Youssef Siher ha scelto di non rispondere alle domande della giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni, durante l’udienza di convalida del fermo celebrata nel carcere milanese di San Vittore. Il ricercatore e giornalista freelance trentenne, attivo nelle mobilitazioni a sostegno della Palestina, è al centro di un’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione dei canali social riconducibili al cosiddetto Movimento 17 ottobre, comparso dopo gli scontri avvenuti nel capoluogo lombardo.
Le contestazioni riguardano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e presunte condotte legate all’organizzazione di violenze durante manifestazioni pubbliche.
La Procura, attraverso la pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola, ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere, sostenendo l’esistenza di esigenze cautelari legate al pericolo di fuga e alla possibilità di reiterazione dei reati.
Di posizione opposta i difensori, che contestano la ricostruzione accusatoria e chiedono il ritorno in libertà del loro assistito.
Interrogatorio a San Vittore, Siher si avvale della facoltà di non rispondere
L’udienza davanti alla gip Landoni rappresenta un passaggio determinante per la posizione giudiziaria del ricercatore, fermato nell’ambito delle indagini sulle comunicazioni diffuse attraverso Telegram e Instagram.
Siher ha esercitato il proprio diritto a non rispondere, mentre i suoi legali hanno esposto le ragioni per le quali ritengono insussistenti i presupposti delle contestazioni formulate dalla Procura.
La pm Francesca Crupi ha raggiunto il carcere di San Vittore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
Secondo gli inquirenti, la permanenza in carcere sarebbe necessaria per evitare il rischio che l’indagato possa sottrarsi alle indagini o ripetere le condotte contestate.
Nella richiesta di convalida viene richiamata anche una presunta capacità dell’uomo di rendersi irreperibile, elemento che gli investigatori considerano rilevante ai fini della valutazione delle esigenze cautelari.
Si tratta, tuttavia, di ipotesi investigative ancora sottoposte al controllo del giudice e non di responsabilità definitivamente accertate.
Le accuse della Procura: i messaggi social e il presunto rischio terroristico
Al centro dell’inchiesta ci sono i contenuti pubblicati sui canali digitali attribuiti al Movimento 17 ottobre, che secondo la Procura avrebbero avuto una funzione di mobilitazione e coordinamento delle proteste.
Nella richiesta cautelare, i magistrati descrivono le comunicazioni come una strategia potenzialmente capace di alimentare tensioni e provocare disordini, attribuendo loro una finalità destabilizzante.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Siher avrebbe posseduto competenze informatiche utilizzabili per diffondere comunicati e orientare la partecipazione alle manifestazioni.
Gli inquirenti ritengono inoltre che alcune indicazioni relative ai luoghi di concentramento dei manifestanti potessero essere funzionali a rendere più difficili le attività di controllo delle forze dell’ordine.
La Procura valuta tali elementi nell’ambito dell’ipotesi di istigazione aggravata dalla finalità terroristica, sostenendo che le modalità e i contenuti della comunicazione giustificherebbero una misura cautelare particolarmente restrittiva.
La qualificazione terroristica delle condotte resta però un punto controverso dell’indagine, sul quale la difesa ha espresso una netta opposizione.
La difesa: nessuna istigazione alla violenza, chiesta la liberazione
Gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar respingono l’impostazione della Procura, sostenendo che le attività attribuite al ricercatore non costituiscano reato.
Al termine dell’udienza, i difensori hanno ribadito la richiesta di scarcerazione.
“Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto”.
La strategia difensiva si concentra in particolare sulla natura dei messaggi pubblicati online e sulla cronologia della nascita dei profili social oggetto dell’inchiesta.
Secondo i legali, gli account riconducibili al Movimento 17 ottobre sarebbero stati creati soltanto dopo gli scontri avvenuti a Milano il 17 ottobre.
Questa circostanza, nella lettura della difesa, escluderebbe che i canali possano aver avuto un ruolo nell’organizzazione o nell’istigazione degli episodi di violenza precedenti alla loro apertura.
Resta invece da chiarire, nell’ambito del procedimento, l’eventuale rilevanza penale delle comunicazioni successive e il loro rapporto con le manifestazioni programmate nei giorni seguenti.
