Paure, senso di responsabilità e timori economici portano spesso le famiglie a non chiedere aiuto, ma la gestione autonoma può trasformarsi in una fonte di tensione che incide anche sulla serenità della persona anziana.
Alessandra Escarbot, fondatrice di M.A.I. Più Soli, realtà con sede a Pinarolo (TO) che si occupa di assistenza agli anziani in ospedale e a domicilio, osserva che questo atteggiamento è molto frequente nelle famiglie che si trovano ad affrontare per la prima volta una situazione di fragilità.
Quando in una famiglia emerge la necessità di assistere una persona anziana non più completamente autosufficiente, la prima reazione è spesso quella di provare a organizzarsi in autonomia. È una scelta che nasce quasi sempre da un forte senso di responsabilità e dal desiderio di prendersi cura direttamente dei propri cari, evitando di affidare a persone esterne una fase così delicata della vita.
“È una reazione comprensibile – spiega – perché quando si parla dei propri genitori o dei propri nonni entra in gioco un forte senso di responsabilità. Molte persone pensano che sia giusto gestire tutto in famiglia e che chiedere aiuto significhi in qualche modo venire meno a questo compito”.
A questa scelta si accompagnano spesso due timori molto diffusi. Da un lato la paura di delegare ad altri la cura di un familiare fragile, dall’altro la preoccupazione che un servizio di assistenza organizzato possa comportare costi difficili da sostenere.
Per questo motivo molte famiglie iniziano affrontando la situazione da sole, cercando di conciliare lavoro, impegni personali e assistenza quotidiana. Con il passare del tempo, però, la gestione può rivelarsi più complessa di quanto fosse stato immaginato all’inizio. Non si tratta soltanto di aiutare una persona anziana nelle attività quotidiane, ma di garantire una presenza costante, monitorare situazioni che possono cambiare rapidamente e mantenere un equilibrio tra le diverse esigenze della famiglia.
Secondo Alessandra Escarbot uno degli aspetti più delicati riguarda proprio gli equilibri che si creano all’interno del nucleo familiare. “Quando l’assistenza viene gestita completamente in autonomia – spiega – il rischio è che tutto il peso organizzativo e emotivo ricada su uno o due familiari. Con il tempo questo può generare stanchezza e tensioni che inevitabilmente finiscono per influenzare anche l’ambiente in cui vive la persona anziana”.
La difficoltà non riguarda soltanto l’organizzazione pratica dell’assistenza, ma anche il clima emotivo che si crea nella quotidianità. Turni da coprire, notti disturbate, appuntamenti medici, spostamenti e responsabilità continue possono trasformare la gestione dell’anziano in un impegno costante che, se affrontato senza un supporto adeguato, rischia di diventare molto pesante.
In queste situazioni la presenza di un aiuto qualificato può cambiare profondamente l’equilibrio della famiglia. Non si tratta semplicemente di delegare l’assistenza, ma di costruire un’organizzazione più sostenibile nel tempo.
“Quando una persona preparata si occupa della gestione quotidiana – sottolinea Escarbot – la famiglia può tornare a vivere il rapporto con il proprio caro in modo più sereno. I familiari restano presenti, ma non sono più schiacciati da tutte le difficoltà organizzative che l’assistenza comporta”.
Questo cambiamento si riflette spesso anche sul benessere dell’anziano, che percepisce un ambiente più tranquillo e relazioni meno tese. La presenza di un supporto esterno permette inoltre di affrontare con maggiore continuità le esigenze quotidiane, evitando improvvisazioni o situazioni di emergenza.
Un altro elemento che incide sulle decisioni delle famiglie riguarda la dimensione economica. In molti casi si tende a pensare che gestire tutto autonomamente sia la soluzione più conveniente, senza considerare il peso dei cosiddetti costi nascosti: giornate di lavoro perse, difficoltà organizzative e lo stress accumulato quando la gestione diventa troppo complessa.
Valutare un servizio di assistenza organizzato significa invece poter pianificare meglio tempi, modalità e responsabilità, costruendo una gestione più stabile e sostenibile. “L’obiettivo non è sostituire la famiglia – conclude Escarbot – ma aiutarla a trovare un equilibrio. Quando l’assistenza è organizzata in modo corretto migliora la qualità della vita di tutti: dei familiari che possono affrontare la situazione con più serenità e della persona anziana che vive in un ambiente più tranquillo”.
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