Artesano Parrucchieri Milano, quando l’analisi del capello guida ogni scelta tecnica

Chiara e Francesca, professioniste del salone Artesano Parrucchieri di Corso Indipendenza a Milano, illustrano il metodo di lavoro del salone, costruito su un'attenta osservazione preliminare del capello e sull'utilizzo dei prodotti Oway, marchio italiano le cui formulazioni raggiungono il 98 per cento di componenti naturali.

Non tutti i capelli reagiscono nello stesso modo a una colorazione, a un taglio, a un trattamento specifico. La differenza dipende da fattori che non sempre si vedono a occhio nudo: la storia di lavorazioni precedenti, la salute della cute, la porosità del fusto, l’età biologica del capello. Chi si occupa professionalmente di questi aspetti sa che ignorare tali variabili significa esporsi al rischio di risultati imprevedibili.

È da questa consapevolezza che nasce il metodo di Artesano Parrucchieri, salone milanese di Corso Indipendenza guidato da Massimo Duo’. Il gruppo di professioniste che lo compone ha organizzato negli anni il proprio lavoro attorno a una regola precisa: nessun intervento tecnico senza una lettura preliminare del capello. A raccontare come questa impostazione si traduca nel quotidiano sono Chiara e Francesca.

L’osservazione preliminare che precede il servizio

Ogni servizio comincia in silenzio, prima ancora del gesto tecnico. La professionista guarda la cute, valuta la consistenza dei capelli, individua eventuali segni di sensibilizzazione precedente. È un momento di analisi che sfugge al pubblico ma che orienta in modo determinante quello che accadrà nei minuti successivi.

«La tutela della fibra capillare è alla base di tutto il nostro lavoro. Dedichiamo un numero importante di ore all’anno alla formazione tricologica, perché senza un’osservazione approfondita della cute è impossibile capire fino a che punto il capello lo consenta e dove sia opportuno tirare i freni. Ogni scelta tecnica successiva discende da questa lettura preliminare», spiega Chiara.

L’osservazione iniziale permette di individuare lo stato attuale del capello, la traccia dei servizi tecnici già ricevuti e l’ampiezza dello spazio di manovra ancora disponibile. Da queste variabili derivano poi le decisioni pratiche: quale trattamento proporre, con quale intensità, in quale ordine, e soprattutto cosa non fare per evitare di aggiungere sensibilizzazione a un capello che ne ha già assorbita.

Spiegare la chimica prima di procedere con il servizio

L’analisi preliminare, di per sé, non basta. Il passo successivo è tradurla in un dialogo con la persona seduta in poltrona, perché una consulenza tecnica funziona solo se chi la riceve capisce cosa sta accadendo al proprio capello e per quali ragioni.

«Quando ci apprestiamo ad avviare una colorazione o qualsiasi altra lavorazione tecnica, spieghiamo in modo esplicito, ricorrendo anche al linguaggio chimico, ciò che accade all’interno del capello sotto quella specifica azione. Spesso la cliente porta con sé un obiettivo estetico preciso, ma la condizione attuale del suo capello non consente di raggiungerlo nel breve termine. Quello che dobbiamo fare in queste situazioni è avviare un confronto, chiarire le motivazioni tecniche e concordare insieme la strada più adeguata, prima di mettere mano a forbici o pennello», osserva Francesca. «Il capello obbedisce a regole strutturali molto precise, e su una base già lavorata in profondità certe operazioni vanno diluite nel tempo o riviste nell’intensità.»

Il principio guida anche il confronto con le richieste più ambiziose. Quando la cliente entra con la foto di una celebrità o di una modella il cui capello è molto distante dal proprio, il compito del salone non è promettere quella trasformazione: è definire, con onestà tecnica, in quale punto ci si può realisticamente collocare senza forzare le caratteristiche del capello.

«Non stiamo trattando sull’estetica, stiamo facendo consulenza tecnica. Se la lavorazione richiesta non è sostenibile per quel capello, lo comunichiamo subito e delineiamo un percorso alternativo che porti la persona nella direzione voluta senza mettere a rischio la struttura», precisa Chiara.

La coerenza dei prodotti utilizzati con l’approccio del salone

L’attenzione dedicata alle caratteristiche del capello guida in modo diretto anche la selezione dei prodotti che entrano in salone per ogni fase del lavoro. Non sarebbe coerente parlare di consulenza tecnica accurata e poi affidarsi a formulazioni scelte per ragioni commerciali. Da qui la scelta del marchio con cui si opera quotidianamente.

«Oway è un marchio Made in Italy le cui formulazioni sono composte al 98 per cento da materie prime di origine naturale. L’acqua che entra nella composizione dei prodotti viene privata dei metalli attraverso un trattamento dedicato, e questo passaggio, in apparenza minore, incide direttamente sulla qualità di quanto poi si applica sulla cute», descrive Francesca. «Sono dettagli tecnici che non arrivano al grande pubblico, ma i cui effetti si registrano nel tempo sulla tenuta della fibra capillare.»

Un peso specifico lo assume anche il contenitore. Ogni prodotto è racchiuso in contenitori di vetro ambrato riconducibili all’ambito farmaceutico, materiale che mantiene inalterate le caratteristiche della formulazione e consente agli oli essenziali di conservare più a lungo le proprie qualità. È una scelta che parla anche a una clientela sempre più sensibile al tema ambientale.

«Fino a qualche anno fa erano le clienti più orientate verso il consumo consapevole a domandarci notizie sui prodotti. Oggi l’attenzione è diventata trasversale, tocca fasce di pubblico diverse. Non tutti pongono queste domande al primo appuntamento, ma quando raccontiamo la ragione del vetro, la composizione delle formule, la provenienza degli ingredienti, il lavoro che c’è dietro viene compreso e apprezzato», aggiunge Chiara.

Benessere e trattamenti per la cute

L’attenzione alla naturalezza attraversa anche il capitolo delle colorazioni. Il salone lavora molto, oltre alle colorazioni permanenti tradizionali, con la linea delle semipermanenti Oway, che non producono lo stacco tipico della ricrescita e vanno diluendosi con i lavaggi successivi. È una risposta alle clienti che chiedono meno impegno di rientro e più libertà nel tempo sul proprio colore.

Un ulteriore momento del lavoro è dedicato al benessere della cute: nel corso di uno specifico trattamento viene fatto colare lungo il cuoio capelluto un fluido tiepido, sviluppato dal marchio, che offre alla cliente uno spazio riservato alla propria cura. È un servizio pienamente coerente con l’impostazione del salone, dove il rispetto del capello si esprime pure nella durata e nella cadenza con cui vengono eseguite le lavorazioni.

«Non è il risultato del giorno stesso a dirci se il lavoro è stato fatto bene: è come si presenta il capello a distanza di mesi. Quando ci troviamo davanti una persona che dopo più appuntamenti ha una cute in equilibrio e un capello meno affaticato, è la conferma che l’approccio sta portando i risultati sperati», conclude Francesca.

 

https://www.artesanoparrucchierimilano.it/

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