L’estate 2026 è segnata da una nuova drammatica sequenza di episodi di violenza contro le donne, con almeno otto casi mortali emersi tra luglio e il 19 agosto in cui gli investigatori hanno contestato, riconosciuto o stanno valutando l’ipotesi di femminicidio.
Le vicende hanno coinvolto diverse regioni italiane, dalle Marche al Veneto, dal Piemonte alla Calabria, fino al Lazio e all’Emilia-Romagna. Un quadro complesso, perché alcuni procedimenti sono ancora nella fase delle indagini e non tutti gli omicidi possono essere già qualificati giuridicamente come femminicidi.
Tra i casi sotto esame figurano le uccisioni di Luigia Fortunato nelle Marche, Tania Sperindio nel Riminese, Dafne Rebaudo a Roma, Daniela Florea a Torino, Tania Terrin nel Veneziano, Ornella Forastefano nel Cosentino, Joanna Rouissi a Colleferro e Carmela Bifano in Calabria. A questi episodi si aggiungono diversi tentativi di femminicidio registrati nelle ultime settimane in Sardegna, Calabria, Catania e nel Bresciano.
Una successione di casi tra luglio e Ferragosto
La sequenza è iniziata nelle Marche con la morte di Luigia Fortunato, 33 anni, uccisa a Loreto dal marito durante una lite. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità ed è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. La Procura, in una prima fase, non ha contestato il reato di femminicidio, evidenziando la differenza tra la definizione sociale del fenomeno e la qualificazione giuridica prevista dal codice penale.
Pochi giorni dopo, nel Riminese, è stata uccisa Tania Sperindio, vittima dell’ex marito dal quale era separata da tempo. Il caso è stato indicato dagli inquirenti come un episodio di femminicidio.
A Roma, invece, la morte di Dafne Rebaudo, 31 anni, è avvenuta dopo una caduta da una terrazza a Tor Bella Monaca. Gli investigatori hanno ipotizzato il coinvolgimento del compagno, successivamente fermato nell’ambito dell’inchiesta.
A Torino è stata trovata senza vita Daniela Florea, 36 anni, di origine romena. Il corpo della donna era stato nascosto nell’abitazione dove aveva vissuto dopo la fine della relazione con il compagno. L’ex partner è stato arrestato con accuse che comprendono femminicidio, maltrattamenti e occultamento di cadavere.
Ferragosto segnato da tre tragedie
La settimana di Ferragosto ha registrato una concentrazione particolarmente grave di episodi.
A Camponogara, nel Veneziano, è stata uccisa Tania Terrin, 39 anni, dall’ex compagno Dino Keber, che successivamente si è tolto la vita. Il caso ha riaperto il tema della prevenzione: la donna aveva già denunciato l’uomo e nei suoi confronti era stato emesso un ammonimento del Questore.
In Calabria, a Trebisacce, è morta Ornella Forastefano, 46 anni, dopo una violenta aggressione. Il compagno è stato fermato mentre, secondo gli investigatori, cercava di lasciare il Paese. L’autorità giudiziaria ha disposto la custodia cautelare in carcere e gli accertamenti proseguono per chiarire ogni dettaglio della vicenda.
Il 18 agosto, a Colleferro, una donna di 50 anni di origine polacca, Joanna Rouissi, è stata uccisa a coltellate nella propria abitazione. Il marito è stato fermato e la Procura procede per l’ipotesi di femminicidio.
Nello stesso giorno, a Corigliano-Rossano, è stato trovato il corpo di Carmela Bifano, 72 anni. La donna presentava ferite alla testa e il marito è stato fermato come indiziato. L’autopsia dovrà stabilire la dinamica della morte: per questo motivo il caso non è ancora classificabile come femminicidio accertato.
I numeri del fenomeno: meno vittime, ma un’emergenza ancora aperta
Secondo il Dossier Viminale relativo al primo semestre 2026, gli omicidi volontari complessivi sono diminuiti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vittime donne sono state 34: 26 nell’ambito degli omicidi volontari e 8 riconosciute come vittime del nuovo reato di femminicidio introdotto nel codice penale.
Il confronto con il primo semestre 2025 evidenzia una riduzione del numero complessivo delle vittime femminili, passate da 54 a 34. Tuttavia, i dati confermano che la caratteristica principale del fenomeno resta invariata: nella maggior parte dei casi la violenza più grave nasce all’interno della sfera familiare o affettiva.
Nel 2025, secondo i dati del Ministero dell’Interno, le donne uccise sono state 97, contro 118 nel 2024, 120 nel 2023 e 130 nel 2022. Di queste, 85 sono state vittime di persone appartenenti all’ambito familiare o relazionale.
Anche le rilevazioni Istat confermano il peso della dimensione domestica: nel 2024 la maggioranza delle donne vittime di omicidio è stata uccisa da partner, ex partner o familiari.
Il femminicidio entra nel codice penale
Dal dicembre 2025 il femminicidio è stato introdotto come specifica fattispecie di reato attraverso l’articolo 577-bis del codice penale.
La norma riguarda l’uccisione di una donna quando il delitto è legato a motivazioni di odio, discriminazione, controllo, possesso o dominio esercitati in quanto donna, oppure quando è collegato al rifiuto di una relazione o alla volontà di limitarne la libertà individuale.
La nuova disciplina stabilisce la necessità di accertare, caso per caso, la presenza della motivazione di genere. Non ogni omicidio con una vittima donna può automaticamente essere definito femminicidio, ma deve essere dimostrato il legame tra il delitto e le dinamiche di genere previste dalla legge.
Crescono le segnalazioni prima della violenza estrema
Un elemento significativo arriva dagli strumenti di prevenzione. Nel primo semestre 2026 gli ammonimenti del Questore per violenza domestica sono aumentati, segnalando una maggiore capacità di intercettare situazioni di rischio.
Gli esperti sottolineano però che la prevenzione richiede un intervento più ampio, capace di agire prima dell’escalation della violenza attraverso educazione, sostegno alle vittime e contrasto agli stereotipi culturali.
La parola “femminicidio” sempre più centrale nel dibattito pubblico
Il termine femminicidio è diventato anche un indicatore dell’attenzione sociale al fenomeno. Nel 2026 è risultato tra i vocaboli più cercati sul portale Treccani, dopo essere stato scelto come parola dell’anno nel 2023.
La crescente attenzione dimostra come il tema non venga più percepito soltanto come una successione di casi di cronaca, ma come una questione strutturale legata ai rapporti di potere, alle disuguaglianze di genere e ai modelli culturali che possono favorire comportamenti di controllo e sopraffazione.
Come evidenziato anche dall’Istat, la violenza contro le donne affonda le proprie radici in una cultura caratterizzata da stereotipi e squilibri nelle relazioni tra uomini e donne. Per questo motivo, la prevenzione del femminicidio passa non solo dagli strumenti giudiziari, ma anche da un cambiamento culturale profondo.
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