Movimento 17 ottobre, cosa emerge dalle indagini su Telegram e Instagram
Le verifiche investigative si sono concentrate sulla gestione di una chat Telegram e di un profilo Instagram collegati al Movimento 17 ottobre.
Secondo l’ipotesi degli inquirenti, Siher e la moglie Sagia Hammoud sarebbero stati gli unici soggetti autorizzati a pubblicare contenuti sui canali esaminati.
L’attenzione si concentra soprattutto su un messaggio contenente indicazioni rivolte ai partecipanti alle manifestazioni previste in otto città italiane.
Gli investigatori ritengono che quelle comunicazioni potessero essere utilizzate per coordinare la presenza dei manifestanti e influenzare lo svolgimento delle iniziative.
Le indicazioni operative, secondo la ricostruzione riportata, non avrebbero tuttavia raggiunto i destinatari a causa dell’intervento della Polizia postale e della Digos.
Il punto centrale dell’accertamento giudiziario riguarda quindi la distinzione tra attività di comunicazione e mobilitazione politica, da un lato, ed eventuali condotte penalmente rilevanti, dall’altro.
Sarà necessario stabilire se i contenuti diffusi integrino effettivamente gli estremi delle fattispecie contestate e quale ruolo abbiano avuto i singoli indagati.
Chi è Sagia Hammoud, la moglie del ricercatore indagata nell’inchiesta
Nel procedimento compare anche Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice culturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como.
La donna risulta indagata insieme al marito, ma nei suoi confronti non è stata avanzata alcuna richiesta di misura cautelare.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il suo telefono avrebbe consentito di rintracciare Siher nella mattinata di sabato, quando il cellulare dell’uomo risultava spento e non localizzabile.
La coppia si sarebbe sposata nel settembre 2026 e vivrebbe in provincia di Milano, pur mantenendo residenze anagrafiche differenti.
Gli accertamenti riguardano anche l’eventuale partecipazione della donna alla gestione delle comunicazioni digitali.
La sua iscrizione nel registro degli indagati non comporta alcun accertamento di colpevolezza, così come l’assenza di misure cautelari non anticipa le conclusioni dell’indagine.
Le ipotesi di reato e il riferimento al manuale della Primavera araba
Tra gli aspetti esaminati dalla Procura figurano i riferimenti contenuti nelle comunicazioni online a precedenti esperienze di protesta internazionale.
In particolare, gli investigatori hanno richiamato un manuale utilizzato durante le mobilitazioni egiziane del 2011, nel contesto della Primavera araba, e alcuni riferimenti alla situazione francese.
Secondo l’accusa, questi elementi potrebbero contribuire a delineare un modello organizzativo finalizzato a intensificare la conflittualità nelle piazze.
L’ipotesi di terrorismo costituisce uno dei profili più delicati del procedimento, perché richiede una valutazione rigorosa delle condotte e delle finalità concretamente attribuibili all’indagato.
L’inchiesta comprende anche contestazioni relative all’istigazione a commettere reati attraverso strumenti digitali e alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie richiamata nel quadro delle recenti disposizioni in materia di sicurezza.
La difesa contesta che i contenuti pubblicati possano essere interpretati come un invito a compiere atti violenti o terroristici.
La valutazione giuridica delle condotte spetterà all’autorità giudiziaria sulla base degli elementi acquisiti e del contraddittorio tra accusa e difesa.
I possibili collegamenti con l’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas
Un ulteriore filone di approfondimento riguarda eventuali rapporti tra Siher e soggetti coinvolti in un’altra indagine, condotta a Genova, su presunti finanziamenti destinati ad Hamas.
Gli investigatori stanno verificando l’esistenza di possibili contatti, ma non risultano accertati, sulla base delle informazioni disponibili, collegamenti penalmente rilevanti tra le due vicende.
La Procura ha inoltre richiamato presunte posizioni politiche dell’indagato, che dovranno essere valutate distinguendo le opinioni personali da eventuali comportamenti configurabili come reato.
Il solo riferimento a una vicinanza ideologica o politica non costituisce infatti, di per sé, una dimostrazione di responsabilità penale.
Hacker filorussi, gli accertamenti sui gruppi NoName e Dark Storm Team
L’inchiesta milanese si inserisce in un contesto investigativo più ampio, che comprende anche possibili interferenze informatiche durante le manifestazioni.
