Ridurre la dipendenza dal gas e preparare la propria abitazione a un futuro nel quale i consumi saranno sempre più elettrificati sono due delle principali ragioni che spingono molte famiglie a valutare la sostituzione della vecchia caldaia. In questo percorso assume particolare rilievo il Conto Termico, incentivo destinato agli interventi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e all’installazione di sistemi caratterizzati da un’elevata efficienza energetica.
«Il Conto Termico rappresenta uno degli strumenti più interessanti per chi intende sostituire una caldaia datata e diminuire il consumo di gas», osserva Fabio Iudicone, alla guida di UltraSolar, brand di Power Unit Srl attivo nella progettazione e nell’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi energetici rivolti a famiglie e imprese. «La sua particolarità consiste nel fatto che non si limita a una detrazione fiscale da recuperare negli anni, ma prevede un contributo diretto erogato dal GSE, il cui valore viene determinato sulla base della tecnologia scelta e delle caratteristiche specifiche dell’intervento».
Conto Termico, perché è importante verificare subito i requisiti
In ambito residenziale, il Conto Termico può essere richiesto per alcuni interventi di efficientamento energetico, come la sostituzione di un impianto di riscaldamento già presente con una pompa di calore o con un sistema ibrido che rispetti i requisiti previsti dal meccanismo.
Le risorse disponibili, tuttavia, rientrano in un plafond annuale definito, che tende progressivamente a ridursi con l’aumento delle domande presentate. Diventa quindi importante verificare tempestivamente la possibilità di accedere all’incentivo e predisporre in modo corretto tutta la documentazione necessaria.
«Rinviare troppo a lungo la decisione può comportare una minore disponibilità di risorse oppure un allungamento dei tempi necessari per accedere al contributo», spiega Iudicone. «A differenza della detrazione fiscale, che viene recuperata nel corso degli anni e presuppone un’adeguata capienza Irpef, l’incentivo viene corrisposto direttamente dal GSE una volta approvata la richiesta. La nuova misura introduce inoltre un cambiamento rilevante: gli importi fino a 15mila euro vengono liquidati in un’unica soluzione, mentre quelli superiori vengono distribuiti attraverso rate annuali di pari valore».
L’agevolazione non equivale, però, a una percentuale identica per ogni intervento. Nel caso delle pompe di calore e dei sistemi ibridi, il contributo può raggiungere il 65% dei massimali stabiliti dal GSE, ma la cifra effettivamente riconosciuta dipende da diversi parametri, tra cui la tecnologia adottata, le prestazioni energetiche dell’impianto, la potenza installata e la zona climatica nella quale si trova l’edificio.
«È fondamentale chiarire che l’importo non è uguale per tutti», sottolinea il responsabile di UltraSolar. «Prima di individuare la soluzione bisogna analizzare l’impianto già presente, il livello di dispersione termica dell’immobile, il sistema utilizzato per distribuire il calore e le temperature necessarie a mantenere un adeguato comfort negli ambienti».
Sistema ibrido o pompa di calore: la scelta dipende dall’edificio
La pompa di calore sfrutta l’energia elettrica per trasferire il calore disponibile nell’ambiente esterno all’interno dell’abitazione, permettendo di ridurre in modo significativo, oppure eliminare, il ricorso ai combustibili fossili. Questa tecnologia può offrire risultati particolarmente efficaci negli edifici ben isolati e dotati di impianti radianti o terminali progettati per lavorare a temperature relativamente basse.
Una situazione differente può presentarsi negli immobili più grandi, costruiti diversi anni fa o ancora riscaldati attraverso termosifoni tradizionali. In questi casi potrebbe risultare maggiormente indicato un sistema ibrido, composto da una pompa di calore e da una caldaia coordinate attraverso un sistema elettronico. Il controllo seleziona automaticamente il generatore più efficiente in relazione alla temperatura esterna e alle necessità dell’abitazione.
«La soluzione ibrida risponde bene alle caratteristiche di una parte consistente del patrimonio edilizio italiano», spiega Iudicone. «La pompa di calore soddisfa la quota principale del fabbisogno energetico, mentre la caldaia entra in funzione quando le condizioni climatiche o le peculiarità dell’impianto rendono necessario il suo intervento. Se l’abitazione viene studiata correttamente e il sistema è ben dimensionato, il consumo di gas può diminuire in maniera rilevante e, in alcuni casi, arrivare a una riduzione vicina al 70%. Il risultato effettivo, naturalmente, varia in funzione delle caratteristiche di ciascun edificio».
Fotovoltaico e pompa di calore per un sistema energetico integrato
Spostare il riscaldamento verso l’elettricità consente di diminuire l’utilizzo del gas, ma comporta inevitabilmente un incremento dei consumi elettrici dell’abitazione. L’abbinamento con un impianto fotovoltaico può quindi rendere la pompa di calore ancora più conveniente, soprattutto quando la progettazione tiene conto delle necessità energetiche future e non si limita ad analizzare le bollette degli anni precedenti.
Durante le ore diurne, l’energia prodotta dai pannelli può essere utilizzata direttamente per alimentare la pompa di calore. La presenza di una batteria permette invece di accumulare parte della produzione e renderla disponibile nei momenti in cui il fotovoltaico non genera energia.
Un’infrastruttura progettata in questo modo può sostenere non soltanto il riscaldamento, ma anche la climatizzazione durante l’estate, la produzione di acqua calda sanitaria e, quando le condizioni lo consentono, la ricarica di un veicolo elettrico.
«Il fotovoltaico continua a rappresentare il punto di partenza di un percorso orientato verso una maggiore indipendenza energetica», conclude Iudicone. «La sostituzione della caldaia permette di abbassare il consumo di gas, ma è importante ragionare in termini di sistema e integrare tra loro le diverse tecnologie. Le abitazioni del futuro utilizzeranno quantità crescenti di energia elettrica: riuscire a produrne una parte direttamente sul proprio tetto significa contenere le spese e ridurre l’esposizione ai possibili aumenti dei prezzi energetici».
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