La Maturità 2026 si avvicina, ma per molti studenti italiani la preparazione è tutt’altro che tranquilla. I numeri parlano chiaro: per ogni maturando che non supera l’esame, ce ne sono circa dieci che vengono fermati già in fase di scrutinio. Il motivo è legato al peso del voto finale, che per il 40% dipende dalla media delle pagelle degli ultimi tre anni. Anche una sola insufficienza può compromettere l’ammissione, spingendo così molti docenti a intensificare verifiche e interrogazioni nelle settimane precedenti l’esame.
Un sondaggio realizzato da Skuola.net su 1.000 maturandi conferma questa tendenza: solo il 36% degli studenti si dichiara soddisfatto della propria preparazione. In particolare, il 18% definisce il proprio ripasso “ottimo” e un altro 18% lo valuta “buono”. Gli altri navigano a vista: il 20% ammette di essere in una condizione “discreta”, mentre un preoccupante 44% confessa che la propria preparazione sta andando “male male”.
Verifiche scolastiche paralizzano il ripasso
Il quadro emerge dal tradizionale rush finale di maggio e giugno. In molti istituti, i professori continuano a programmare interrogazioni e compiti scritti anche per le materie che non saranno oggetto della prova di Stato. Il risultato è un cortocircuito didattico: gli studenti devono sacrificare il ripasso generale per sostenere le ultime verifiche, evitando insufficienze che inciderebbero sulla media finale e sull’ammissione all’esame.
Social network e il senso di frustrazione
Il clima di tensione è evidente anche sui social. Recentemente, la pagina Instagram di Skuola.net ha rilanciato il video di un maturando che dedica in media 4 ore al giorno allo studio, per un totale di 26,5 ore settimanali. La reazione dei coetanei non è stata solo ammirazione, ma anche invidia e frustrazione: molti studenti segnalano di non riuscire a ritagliarsi un solo pomeriggio libero, tra interrogazioni e compiti dell’ultimo minuto. “Beato lui che ha il tempo, io oggi ho passato il pomeriggio a studiare per l’interrogazione di storia dell’arte di domani”, scrive un utente, sintetizzando il sentimento generale.
In sintesi, per i maturandi del 2026 la vera sfida non è il programma ministeriale, ma la gestione dello stress e del tempo limitato a disposizione. La corsa agli esami si trasforma così in un percorso a ostacoli, dove l’affanno rischia di superare la preparazione effettiva.
Seguici su
Aggiungi italiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.