Secondo le informazioni raccolte dagli investigatori, alcuni gruppi hacker avrebbero espresso sostegno alle proteste previste in Italia e Francia, sollevando interrogativi su un’eventuale convergenza tra iniziative di piazza e attacchi digitali.
Tra le sigle esaminate figurano NoName057(16) e Dark Storm Team, gruppi indicati come filorussi e associati ad attività informatiche ostili.
Il 23 ottobre, secondo la ricostruzione investigativa, entrambi avrebbero diffuso comunicazioni favorevoli alle manifestazioni. Successivamente, i rispettivi canali Telegram sarebbero stati rimossi dalla piattaforma.
Gli accertamenti si concentrano soprattutto sulla possibilità di attacchi informatici contro siti istituzionali, attraverso tecniche di tipo DDoS, che consistono nel sovraccaricare un servizio online fino a renderlo temporaneamente indisponibile.
Il livello di attenzione delle strutture preposte alla sicurezza informatica sarebbe stato elevato in vista degli appuntamenti del 24 ottobre.
Le verifiche su Bd Anonymous e la posizione di Mosca
Nell’attività di monitoraggio compare anche Bd Anonymous, gruppo hacker sudasiatico che in passato avrebbe condotto operazioni informatiche contro obiettivi italiani.
La formazione avrebbe manifestato vicinanza alla causa palestinese e sostegno alle proteste, senza che emergessero, secondo le informazioni riportate, nuovi propositi offensivi specificamente diretti contro l’Italia.
Non risultano dimostrati collegamenti operativi tra Siher e le organizzazioni hacker citate. La loro eventuale relazione con il Movimento 17 ottobre rimane dunque un’ipotesi da verificare.
Sulle accuse di possibili interferenze russe nelle tensioni sociali europee è intervenuto anche il presidente Vladimir Putin.
In dichiarazioni alla televisione di Stato, riprese dall’agenzia Tass, il leader russo ha respinto le ricostruzioni che attribuiscono a Mosca responsabilità nei disordini verificatisi in alcuni Paesi europei.
Le dichiarazioni del Cremlino non chiariscono tuttavia la natura delle attività dei gruppi informatici esaminati dagli investigatori italiani.
Giovani Palestinesi d’Italia, solidarietà a Siher e Hammoud
Il fermo del ricercatore ha provocato reazioni anche nel mondo dell’attivismo filopalestinese.
I Giovani Palestinesi d’Italia hanno espresso solidarietà a Youssef Siher e Sagia Hammoud, criticando il trattamento mediatico riservato alla coppia e contestando l’impostazione dell’operazione di polizia.
“Nessun capro espiatorio per la vostra crisi”, è lo slogan utilizzato dall’associazione per accompagnare la propria presa di posizione.
Secondo il movimento, l’attenzione concentrata sull’inchiesta rischierebbe di spostare il dibattito pubblico dalle difficoltà economiche, dall’aumento del costo della vita e dalle ragioni delle mobilitazioni sociali.
L’associazione ha inoltre invitato cittadini e organizzazioni a mantenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti e delle libertà di manifestazione.
Si tratta di una posizione politica espressa dal movimento, distinta dalle valutazioni che competono alla magistratura.
Cosa succede ora nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre
Dopo l’udienza di convalida, la decisione della gip Tiziana Landoni rappresenta il prossimo passaggio fondamentale per la posizione cautelare di Siher.
La giudice dovrà valutare la legittimità del fermo e l’eventuale sussistenza dei presupposti per applicare la custodia cautelare richiesta dalla Procura.
L’esame riguarderà sia gli elementi presentati dall’accusa sia le contestazioni formulate dalla difesa, comprese quelle relative alla cronologia dei messaggi e alla loro effettiva portata.
L’inchiesta proseguirà parallelamente con gli approfondimenti sulle comunicazioni digitali, sui rapporti tra gli indagati e sulle eventuali connessioni con altre attività investigative.
Il ricercatore resta una persona sottoposta a indagini e beneficia della presunzione di innocenza. Le contestazioni formulate dalla Procura non equivalgono a una condanna e dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
Il procedimento si colloca così al centro di una questione che intreccia sicurezza pubblica, libertà di manifestazione, comunicazione digitale e limiti della responsabilità penale nelle mobilitazioni politiche.
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