Giornata di sciopero e manifestazioni nel mondo della scuola italiana. Oggi, venerdì 16 ottobre 2026, le lezioni potrebbero subire interruzioni in numerosi istituti, a causa delle astensioni dal lavoro proclamate nel settore dell’istruzione e della ricerca. Parallelamente, gli studenti sono scesi in piazza in diverse città per chiedere maggiori investimenti nella scuola pubblica e contestare alcune scelte del Governo.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito aveva annunciato le agitazioni con l’avviso numero 60 del 9 ottobre 2026, segnalando due iniziative distinte: uno sciopero nazionale indetto dal sindacato SISA e una mobilitazione territoriale dell’USB Pubblico Impiego Scuola, limitata alla provincia di Livorno.
Le conseguenze sull’attività didattica dipendono dall’adesione del personale. In alcune scuole potrebbero verificarsi modifiche agli orari, uscite anticipate o sospensioni delle lezioni.
Sciopero scuola oggi, 16 ottobre: chi si ferma e perché
La protesta nazionale proclamata dal SISA interessa il personale del comparto scolastico, compresi insegnanti, dirigenti e lavoratori amministrativi, tecnici e ausiliari.
Al centro delle rivendicazioni sindacali figurano soprattutto l’aumento degli stipendi e il contrasto alla precarietà.
Tra le richieste avanzate c’è un incremento salariale del 20%, indicato come necessario per recuperare il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione.
Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sulle condizioni occupazionali del personale scolastico e sulla necessità di intervenire sulle forme di lavoro non stabile.
Accanto allo sciopero nazionale, l’USB Pubblico Impiego Scuola ha proclamato una seconda astensione dal lavoro riguardante esclusivamente le istituzioni scolastiche della provincia di Livorno.
Scuole aperte o chiuse? Possibili ingressi posticipati e uscite anticipate
Lo sciopero non comporta automaticamente la chiusura di tutti gli istituti.
Come previsto dalle procedure che regolano le astensioni dal lavoro nei servizi pubblici, ogni scuola deve valutare le conseguenze della partecipazione del personale sull’organizzazione delle attività.
I dirigenti scolastici possono quindi disporre ingressi posticipati, uscite anticipate o sospensioni delle lezioni, qualora non sia possibile garantire il regolare svolgimento del servizio.
Per le famiglie è importante consultare le comunicazioni diffuse dai singoli istituti attraverso il registro elettronico, il sito scolastico e gli altri canali ufficiali.
L’effettiva entità dei disagi potrà essere valutata soltanto sulla base delle adesioni registrate.
Una nuova giornata di mobilitazione è inoltre prevista per il 30 ottobre, quando sono stati annunciati ulteriori scioperi generali.
Torino, migliaia di studenti in corteo contro le politiche scolastiche
La protesta ha coinvolto anche gli studenti, protagonisti di una manifestazione nel centro di Torino.
Il corteo è partito da piazza XVIII Dicembre, raccogliendo alcune migliaia di partecipanti provenienti da diversi istituti cittadini, alcuni dei quali erano stati occupati nei giorni precedenti.
Ad aprire la manifestazione uno striscione con la scritta ‘Soldi alla scuola, non alla guerra, scuole in rivolta per un futuro nuovo’.
Tra i partecipanti erano presenti cartelli e alcune bandiere palestinesi. Durante il percorso sono stati scanditi slogan contro il Governo, il decreto scuola e il generale Roberto Vannacci.
Le principali rivendicazioni riguardano l’aumento delle risorse destinate all’istruzione pubblica, le condizioni degli edifici scolastici e la contrarietà alle politiche di incremento della spesa militare.
Immagini di esponenti politici imbrattate durante la manifestazione
Nella fase iniziale del corteo torinese sono state collocate a terra alcune immagini raffiguranti esponenti politici nazionali.
Tra i volti rappresentati figuravano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.
Le fotografie presentavano segni di vernice rossa, così come una scritta con il nome Leonardo, riferita all’azienda attiva nel settore aerospaziale e della difesa.
