Giugno 2026 è entrato nella storia climatica come il mese più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. A determinarlo sono state temperature eccezionalmente elevate sulla terraferma e valori record delle temperature superficiali degli oceani, con conseguenze rilevanti sul piano ambientale e sanitario.
Il dato emerge dall’analisi del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), il programma europeo per il monitoraggio del clima gestito dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf). Le rilevazioni indicano un’accelerazione delle anomalie termiche, con il sistema climatico globale che continua ad accumulare calore.
Nel corso del mese l’Europa occidentale è stata interessata da un’ondata di caldo senza precedenti, accompagnata da temperature marine eccezionali nel Mediterraneo occidentale e lungo le coste dell’Atlantico. Anche a livello globale gli oceani hanno raggiunto livelli record: la temperatura media superficiale degli oceani non polari è risultata la più alta mai osservata per un mese di giugno, superando di appena 0,01 °C il precedente primato stabilito nel giugno 2024.
Secondo Copernicus, questo scenario è legato anche alla presenza di condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo di un forte fenomeno di El Niño nel Pacifico equatoriale, un elemento che contribuisce alle variazioni della temperatura globale.
Le conseguenze dell’ondata di calore si sono manifestate in diversi Paesi europei, con nuovi record termici mensili e storici e impatti sulla salute pubblica. Le autorità climatiche sottolineano come la crescente frequenza di eventi estremi rappresenti una delle principali sfide legate al cambiamento climatico.
Il caldo eccezionale si è inoltre associato a una situazione di siccità diffusa in molte aree del continente. La combinazione tra carenza di precipitazioni e temperature elevate ha favorito l’insorgenza di incendi, soprattutto nella penisola iberica e nel sud della Francia, aumentando anche il rischio di condizioni siccitose in alcune zone dell’Europa orientale.
“Giugno 2026 ha messo in evidenza quanto profondamente il clima stia cambiando. L’Europa occidentale ha registrato il giugno più caldo di sempre e il persistere di temperature record negli oceani di tutto il mondo. Nel loro insieme, queste rilevazioni riflettono un sistema climatico che continua ad accumulare calore. Il risultato sono ondate di calore sempre più intense, un oceano che rimane costantemente caldo e rischi crescenti per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture in tutta Europa e oltre”, ha dichiarato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf.
I numeri del caldo record
A livello globale, la temperatura media registrata nel giugno 2026 è stata di 16,54 °C, un valore superiore di 0,56 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020 per lo stesso mese. Il dato rappresenta il secondo valore più alto mai rilevato, dietro soltanto al giugno 2024. Rispetto alla media stimata dell’epoca preindustriale, compresa tra il 1850 e il 1900, l’aumento raggiunge 1,39 °C.
In Europa la temperatura media mensile si è attestata a 19,14 °C, pari a 1,78 °C oltre la media 1991-2020. Si tratta del secondo giugno più caldo mai osservato sul continente, superato soltanto dal giugno 2019.
Il record più significativo riguarda però l’Europa occidentale: la regione maggiormente colpita dall’ondata di calore ha raggiunto una temperatura media di 20,74 °C, con un’anomalia di 3,05 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Il valore ha superato il precedente primato stabilito nel giugno 2025.
Ghiacci polari ancora sotto la media
Il riscaldamento globale continua a riflettersi anche sull’equilibrio delle aree polari. Nell’Artico, l’estensione media del ghiaccio marino nel giugno 2026 è risultata circa il 5% inferiore alla media, classificandosi tra i sei valori più bassi mai registrati per il mese.
Situazione analoga nell’Antartico, dove la superficie media del ghiaccio marino è stata circa l’8% sotto la media storica, anche in questo caso tra i sei valori minimi mai rilevati per un mese di giugno.
I dati diffusi da Copernicus confermano quindi una tendenza climatica caratterizzata da temperature sempre più elevate, mari più caldi e una maggiore esposizione agli eventi meteorologici estremi. Un quadro che, secondo gli esperti, rende ancora più urgente il monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico sulle società e sugli ecosistemi.
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