Alla Camera dei deputati la discussione generale sulla riforma della legge elettorale si è aperta con un clima di forte tensione politica, culminato con l’espulsione del segretario di +Europa Riccardo Magi e la successiva sospensione della seduta.
Fin dalle prime battute dell’esame del provvedimento, l’Aula ha mostrato segnali di forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Il relatore di minoranza Magi ha infatti messo in atto una protesta simbolica strappando un manifesto che raffigurava il sistema del “listone” e delle liste bloccate, accompagnato dalla scritta “Il tuo voto non conta nulla”.
Dopo il richiamo della presidente di turno Anna Ascani, il deputato ha proseguito la sua contestazione anche durante l’intervento della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, venendo richiamato più volte fino all’espulsione dall’Aula. La seduta è stata sospesa meno di un’ora dopo l’inizio dei lavori parlamentari.
Tensione crescente durante il dibattito in Aula
L’avvio della discussione era stato affidato all’intervento di Angelo Rossi, deputato di Fratelli d’Italia e uno dei relatori del testo. Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata durante l’intervento della ministra Casellati, quando le interruzioni e le proteste hanno reso necessario l’intervento della presidenza.
In Aula si sono registrate ulteriori tensioni quando la ministra ha fatto riferimento all’assenza del deputato espulso, scatenando reazioni tra i banchi dell’opposizione. La presidente Ascani ha poi chiarito che Magi “è stato espulso non si è allontanato volontariamente perché non voleva stare in aula”.
Le accuse politiche di Magi: “Colpo di Stato elettorale”
Dopo l’espulsione, Riccardo Magi ha duramente criticato l’impianto della riforma elettorale, definendola in termini fortemente polemici.
Parlando con i cronisti in Transatlantico, il leader di +Europa ha dichiarato: “Questa legge elettorale è veramente un segno di un colpo di Stato elettorale, chiamiamolo colpo di Stato mite, colpo di Stato burocratico, ma un colpo di Stato. Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo ed è qualcosa di inaccettabile, con l’aggravante che i partiti che sono nel Parlamento si chiudono dentro e non vogliono che ci siano soggetti più piccoli, scomodi, come magari siano noi, che possano partecipare alla competizione elettorale. Oltre allo scempio, che già è quello della dell’impianto di questa legge che va oltre la legge truffa e riguarda la legge Acerbo del 1923, perché è una legge che trasforma una minoranza del Paese in una maggioranza in Parlamento, quindi è una legge profondamente plebiscitaria”
Il deputato ha inoltre riferito di aver chiesto un incontro con il presidente della Camera per chiarire quanto accaduto, sottolineando la volontà di mantenere alta l’attenzione sul dibattito parlamentare nonostante la sospensione dei lavori.
Un Aula sempre più divisa sulla riforma elettorale
L’episodio si inserisce in un contesto di forte polarizzazione politica attorno alla riforma della legge elettorale, che sta già alimentando tensioni tra maggioranza e opposizione. Le modalità di discussione e le proteste in Aula evidenziano un clima parlamentare particolarmente acceso, destinato con ogni probabilità a proseguire anche nelle prossime sedute.
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