Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva è necessariamente un indicatore immediato di qualità del prodotto? Quando un olio viene proposto a un costo contenuto, il consumatore tende a chiedersi se dietro quella convenienza vi siano materie prime di minore valore, lavorazioni meno attente o passaggi poco trasparenti nella filiera. Eppure il prezzo finale di un olio non dipende soltanto dalla qualità delle olive, ma anche dalla struttura produttiva dell’azienda, dalla resa della cultivar, dai volumi lavorati e dalla capacità di controllare direttamente le fasi principali del processo.
È su questo equilibrio che si fonda il modello dell’Olearia Lametina Vescio, frantoio attivo a Lamezia Terme dal 1934 e oggi guidato dalla terza generazione della famiglia. L’azienda lavora su un’impostazione che unisce uliveti di proprietà, frantoio aziendale, raccolta più efficiente e gestione interna della filiera, con l’obiettivo di mantenere accessibile un extravergine estratto a freddo e destinato al consumo quotidiano delle famiglie.
«Quando ci chiedono come facciamo a tenere questi prezzi, la risposta non è un compromesso sulla qualità, ma il modo in cui abbiamo organizzato il nostro lavoro», spiega Natalino Vescio, responsabile della parte commerciale. «Nel settore agricolo bisogna ragionare da imprenditori: contano i volumi, l’organizzazione, la capacità di ridurre i costi in ogni passaggio. Chi lavora piccole porzioni di terreno può fare l’olio raffinato in bottiglia, ma difficilmente riesce a sostenere gli investimenti necessari per competere sulle grandi quantità».
Perché la cultivar Carolea incide sul prezzo dell’olio extravergine?
Il primo elemento che permette di contenere il costo finale nasce dalla pianta. L’Olearia Lametina Vescio coltiva la cultivar Carolea su circa cento ettari di uliveti di proprietà. Si tratta di una varietà storicamente legata alla Calabria e particolarmente adatta al microclima dell’area lametina, dove riesce a esprimere una produttività elevata rispetto ad altre cultivar.
La resa è un fattore decisivo perché incide direttamente sul rapporto tra quantità di olive raccolte e litri di olio ottenuti. Una cultivar più produttiva consente infatti di distribuire i costi di coltivazione, raccolta e lavorazione su una maggiore quantità di prodotto finale.
«Da noi la resa può superare i venticinque litri per quintale di olive, mentre molte altre varietà si fermano intorno ai quindici», evidenzia Gregorio Vescio, che segue la parte agricola dell’azienda. «A parità di costi di coltivazione e di lavorazione, una resa quasi doppia significa un olio che parte già da una base più conveniente. È una pianta che, nel nostro microclima, semplicemente produce di più e permette di abbattere il prezzo per il consumatore finale».
La convenienza, in questo caso, non deriva quindi da una riduzione della cura nella produzione, ma da una caratteristica agricola della cultivar e dalla sua capacità di adattarsi al territorio. La Carolea rappresenta così un vantaggio produttivo già nella fase di campo, prima ancora che l’oliva arrivi al frantoio.
Filiera interna e frantoio di proprietà: come si riducono i passaggi esterni
Il secondo fattore riguarda l’organizzazione della filiera. L’Olearia Lametina Vescio gestisce internamente le principali fasi del processo, dalla coltivazione alla molitura, fino al confezionamento. La presenza di uliveti e frantoio di proprietà consente di ridurre i costi legati a passaggi esterni e permette un controllo più diretto sui tempi di lavorazione.
Questo aspetto è particolarmente importante per un olio extravergine, perché la rapidità con cui le olive vengono molite dopo la raccolta incide sulla qualità del prodotto. Lavorare nel proprio frantoio significa limitare i tempi morti, programmare la molitura in funzione della raccolta e mantenere una maggiore continuità tra campo e trasformazione.
A incidere sul contenimento dei costi è anche l’impianto fotovoltaico, che contribuisce a ridurre la spesa energetica della lavorazione, una voce sempre più rilevante per le aziende agricole e agroalimentari. A questo si aggiunge il ricorso a un consorzio agrario per l’acquisto di mezzi e materiali a condizioni più vantaggiose, con un ulteriore effetto di razionalizzazione delle spese.
Raccolta semi-meccanizzata e organizzazione agricola
Un altro passaggio centrale riguarda l’evoluzione dei sistemi di raccolta. Accanto agli impianti tradizionali, l’azienda ha introdotto nuove coltivazioni pensate per una gestione più efficiente, secondo un modello semi-intensivo che permette di affiancare al lavoro manuale l’utilizzo di tecnologie specifiche per la raccolta.
«Abbiamo affiancato agli impianti tradizionali nuove coltivazioni pensate per una raccolta più meccanizzata, quello che si chiama sistema semi-intensivo», racconta Gregorio Vescio. «Una parte del lavoro oggi si gestisce con maggiore efficienza grazie all’inserimento di tecnologie ad hoc per il mondo della raccolta».
La raccolta rappresenta una delle voci di costo più rilevanti nella produzione olivicola. Rendere questa fase più efficiente consente di contenere i tempi, ridurre l’incidenza della manodopera e lavorare quantità maggiori con una migliore programmazione. Per un’azienda che punta su grandi formati e consumo familiare, questa organizzazione diventa determinante per mantenere competitivo il prezzo finale.
Anche il sistema dei contributi europei ha contribuito a rafforzare questa impostazione. Se in passato il sostegno al settore era legato in misura maggiore al numero di piante, oggi il criterio premia maggiormente la produzione effettiva. Questo orientamento rende ancora più importante la capacità di produrre con continuità, organizzare il lavoro e valorizzare cultivar ad alta resa come la Carolea.
Un extravergine pensato per il consumo quotidiano delle famiglie
Nel caso dell’Olearia Lametina Vescio, l’accessibilità del prezzo nasce quindi dalla combinazione di più fattori: la resa elevata della Carolea, gli uliveti di proprietà, il frantoio aziendale, la riduzione dei costi energetici, l’acquisto organizzato dei materiali, la raccolta semi-meccanizzata e il coinvolgimento diretto della famiglia nella gestione dell’attività.
«Mettendo insieme tutti questi elementi, la resa della Carolea, la filiera interna, il lavoro nostro e l’organizzazione, riusciamo a portare sul mercato un extravergine estratto a freddo a un prezzo che molti non si aspettano», segnala Natalino Vescio. «Vogliamo che l’olio di qualità resti alla portata delle famiglie per tutto l’anno».
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