Israele al voto, sfida Netanyahu-Eisenkot tra tensioni e crisi politica

Oltre 7,3 milioni di elettori chiamati alle urne per rinnovare la Knesset. I sondaggi delineano una corsa incerta, mentre l'escalation in Cisgiordania e le difficoltà nella formazione di una maggioranza pesano sul futuro del Paese.

Israele alle urne il 27 ottobre in un clima di profonda incertezza politica e crescente tensione sul fronte della sicurezza. La consultazione per il rinnovo dei 120 membri della Knesset rappresenta un passaggio decisivo per il futuro del primo ministro Benjamin Netanyahu, chiamato a difendere la propria leadership di fronte all’avanzata delle opposizioni e a una situazione sempre più delicata in Cisgiordania.

Al centro della competizione elettorale figurano il Likud, guidato da Netanyahu, e Yashar, il partito dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot. Le ultime rilevazioni indicano un equilibrio fragile tra gli schieramenti, con la prospettiva di negoziati complessi per la nascita del prossimo esecutivo.

La giornata elettorale si intreccia con una nuova fase di violenze nei territori palestinesi, dove le operazioni militari israeliane successive a un attacco contro due soldati hanno alimentato ulteriormente le tensioni.

Elezioni in Israele, oltre 7,3 milioni di cittadini chiamati al voto

I seggi elettorali hanno aperto alle 7 del mattino, ora israeliana, corrispondenti alle 6 in Italia, e resteranno operativi fino alle 22 locali, le 21 italiane.

Gli aventi diritto sono 7.331.981, una platea superiore a quella delle elezioni del 2022, quando gli elettori registrati erano 6.788.804.

Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale e ripresi dai mezzi d’informazione israeliani, alle 10 l’affluenza ha raggiunto il 16,68%, superando il 15,9% rilevato alla stessa ora nella precedente consultazione.

Il confronto con il 2022 assume particolare rilievo considerando la tradizionale partecipazione degli israeliani alle elezioni parlamentari. Quattro anni fa si recarono ai seggi 4.794.593 persone, pari al 70,63% degli aventi diritto.

L’andamento dell’affluenza potrebbe incidere sugli equilibri tra i partiti, soprattutto in una competizione nella quale anche variazioni contenute dei consensi rischiano di modificare la distribuzione dei seggi.

Herzog richiama al valore della democrazia

Tra i primi rappresentanti istituzionali a partecipare alla consultazione figura il presidente della Repubblica, Isaac Herzog, che ha espresso il proprio voto insieme alla moglie Michal nel quartiere Rehavia, a Gerusalemme.

Dopo aver lasciato il seggio, il capo dello Stato ha rivolto un appello al rispetto del processo democratico, sottolineando l’importanza della partecipazione dei cittadini.

“Spero che questa sia una vera festa della democrazia. Non si può permettere a nessuno di rovinarla o minarla”.

Herzog ha poi ribadito il valore del diritto di voto come strumento attraverso il quale ogni cittadino può contribuire alle scelte politiche nazionali.

“Oggi siamo tutti uguali. È il nostro giorno per far sentire la nostra voce, incidere e votare”, ha aggiunto il presidente israeliano.

Le sue dichiarazioni arrivano in una fase caratterizzata da forti contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, aggravate dalle questioni legate alla sicurezza e al futuro dei territori palestinesi.

Cisgiordania, l’operazione militare a Hebron pesa sulle elezioni

La crisi in Cisgiordania costituisce uno degli elementi più delicati della consultazione elettorale. Negli ultimi giorni, la situazione è precipitata nell’area di Hebron dopo un attacco contro un posto di controllo militare israeliano, nel quale hanno perso la vita due soldati.

Le forze armate israeliane hanno risposto avviando un’operazione su vasta scala, accompagnata da restrizioni alla circolazione, perquisizioni, arresti e demolizioni di immobili nelle zone considerate collegate agli autori dell’attacco.

Le misure hanno interessato Hebron e la vicina Halhul, mentre ulteriori limitazioni sono state imposte in altre aree della Cisgiordania.

Secondo l’esercito israeliano, le attività militari hanno l’obiettivo di individuare i responsabili, sequestrare armamenti e colpire le strutture utilizzate dalle organizzazioni terroristiche.

Di segno opposto la posizione delle autorità palestinesi, che contestano l’estensione delle restrizioni alla popolazione civile e denunciano il carattere indiscriminato degli interventi.

L’escalation si inserisce in un quadro già compromesso dall’ampliamento degli insediamenti israeliani e dalle violenze attribuite ai coloni, particolarmente frequenti nelle aree agricole durante la stagione della raccolta delle olive.

La sicurezza torna così a occupare una posizione centrale nel confronto politico israeliano, offrendo a Netanyahu un terreno sul quale rivendicare la propria esperienza di governo.

Sondaggi Israele, Yashar davanti al Likud ma nessuno ha la maggioranza

Le proiezioni elettorali delineano una situazione estremamente frammentata, nella quale la formazione del prossimo governo potrebbe rivelarsi più difficile della conquista del primato alle urne.

Le rilevazioni raccolte anche dal monitoraggio elettorale di Haaretz indicano Yashar in vantaggio rispetto al Likud, senza tuttavia attribuire a nessuno dei principali blocchi parlamentari i numeri necessari per costruire autonomamente una maggioranza.

Secondo il sondaggio Maariv realizzato da Lazar Research, la distribuzione dei seggi sarebbe la seguente:

  • Yashar di Gadi Eisenkot: 21 seggi.

  • Likud di Benjamin Netanyahu: 19 seggi.

