considerata in termini assoluti migliore dell’altra, perché la ceramica conserva indicazioni specifiche e, allo stesso modo, l’ortodonzia rimane necessaria quando l’obiettivo è modificare realmente la posizione dei denti o intervenire sull’occlusione; la BAIR rappresenta quindi un’ulteriore possibilità a disposizione, la cui appropriatezza deve essere stabilita a partire dalla diagnosi e dalle caratteristiche della situazione clinica.
«Il punto non è stabilire quale tecnica sia migliore in assoluto, ma individuare quella corretta per la situazione che abbiamo davanti», precisa Caponi. «In alcuni casi la resina diretta permette di ottenere la correzione cercata; in altri è più appropriato ricorrere alle faccette, all’ortodonzia oppure integrare discipline diverse».
Tempi e mantenimento variano in base al caso
La possibilità di realizzare il trattamento in una o poche sedute rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la BAIR, anche se la durata effettiva del percorso dipende dal numero degli elementi coinvolti e dalla complessità della modellazione richiesta, potendo riguardare un solo dente oppure estendersi a più elementi e, quando opportuno, essere organizzata attraverso fasi successive dopo aver definito insieme al paziente l’estensione dell’intervento.
Come avviene per le altre ricostruzioni in composito, anche il lavoro realizzato con questa tecnica necessita nel tempo di controlli e mantenimento, durante i quali le superfici possono essere rilucidate in occasione delle periodiche sedute di igiene professionale e il materiale, qualora se ne presenti la necessità, può essere riparato o modificato; a questo si aggiungono la salute delle gengive e una corretta igiene domiciliare, che rimangono condizioni indispensabili per conservare il lavoro eseguito.
L’introduzione della BAIR nello Studio Odontoiatrico Dott. Federico Caponi amplia dunque le possibilità che possono essere prese in esame nell’ambito dell’estetica dentale senza sostituire le soluzioni già disponibili e, soprattutto, senza proporre un modello di trattamento indistinto per ogni paziente: il suo significato risiede piuttosto nell’opportunità di valutare, quando esistono le corrette indicazioni, un intervento diretto e conservativo costruito sulla forma dei denti e sull’equilibrio complessivo del sorriso.
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