Spagna, proteste per la casa: bocciati i decreti e tensione a Madrid

Il Congresso ferma le misure del governo Sánchez mentre le proteste dilagano in oltre 50 città. A Valencia cinque arresti e nove agenti feriti, a Puerta del Sol interviene la polizia contro gruppi di estrema destra.

Una giornata segnata dalla crisi abitativa, dallo scontro politico e dalle tensioni nelle piazze si è conclusa a Madrid con nuovi momenti di forte preoccupazione. In tarda serata, decine di militanti riconducibili all’estrema destra si sono radunati nel centro della capitale spagnola, dove alcuni partecipanti hanno esibito saluti nazisti e tentato di avvicinarsi all’accampamento degli attivisti per il diritto alla casa presente da oltre una settimana a Puerta del Sol.

Le forze dell’ordine sono intervenute per impedire il contatto tra i gruppi e proteggere il presidio. Gli agenti hanno respinto e inseguito alcuni militanti che cercavano di avanzare verso l’accampamento, al termine di una giornata già caratterizzata da manifestazioni di massa e da una pesante sconfitta parlamentare per il governo di Pedro Sánchez.

Il Congresso boccia i decreti sulla casa

Al centro dello scontro politico ci sono i provvedimenti varati dall’esecutivo per affrontare l’emergenza abitativa. Il Congresso ha infatti respinto i decreti sulla casa, facendo venir meno alcune delle misure sulle quali il governo aveva puntato per rafforzare la tutela degli inquilini.

Sul primo testo sono arrivati 172 voti favorevoli e 178 contrari. A sostenerlo sono stati PSOE, Sumar, ERC, Bildu, PNV, Podemos, BNG, Coalición Canaria e Compromís, mentre contro hanno votato PP, Vox, Junts e UPN.

Dopo l’esito della votazione, la presidente del Congresso Francina Armengol ha dichiarato decaduto il decreto-legge. Tra le disposizioni previste figuravano la sospensione degli sfratti per le persone vulnerabili e la proroga dei contratti di locazione in scadenza nel corso dell’anno. Il provvedimento è quindi rimasto operativo per poco più di un giorno.

Ancora più netto il risultato sul secondo decreto: 166 deputati hanno votato a favore e 184 contro.

Proteste in oltre 50 città, numeri record a Madrid

La battaglia parlamentare si è intrecciata con una mobilitazione nazionale organizzata per chiedere risposte più incisive alla crisi degli affitti e alle difficoltà di accesso alla casa. Manifestazioni sono state convocate in oltre 50 città spagnole.

A Madrid quattro cortei hanno raggiunto Cibeles. Le stime sulla partecipazione sono però molto distanti: secondo la Delegazione del governo sono scese in strada circa 70 mila persone, mentre il Sindacato degli inquilini ha indicato una presenza di 500 mila manifestanti.

Tra le richieste avanzate dalla piazza figura anche la proclamazione di uno sciopero generale per il diritto alla casa, parola d’ordine rilanciata anche dagli attivisti presenti a Puerta del Sol durante il voto del Congresso.

Valencia, scontri con la polizia: cinque arresti

La situazione più critica si è registrata a Valencia, dove la manifestazione si è conclusa con violenti disordini. Il bilancio è di cinque arresti e nove agenti feriti.

Gli incidenti sono avvenuti nelle vicinanze del Palau de Les Arts, sede di una conferenza dedicata agli investimenti immobiliari. Una parte dei manifestanti ha cercato di superare il dispositivo di sicurezza, abbattendo alcune barriere e lanciandole, insieme ad altri oggetti, verso gli agenti.

La polizia antisommossa ha reagito con cariche, proiettili di gomma e gas lacrimogeni, disperdendo i partecipanti coinvolti negli scontri.

I due decreti ribattezzati “Maricarmen”

Il confronto parlamentare riguardava due distinti provvedimenti: il Real Decreto-ley 26/2026, dedicato alla funzione sociale dell’abitazione e all’aumento dell’offerta di alloggi accessibili, e il Real Decreto-ley 27/2026, relativo alla stabilità dei contratti di locazione delle prime case.

I testi sono diventati noti come decreti “Maricarmen”, richiamando il caso dello sfratto di un’anziana nel quartiere Retiro di Madrid. La vicenda aveva contribuito a mobilitare le forze della sinistra e le organizzazioni degli inquilini.

Determinante per l’esito del voto è stata la posizione di Junts, il partito guidato da Carles Puigdemont. La formazione catalana ha deciso di non sostenere nessuno dei due provvedimenti, compreso quello più ampio che era stato negoziato con le forze che avevano sostenuto l’investitura di Sánchez.

Junts ha sollecitato l’esecutivo a elaborare un nuovo decreto, mentre il governo ha scelto di non ritirare i testi sottoposti al Parlamento. Il partito catalano ha inoltre respinto quello che ha definito un “ricatto ideologico degli estremi”.

Sullo sfondo torna l’ipotesi delle elezioni anticipate

La sconfitta parlamentare alimenta ora anche le indiscrezioni sul futuro della legislatura. Sánchez starebbe valutando l’ipotesi di elezioni anticipate il 29 novembre, in un momento in cui il problema dell’accesso alla casa è diventato uno dei temi centrali del dibattito politico spagnolo.

Al momento, tuttavia, il premier non ha confermato la convocazione delle urne. Mentre il Congresso votava, gli attivisti accampati a Puerta del Sol scandivano “sciopero generale subito”, aumentando la pressione sull’esecutivo e sulle forze parlamentari.

Dopo la bocciatura dei decreti, la Confederazione dei Sindacati degli Inquilini ha rilanciato la mobilitazione nazionale e l’obiettivo dello sciopero generale. Secondo quanto riferito dai media spagnoli, l’organizzazione sostiene che esista “una frattura insanabile tra quello che vuole la popolazione e quello che i partiti votano in Parlamento”, accusando inoltre le forze politiche di essere “ostaggio degli interessi della rendita immobiliare”.

La nuova ondata di proteste arriva dopo la manifestazione del 26 settembre, alla quale parteciparono circa 25 mila persone a Madrid secondo le stime governative e dalla quale prese forma il presidio di Puerta del Sol.

La combinazione tra pressione sociale, fragilità della maggioranza parlamentare e crescente conflitto sul costo degli affitti apre così una fase particolarmente delicata per Sánchez. La questione abitativa non rappresenta più soltanto un’emergenza sociale: dopo il voto del Congresso e le tensioni nelle strade, è diventata anche uno dei principali terreni su cui potrebbe giocarsi il futuro politico della Spagna.

Redazione

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