  • Partito dell’ex premier Naftali Bennett: 15 seggi.

  • Blocco politico vicino a Netanyahu: 48 seggi complessivi.

  • Partiti di opposizione: 54 seggi complessivi.

  • Formazioni arabe: 14 seggi complessivi.

Le cifre rappresentano stime demoscopiche e non risultati elettorali definitivi.

La principale difficoltà per Eisenkot consiste nella possibilità di trasformare il consenso elettorale in una coalizione parlamentare stabile. Una parte delle forze contrarie a Netanyahu, infatti, mantiene riserve rispetto a un eventuale accordo sostenuto dai partiti arabi.

Il primo ministro uscente cerca invece di consolidare il proprio elettorato facendo leva sui temi della difesa nazionale e della risposta alle minacce alla sicurezza.

Dopo l’attacco contro i militari israeliani, Netanyahu ha annunciato l’intenzione di adottare misure particolarmente incisive. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha inoltre rilanciato la proposta di estendere il controllo israeliano sull’intera Cisgiordania, accompagnandola alla richiesta di eliminare l’attuale struttura dell’Autorità nazionale palestinese.

Come funziona il sistema elettorale israeliano

In Israele gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro, ma esprimono una preferenza per una lista politica.

La Knesset è composta da 120 deputati, assegnati attraverso un sistema proporzionale nazionale. Il numero di rappresentanti ottenuto da ciascuna formazione dipende dalla percentuale di voti raccolta.

Per accedere alla distribuzione dei seggi è necessario superare una soglia di sbarramento del 3,25% dei voti validi, equivalente indicativamente a quattro parlamentari.

Secondo le rilevazioni citate, soltanto una decina delle 37 formazioni registrate potrebbe riuscire a superare tale limite.

I candidati vengono individuati dai rispettivi partiti prima delle elezioni, attraverso procedure interne che possono comprendere primarie oppure decisioni assunte dagli organismi dirigenti.

Il sistema favorisce la presenza di numerose forze politiche in Parlamento, ma rende spesso indispensabili accordi tra partiti differenti per garantire la stabilità dell’esecutivo.

La soglia ordinaria per disporre della maggioranza assoluta è fissata a 61 deputati, anche se l’ordinamento israeliano consente la formazione di governi sostenuti dall’esterno da altre forze parlamentari.

Un precedente significativo risale agli esecutivi guidati da Yitzhak Rabin e Shimon Peres negli anni Novanta, quando la continuità dell’azione di governo fu garantita anche grazie all’appoggio di parlamentari non appartenenti alla coalizione.

Formazione del governo, il ruolo decisivo del presidente Herzog

La conclusione delle operazioni di voto non determina automaticamente la nomina del nuovo primo ministro.

Una volta ufficializzati i risultati, si apre una fase istituzionale nella quale il presidente della Repubblica assume un ruolo fondamentale.

Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati ufficiali, Herzog deve individuare il parlamentare che ritiene maggiormente in grado di formare un governo.

La decisione viene assunta dopo aver consultato i rappresentanti dei partiti eletti alla Knesset e valutato le rispettive indicazioni.

Non esiste un obbligo di affidare l’incarico al leader della formazione più votata. L’elemento determinante è la possibilità concreta di ottenere un sostegno parlamentare sufficiente.

Il candidato incaricato dispone inizialmente di 28 giorni per costruire una coalizione, con la possibilità di ricevere una proroga fino a 14 giorni.

Durante questa fase vengono negoziati programmi politici, incarichi ministeriali e accordi di collaborazione tra le forze disponibili a sostenere l’esecutivo.

Al termine delle trattative, il governo deve ottenere la fiducia della Knesset, attraverso il voto favorevole della maggioranza dei parlamentari partecipanti alla votazione.

Cosa accade se nessun leader riesce a formare un esecutivo

L’ordinamento israeliano prevede diversi passaggi per tentare di evitare il ritorno immediato alle urne qualora il primo candidato incaricato non riesca a costruire una maggioranza.

In caso di fallimento, il presidente può affidare il mandato a un altro membro della Knesset entro tre giorni.

Il secondo candidato dispone di 28 giorni, senza possibilità di proroga, per raggiungere un’intesa tra le forze politiche.

Il capo dello Stato può anche comunicare al Parlamento di non ravvisare le condizioni per attribuire un nuovo incarico.

A quel punto si apre un periodo di 21 giorni durante il quale almeno 61 deputati possono indicare un parlamentare al quale affidare un ulteriore tentativo di formazione del governo.

In presenza della richiesta prevista dalla legge, il presidente deve procedere entro due giorni e il candidato designato ha a disposizione 14 giorni per ottenere la fiducia.

Se anche questa procedura non produce un risultato, oppure non viene presentata alcuna richiesta valida, la Knesset viene sciolta e si avvia il percorso verso nuove elezioni entro il termine previsto dalla normativa.

Il futuro politico di Israele tra sicurezza e alleanze

Il voto rappresenta quindi soltanto il primo passaggio di una partita politica destinata a proseguire anche dopo lo scrutinio.

Netanyahu si gioca la possibilità di mantenere la guida del Paese, mentre Eisenkot deve dimostrare di poter riunire forze politiche con orientamenti differenti attorno a un progetto di governo alternativo.

Sul risultato pesano la gestione della sicurezza nazionale, le tensioni nei territori palestinesi e le profonde divisioni che attraversano il sistema politico israeliano.

L’elemento decisivo potrebbe non essere soltanto quale partito conquisterà il maggior numero di seggi, ma soprattutto quale leader riuscirà a costruire una maggioranza parlamentare capace di sostenere un nuovo esecutivo.

Redazione

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