Sovraindebitamento e fragilità: la legge tutela chi si è indebitato per cause documentate, non per scelta

Dalla perdita del lavoro alla ludopatia certificata, dalla malattia grave alla fine di un'attività: il Codice della Crisi riconosce le situazioni di difficoltà oggettiva e offre una via d'uscita strutturata

Accade più spesso di quanto si pensi che persone perbene, che hanno sempre cercato di onorare i propri impegni, si trovino travolte da un debito che non riescono più a gestire non per scelta, ma per circostanze che le hanno messe in ginocchio: la perdita improvvisa del lavoro, una malattia importante, la fine di un’attività economica avviata in buona fede e poi naufragata, o anche dipendenze patologiche riconosciute e certificate dalla medicina. Per tutte queste situazioni la legge sul sovraindebitamento prevede una risposta concreta, costruita per distinguere chi si è indebitato senza dolo né malafede da chi invece ha agito in modo irresponsabile o fraudolento.

“Chi si è indebitato per effetto di una dipendenza patologica non viene automaticamente escluso dalla procedura, a condizione che il disturbo sia certificato dai servizi competenti e che il soggetto stia seguendo un percorso di cura documentato”, spiega Maria Grazia Piccinini, avvocata specializzata in procedure di sovraindebitamento a Lanciano, in provincia di Chieti. “La stessa logica si applica alle tossicodipendenze: la legge distingue tra chi ha accumulato debiti per comportamenti deliberatamente irresponsabili e chi li ha contratti a causa di una patologia riconosciuta.”

Perdita del lavoro e rischio sulla prima casa

La categoria più ricorrente nella pratica quotidiana è quella di chi ha perso il lavoro e non è più riuscito a pagare il mutuo sulla prima casa. In questi casi la procedura può intervenire prima che la situazione degeneri in una vendita forzata dell’immobile: una volta depositato il ricorso, il giudice può emettere un decreto che sospende tutte le esecuzioni in corso, bloccando pignoramenti e aste e dando al debitore il tempo necessario per costruire un piano sostenibile. “La maggior parte delle persone che incontro, non si trovano in questa situazione per cattiva volontà”, osserva Piccinini. “Arrivano tardi perché hanno vergogna e aspettano troppo, ma prima si agisce e più opzioni rimangono disponibili.”

Il peso della vergogna e l’importanza di agire in tempo

Un elemento ricorrente nella pratica di chi lavora in questo ambito è il peso emotivo che accompagna la condizione debitoria grave: chi si trova in difficoltà tende infatti ad isolarsi, a non parlarne, a percepire il proprio problema come una colpa personale. Questo comportamento ritarda l’accesso alla procedura e spesso aggrava ulteriormente la posizione debitoria nel frattempo. La normativa tutela la riservatezza del debitore nelle fasi iniziali del procedimento, rivolgersi per tempo ad un professionista specializzato consente di valutare le opzioni disponibili prima che la situazione diventi pubblica attraverso atti esecutivi.

Contatti:

https://www.avvocatomariagraziapiccinini.com/

 

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