L’iniziativa si inserisce nella contestazione studentesca delle scelte di spesa pubblica, con particolare riferimento al rapporto tra investimenti nell’istruzione e risorse destinate alla difesa.
Tensioni davanti all’Ufficio scolastico regionale di Torino
Dopo aver percorso corso Re Umberto, la manifestazione ha raggiunto la sede dell’Ufficio scolastico regionale, in corso Vittorio Emanuele.
Qui si sono verificati alcuni momenti di tensione.
Secondo la ricostruzione riportata, alcuni manifestanti hanno lanciato uova verso le forze dell’ordine schierate a protezione dell’edificio.
Un gruppo di persone con il volto coperto ha inoltre acceso fumogeni, utilizzati per incendiare un carro armato realizzato in cartone.
Durante la manifestazione, gli studenti hanno ribadito la richiesta di maggiori finanziamenti per la scuola pubblica e annunciato la volontà di proseguire le mobilitazioni.
Le proteste arrivano dopo una settimana caratterizzata da occupazioni in numerosi istituti torinesi.
Torino, quindici giovani identificati dalla polizia
Nelle strade vicine al punto di partenza della manifestazione, circa quindici giovani sono stati identificati dalla polizia.
Secondo le informazioni disponibili, gli accertamenti sono legati alla presenza di persone con il volto coperto, in possibile violazione delle disposizioni emanate dalla Prefettura.
Il prefetto Donato Carfagna aveva infatti introdotto un’ordinanza che vietava di portare, senza giustificato motivo, caschi, maschere e altri oggetti idonei a impedire il riconoscimento delle persone.
Il provvedimento comprendeva anche limitazioni relative a fumogeni, materiale esplodente e contenitori potenzialmente pericolosi, come bottiglie di vetro e lattine.
L’identificazione dei giovani non equivale, di per sé, all’accertamento di responsabilità per eventuali violazioni.
Studenti in piazza a Genova, corteo nel centro cittadino
Manifestazione studentesca anche a Genova, dove il movimento Osa, Opposizione Studentesca d’Alternativa, ha promosso un corteo partito intorno alle 9.50 da piazza De Ferrari.
L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale e segue le occupazioni che nei giorni precedenti hanno interessato gli istituti Gobetti, Calvino e Lanfranconi.
Tra i temi della protesta figurano la manutenzione degli edifici scolastici, il costo dei libri e del materiale didattico, le tariffe dei trasporti pubblici e le scelte governative in materia di spesa militare.
Il percorso annunciato attraversa alcune delle principali strade del centro, tra cui via XX Settembre, via Fiume, via De Amicis, via Serra, piazza Corvetto e via Martin Piaggio.
L’arrivo è previsto in via Grenchen, nei pressi della sede della Città metropolitana.
Anche gli studenti genovesi guardano alla successiva mobilitazione nazionale del 30 ottobre.
Fridays for Future, presidio davanti alla Prefettura di Genova
La giornata di manifestazioni nel capoluogo ligure comprende anche un appuntamento dedicato alle questioni ambientali.
Alle 17.30 è previsto un presidio di Fridays for Future in largo Eros Lanfranco, davanti alla Prefettura.
L’iniziativa punta a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di interventi contro il cambiamento climatico.
La mobilitazione ambientale si affianca così alle proteste studentesche, pur mantenendo proprie rivendicazioni specifiche.
Scuola, nuove proteste previste il 30 ottobre
Lo sciopero del 16 ottobre rappresenta una tappa di una fase di mobilitazione che coinvolge personale scolastico e studenti.
Da una parte, i sindacati chiedono aumenti retributivi e misure contro il precariato. Dall’altra, i movimenti studenteschi sollecitano maggiori investimenti nelle strutture, nei servizi e nella qualità dell’istruzione.
Per gli alunni e le famiglie, l’attenzione resta concentrata sulle comunicazioni delle singole scuole e sulle eventuali modifiche agli orari delle lezioni.
Intanto, il prossimo appuntamento indicato dalle organizzazioni coinvolte è quello del 30 ottobre, quando nuove iniziative di protesta potrebbero interessare il settore scolastico e altri comparti lavorativi.
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