Tradimenti sospettati, separazioni, nuove convivenze da verificare, figli da proteggere, raggiri online ai danni di persone fragili: quando il dubbio entra nella vita privata, la tentazione di cercare risposte immediate è forte: si controllano telefoni, social, messaggi, screenshot e confidenze di conoscenti, spesso senza sapere se quel materiale potrà servire davvero o se, al contrario, finirà per compromettere ogni passo successivo.
È in questo passaggio che, per Riccardo Marchetti, il lavoro professionale diventa decisivo. L’investigatore, con oltre quarant’anni di esperienza, è titolare di Marchetti Investigazioni, agenzia con sede a Gravellona Toce, in provincia di Verbania, attiva tra Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria.
Ascoltare prima di indagare
«Un vecchio investigatore mi ha insegnato che prima di analizzare il caso bisogna analizzare il cliente», spiega Marchetti. «Chi arriva da un investigatore porta con sé paura, rabbia, confusione, convinzioni già formate o dubbi che non riesce ancora a trasformare in fatti. Per questo il primo passaggio non è partire subito con un pedinamento o con un accertamento, ma capire chi si ha davanti, che cosa racconta e che cosa, di quel racconto, può essere verificato».
Da quel momento si decide se esistono le condizioni per procedere, quali accertamenti siano possibili e quali limiti vadano rispettati: il mandato investigativo nasce proprio da questa valutazione perché definisce tempi, costi e modalità di lavoro, evitando che una vicenda già complessa venga affrontata come una ricerca disordinata.
L’errore di muoversi da soli
Nelle vicende private, l’emotività pesa: una telefonata fatta nel momento sbagliato, un messaggio inviato d’istinto, una domanda posta alla persona sbagliata o un controllo improvvisato possono mettere in allarme l’altra parte e rendere più difficile documentare i fatti.
«L’investigatore serve anche a fermare quella corsa – sottolinea Marchetti -. Un gesto sbagliato può far perdere tempo e prove, perché espone la vicenda prima che sia stata inquadrata correttamente. Bisogna capire che cosa sia davvero verificabile e raccogliere gli elementi nel modo giusto».
Questo vale nelle separazioni e nei sospetti di tradimento, ma anche nei casi che coinvolgono figli, persone anziane o soggetti fragili.
Marchetti racconta, ad esempio, di un’anziana signora pronta a inviare denaro a una persona conosciuta online: «Un primo controllo mirato su nome, profili pubblici e tracce già ricorrenti in situazioni analoghe ha permesso di bloccare il rischio prima che producesse conseguenze più gravi».
Scegliere chi seguirà il caso
La scelta dell’agenzia, quindi, non dovrebbe basarsi sul primo sito trovato online, su una telefonata generica o su una valutazione frettolosa: «Il rischio più grosso, per un privato, è scegliere a caso – conclude Marchetti -. Non tutte le vicende richiedono lo stesso approccio: una questione familiare, un sospetto tradimento o una truffa online hanno tempi, sensibilità e modalità di lavoro diverse. Per questo è importante parlare direttamente con il professionista che seguirà l’indagine, capire quali elementi siano verificabili e quali limiti vadano rispettati; un investigatore non deve alimentare le paure del cliente, ma aiutarlo a trasformare un dubbio in un percorso concreto, ordinato e utile anche per eventuali passaggi successivi con un legale».
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