Respirazione consapevole, per Alina Isanberdina ascoltarsi può cominciare dal respiro

Osservare il modo in cui respiriamo può diventare un esercizio semplice per interrompere gli automatismi della giornata e tornare a prestare attenzione al proprio stato. Per Alina Isanberdina il respiro rappresenta uno degli strumenti attraverso cui recuperare presenza e un equilibrio più personale.

È qualcosa che facciamo continuamente senza quasi accorgercene. Proprio perché automatico, il respiro tende a rimanere sullo sfondo della giornata, eppure può cambiare insieme al nostro stato: durante un momento di agitazione, rabbia o forte pressione può diventare più rapido o irregolare. Per Alina Isanberdina, operatrice olistica e fondatrice de La Casa Olistica di Alina nelle Langhe, iniziare semplicemente a osservare queste variazioni significa riportare attenzione verso qualcosa che normalmente diamo per scontato e, attraverso di esso, verso noi stessi.

«La respirazione è la base, è il ponte che ci collega con il nostro interiore», spiega Isanberdina. Il punto non è attribuire al respiro la capacità di risolvere difficoltà fisiche o emotive, ma imparare a considerarlo come uno dei segnali che possono aiutarci a riconoscere più facilmente come stiamo vivendo un determinato momento. È il passaggio dal gesto automatico all’osservazione consapevole ad assumere, nel suo approccio, un valore particolare.

Imparare prima di tutto a osservare

Nel lavoro con lo yoga e con le pratiche di respirazione, Isanberdina parte da un principio molto semplice: prima di modificare il respiro occorre accorgersi di come stiamo respirando.

Nei momenti di maggiore agitazione il ritmo può diventare più veloce o irregolare, mentre pratiche guidate e progressive possono aiutare a rallentarlo e renderlo più regolare. Anche gli studi sulle tecniche strutturate di respirazione suggeriscono possibili effetti positivi nella gestione dello stress, fermo restando che non si tratta di strumenti da presentare come sostitutivi di cure o valutazioni sanitarie.

«Quando una persona si arrabbia si accorge che il respiro cambia», osserva Isanberdina. L’obiettivo non è quindi stabilire se si stia respirando nel modo corretto o sbagliato, ma iniziare a notare ciò che succede nelle diverse situazioni e quanto facilmente tensione, affaticamento e pressione quotidiana possano passare inosservati.

Recuperare uno spazio nella quotidianità

È proprio da questa capacità di osservazione che la respirazione si collega al tema più ampio che attraversa il lavoro di Isanberdina: la ricerca di un equilibrio personale.

Non è necessario attendere che esista un problema preciso per interrogarsi sul proprio modo di vivere. Può bastare la sensazione di essere costantemente sotto pressione, di non riuscire mai a rallentare o di aver progressivamente ridotto lo spazio dedicato alle proprie esigenze.

«Il consiglio è di ascoltarsi di più», racconta. Un ascolto che non riguarda esclusivamente il respiro, ma comprende ciò che accade nel corpo, nelle emozioni e nei pensieri. Massaggio, yoga, respirazione e meditazione diventano così strumenti differenti attraverso cui interrompere almeno per qualche momento quel funzionamento automatico che spesso accompagna le giornate.

La persona a cui pensa non deve necessariamente avere già familiarità con queste pratiche né essere alla ricerca di un percorso spirituale. Può essere semplicemente qualcuno che, dopo aver dedicato gran parte delle proprie energie al lavoro, agli impegni o agli altri, sente il bisogno di recuperare uno spazio personale e tornare a prestare attenzione a ciò che realmente gli fa bene.

Un gesto quotidiano per tornare a sé

La respirazione consapevole ha, in questo senso, una caratteristica particolare: non richiede di introdurre nella propria vita qualcosa che prima non esisteva. Il respiro è sempre presente; ciò che cambia è l’attenzione che gli viene dedicata.

Nello yoga questa dimensione può essere approfondita attraverso il pranayama, ma il principio che Isanberdina vuole trasmettere è accessibile anche nella sua forma più semplice: fermarsi per qualche momento, osservare il respiro e riportare l’attenzione su ciò che sta accadendo nel presente.

Non è un risultato immediato né un esercizio che debba produrre necessariamente un effetto preciso. Come negli altri percorsi proposti da Isanberdina, contano gradualità, continuità e soprattutto la capacità di capire ciò che maggiormente corrisponde alla singola persona. «Ognuno deve trovare la propria strada, quella che lo rispecchia», sottolinea.

È così che il respiro può trasformarsi, nella sua visione, da funzione completamente automatica a occasione di ascolto: non una soluzione universale, ma un gesto semplice attraverso cui rallentare, riconoscere con maggiore attenzione le proprie esigenze e iniziare a recuperare un rapporto più consapevole con se stessi.

https://www.lacasaolisticadialina.com/

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