Le analisi dell’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo confermano un quadro favorevole: a marzo l’Italia ha registrato il migliore incremento annuo delle presenze in Europa e si è collocata al secondo posto per permanenza media rispetto ai principali Paesi competitor. Per hotel e alberghi italiani sono segnali incoraggianti, ma proprio quando il mercato cresce diventa ancora più importante capire quanto il lavoro prodotto dalla struttura si traduca in marginalità, continuità e capacità di investimento.
Oltre i ricavi, la lettura della gestione
«Un equivoco diffuso è pensare che basti incrementare il fatturato per migliorare la “salute” di una struttura, in realtà non è detto che un albergo che lavora tanto sia anche redditizio», spiega Giovanni Maugeri, fondatore e CEO di Maugeri Consulting.
Presenze e ricavi restano indicatori importanti, ma vanno letti insieme ad altri elementi: tariffe, costi operativi, reparti, fornitori, persone e qualità del servizio. Un hotel può avere molte camere occupate e un volume d’affari importante, ma per capire se quella crescita produce davvero utile bisogna osservare come funziona l’intera organizzazione.
Costi più chiari, scelte più consapevoli
Quando un hotel vuole migliorare i propri risultati, il tema dei costi va affrontato con attenzione e non come una semplice riduzione delle spese: la vera differenza sta nel capire quali voci incidono sulla marginalità, quali sostengono la qualità del servizio e quali aiutano la struttura a generare ricavi; in questo modo il controllo economico diventa uno strumento utile per decidere meglio.
«Tagliare i costi senza capire l’impatto reale di quella scelta significa muoversi con gli occhi bendati: si rischia di eliminare una figura ritenuta troppo onerosa senza considerare che quella stessa persona sostiene un reparto, una vendita, una relazione con l’ospite o una parte dell’organizzazione; agendo così la struttura spende meno nell’immediato, ma può perdere valore ed efficienza», osserva Maugeri.
Per questo servono strumenti capaci di rendere i numeri leggibili e di collegarli alla vita quotidiana dell’albergo: un budget costruito su dati reali, un piano dei conti ordinato e un cruscotto direzionale suddiviso per aree permettono di individuare dove recuperare margine, dove investire meglio e quali reparti stanno contribuendo in modo più efficace al risultato complessivo.
Il contributo di ogni area dell’hotel
«È importante guardare il fatturato, ma occorre capirne meglio il valore, comprendere che cosa c’è dentro quel numero», sottolinea Ilenia Cenciotti, direttrice operativa di Maugeri Consulting.
«Questo vale per ogni area della struttura: nella ristorazione interna, per esempio, il risultato non dipende soltanto dai coperti serviti, ma dal costo delle materie prime, dalla redditività dei piatti, dalla costruzione dei menu, dalla gestione delle scorte e dalla precisione delle consegne. Lo stesso ragionamento riguarda le camere, la biancheria, i canali di vendita, l’amministrazione e i reparti operativi: quando ogni voce viene letta nel proprio contesto, l’hotel può individuare con più chiarezza le leve su cui lavorare».
Una lettura di questo tipo aiuta anche i responsabili di reparto a sentirsi parte del risultato; avere dati comprensibili, obiettivi chiari e strumenti condivisi permette loro di intervenire prima, correggere gli scostamenti e trasformare la gestione in un percorso continuo, non in una verifica fatta soltanto a stagione conclusa.
In una fase favorevole per il turismo italiano, hotel e alberghi possono consolidare la crescita partendo da una gestione più chiara e consapevole. Uno sguardo esterno, abituato a leggere le dinamiche dell’hospitality, può aiutare l’imprenditore a trasformare il buon andamento del mercato in utile reale, continuità e sviluppo.
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