Caso Regeni, condannati tre 007 egiziani dopo dieci anni di attesa

La Corte d’Assise di Roma emette la prima sentenza sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano. Assolto un quarto imputato

Dopo dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato una prima verità processuale sul caso del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016.

I giudici della Prima Corte d’Assise di Roma hanno condannato tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio del giovane studioso friulano. Un quarto imputato è stato invece assolto.

La decisione arriva al termine di un procedimento giudiziario complesso, caratterizzato dall’assenza degli imputati in aula e dalle difficoltà legate alla collaborazione delle autorità egiziane.

Quattro agenti dei servizi egiziani imputati nel processo

Sul banco degli imputati erano presenti quattro esponenti degli apparati di sicurezza egiziani:

  • il generale Tariq Sabir;
  • i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim;
  • il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

Gli imputati erano accusati di sequestro di persona pluriaggravato. Nei confronti del maggiore Sharif erano contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.

Lo scorso giugno il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco aveva avanzato richieste di condanna, tra cui l’ergastolo e tre pene a 17 anni e mezzo di reclusione.

Alla lettura della sentenza erano presenti i familiari di Regeni e i loro rappresentanti legali, oltre al procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.

La famiglia Regeni: “Una vittoria, ma non ci accontentiamo”

Davanti alla cittadella giudiziaria di Roma si è svolto un presidio con la partecipazione dei familiari del ricercatore e degli attivisti del cosiddetto “popolo giallo”, movimento nato per chiedere verità e giustizia sulla vicenda.

L’avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile dei genitori di Giulio Regeni, ha sottolineato il valore del percorso giudiziario compiuto.

“In pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria, ma ovviamente non ci accontentiamo”, ha dichiarato.

La legale ha ricordato gli anni trascorsi dalla scomparsa del ricercatore e le difficoltà affrontate dalla famiglia nel tentativo di arrivare a un procedimento giudiziario.

Ballerini ha parlato di un percorso caratterizzato da numerosi ostacoli e ha ringraziato il sostegno arrivato dalla mobilitazione pubblica attorno al caso.

Le accuse di ostacoli al procedimento

Nel corso del presidio, l’avvocata Ballerini ha sostenuto che il procedimento sarebbe stato ostacolato dalle autorità egiziane.

“Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto”, ha affermato.

La legale ha inoltre sottolineato la determinazione della famiglia Regeni nel proseguire la battaglia giudiziaria, aggiungendo: “Però questa famiglia è forte e resistente e se oggi i nostri diritti valgono un pò di più è merito loro”.

Rispondendo a una domanda sulla visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto e sull’incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Ballerini ha dichiarato: “Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”.

Il sostegno del “popolo giallo” e delle istituzioni

Al presidio organizzato all’esterno del tribunale romano hanno partecipato anche rappresentanti politici, tra cui la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il deputato Gianni Cuperlo.

Schlein ha incontrato per alcuni momenti i genitori e la sorella di Giulio Regeni, Paola, Claudio e Irene.

Accanto ai familiari erano presenti numerosi attivisti con lo storico striscione “verità per Giulio Regeni”, simbolo della mobilitazione iniziata dopo la morte del ricercatore.

Una nuova fase dopo la sentenza

La decisione della Corte d’Assise rappresenta un passaggio centrale nella lunga vicenda giudiziaria legata alla morte di Giulio Regeni.

Il procedimento italiano si è sviluppato nonostante l’assenza degli imputati e senza una piena collaborazione giudiziaria da parte dell’Egitto. La sentenza segna quindi un nuovo capitolo in una storia iniziata con la scomparsa del ricercatore il 25 gennaio 2016 al Cairo e conclusa tragicamente con il ritrovamento del suo corpo pochi giorni dopo.

Per la famiglia e per quanti hanno seguito il caso, la pronuncia dei giudici costituisce un riconoscimento giudiziario dopo anni di richieste di accertamento delle responsabilità.

Redazione

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