Lunedì in salone a Livorno, martedì in aula a Brescia, mercoledì da un collega in Abruzzo. La settimana tipo di Francesca Ghelardi non sta nei confini di un solo mestiere. Hairstylist e imprenditrice toscana, alla guida con la madre Alessandra di due saloni affiliati al brand Evos Parrucchieri tra Livorno e Tirrenia, è anche tecnica formatrice dell’azienda: parte del progetto Technical Coach di Corani & Partners, gira l’Italia per aggiornare gli altri saloni della rete.
«Vado nei saloni a fare formazione su richiesta dei clienti, e tengo corsi nelle accademie aziendali», racconta. È un ruolo che, nel comparto hairstyle italiano, sta diventando sempre più strategico. Il settore conta in Italia circa 137 mila imprese e un giro d’affari del comparto cura della persona stimato attorno ai 7 miliardi di euro: la competizione è feroce, e in un mercato così affollato la differenza fra un’attività che cresce e una ferma si gioca sempre più sulla qualità del servizio. Cioè, in larga parte, sulla formazione.
Un anno e mezzo di preparazione prima di salire in cattedra
Diventare technical coach, racconta Ghelardi, non è stato un passaggio rapido. «Ci siamo formati noi in primis, e non solo a livello tecnico: anche su metodi di insegnamento e su come trasmettere i concetti. È stato un anno e mezzo di allenamento, salivo a Brescia anche per un solo giorno di otto ore e poi tornavo». Una preparazione che, dice, non si chiude mai. «La scorsa settimana ero fuori regione, ho fatto Abruzzo e Molise per formazione in due saloni. È impegnativo, ma è la parte del lavoro che mi tiene davvero allenata».
Teoria al mattino, modelle al pomeriggio
Le giornate in salone seguono uno schema collaudato: teoria al mattino, pratica al pomeriggio. «Si lavora su delle modelle», spiega. «Tutto quello che facciamo è seguito da un ragionamento. Anche su un semplice trattamento, il nostro mondo è vastissimo: cute, fusto, punte, e ogni problematica ha la sua risoluzione». In aula, invece, regola ferrea: massimo dieci persone per corso. «Ci teniamo a questo. Con poche persone si studia meglio e si trasmette di più».
Il cliente che sa già tutto (e l’algoritmo)
Sullo sfondo, una sfida nuova: il cliente iperinformato. «Arriva spesso convinto di saperne più del professionista. Ha letto, ha visto, ha intercettato reels sui social», osserva Ghelardi. A questo si aggiunge la pressione dei nuovi strumenti digitali, dai software di simulazione del taglio all’intelligenza artificiale per la diagnosi del capello. «La risposta è una sola: continuare a formarsi. Solo così possiamo mostrare al cliente, nero su bianco, perché un servizio funziona o non funziona».
È in questo solco che si inserisce il lavoro quotidiano dei due saloni Ghelardi tra Livorno e Tirrenia. Sul litorale toscano per i clienti del territorio, sulla penisola per i colleghi che chiedono di essere formati. Due lavori, una sola direzione: in un settore dove l’improvvisazione è ancora diffusa, la competenza è l’unica vera moneta che resta.
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