Yoga e consapevolezza, per Alina Isanberdina il percorso continua oltre il tappetino

Per l’insegnante di yoga de La Casa Olistica di Alina la pratica non coincide soltanto con gli asana: movimento, respiro, attenzione e meditazione possono diventare strumenti per rallentare, ascoltarsi e trasferire nella vita quotidiana ciò che si sperimenta durante la lezione.

Lo yoga viene spesso associato soprattutto alle posizioni, alla flessibilità e alla capacità di eseguire movimenti più o meno complessi. Per Alina Isanberdina, operatrice olistica e insegnante di yoga alla guida de La Casa Olistica di Alina nelle Langhe, questa rappresenta però soltanto la parte più immediatamente visibile di una pratica che può assumere un significato molto più ampio.

Si può iniziare semplicemente dal desiderio di muovere il corpo, ritagliarsi un’ora diversa dal resto della giornata o interrompere per qualche momento la sedentarietà, ma nel tempo la pratica può diventare anche un’occasione per prestare maggiore attenzione al proprio stato e recuperare un rapporto più consapevole con se stessi.

«Per me lo yoga è uno stile di vita», racconta Isanberdina, che ha incontrato questa disciplina durante un periodo personale difficile e ha progressivamente iniziato a trasferirne gli insegnamenti anche fuori dalla pratica. È proprio questo uno degli aspetti che considera più importanti: ciò che accade sul tappetino può acquistare valore quando riesce a entrare nella quotidianità, modificando il modo in cui si osservano le proprie reazioni, il respiro e ciò che si sta vivendo.

Una disciplina che non si ferma agli asana

La componente fisica rappresenta solo una parte della tradizione yogica. Negli Yoga Sutra attribuiti a Patanjali il percorso viene articolato in otto ambiti che comprendono, oltre alle posture, anche principi legati al comportamento personale e alla relazione con gli altri, respirazione, interiorizzazione dei sensi, concentrazione e meditazione.

Isanberdina richiama questa visione soprattutto per sottolineare come ridurre lo yoga a una sequenza di esercizi rischi di limitarne la portata. Il corpo rimane un punto di accesso concreto attraverso movimento, allungamento e attenzione alla postura, ma nella pratica entrano anche il respiro, la concentrazione e la capacità di riportare l’attenzione sul momento presente.

Non è necessario, tuttavia, affrontare tutto fin dall’inizio o avvicinarsi allo yoga con una particolare motivazione spirituale. «Se una persona inizia semplicemente dalla pratica fisica va benissimo», sottolinea Isanberdina. Si può partire dal bisogno di muoversi e lasciare che sia poi l’esperienza a suggerire se e quanto approfondire.

Ascoltarsi senza cercare la prestazione

Nella sua impostazione non esiste un risultato da raggiungere uguale per tutti. Ciò che conta è sperimentare e osservare come il corpo e la mente rispondono alla pratica.

«Bisogna provare, buttarsi nell’esperienza un po’ di volte e ascoltare se stessi, vedere come si sta», spiega. È proprio questa capacità di percepire il proprio stato, più che l’esecuzione perfetta di una posizione, a poter alimentare nel tempo la motivazione e la continuità.

Lo yoga incontra così uno dei temi centrali del lavoro di Isanberdina: la ricerca di sé. Non necessariamente in senso spirituale, ma come bisogno di comprendere se il modo in cui si vive corrisponde davvero alle proprie esigenze oppure se si procede soprattutto per abitudini, automatismi e aspettative esterne.

La persona a cui pensa è quindi qualcuno che sente il desiderio di recuperare uno spazio personale, trovare maggiore tranquillità e riconoscere meglio ciò che contribuisce al proprio benessere. Durante la pratica l’attenzione viene riportata al corpo, al respiro e al momento presente, creando una pausa rispetto alle sollecitazioni continue della giornata.

Ciò che accade dopo la lezione

Per Isanberdina il valore dello yoga non dipende dalla capacità di raggiungere una postura complessa, ma da ciò che una persona riesce progressivamente a portare con sé una volta terminata la pratica.

Accorgersi del proprio respiro, riconoscere una tensione, fermarsi prima di reagire automaticamente o prestare maggiore attenzione al proprio stato fisico ed emotivo sono esempi di come ciò che viene sperimentato durante la lezione possa trovare spazio anche nella vita quotidiana.

Il tappetino diventa quindi un luogo nel quale allenare presenza e consapevolezza, mentre il passaggio più significativo avviene quando quelle stesse attenzioni entrano nelle relazioni, nel lavoro e nelle situazioni di ogni giorno.

È in questa continuità che Isanberdina individua il senso più profondo della pratica: non una parentesi separata dalla vita e nemmeno una disciplina riservata a chi possiede particolari capacità fisiche, ma una possibile strada attraverso cui imparare gradualmente ad ascoltarsi, riconoscere ciò che ci corrisponde e ritrovare un equilibrio più personale.

 

https://www.lacasaolisticadialina.com/

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