Il risultato è stato presentato durante una sessione plenaria del congresso 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), suscitando notevole interesse nella comunità scientifica internazionale.
Il miglioramento riguarda anche il tempo durante il quale la malattia rimane sotto controllo: la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 7,2 mesi con daraxonrasib, rispetto ai 3,6 mesi registrati nel gruppo trattato con chemioterapia.
Si tratta di risultati importanti, che tuttavia non equivalgono alla guarigione dal tumore. I dati descrivono un beneficio osservato nella popolazione studiata e non consentono di prevedere la risposta del singolo paziente.
Come funziona daraxonrasib e quali sono gli effetti collaterali
Il daraxonrasib appartiene alla categoria delle terapie mirate e agisce sulle proteine RAS, coinvolte nei meccanismi che regolano la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali.
A differenza dei tradizionali trattamenti chemioterapici, il medicinale viene assunto per via orale, attraverso compresse, e punta a interferire con specifici processi biologici che favoriscono lo sviluppo della neoplasia.
La sperimentazione ha inoltre mostrato un profilo di tollerabilità favorevole rispetto alla chemioterapia per alcuni indicatori clinici.
Gli eventi avversi correlati al trattamento di grado almeno 3 sono stati registrati nel 43,6% dei pazienti trattati con daraxonrasib, contro il 57,5% di quelli sottoposti a chemioterapia.
Tra gli effetti indesiderati della nuova molecola figurano eruzioni cutanee, infiammazioni della mucosa orale e disturbi gastrointestinali. Il trattamento richiede quindi un’attenta valutazione oncologica e un monitoraggio sanitario.
Daraxonrasib in Italia, Aifa valuta l’uso compassionevole
La questione centrale per i pazienti italiani riguarda ora la possibilità di accedere al medicinale prima della conclusione del percorso autorizzativo europeo.
Secondo quanto comunicato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, Aifa ha avviato contatti con Revolution Medicines per verificare le condizioni necessarie all’eventuale attivazione di un programma nazionale di uso compassionevole.
Questo meccanismo consente, in presenza di specifici requisiti, di rendere disponibili medicinali non ancora autorizzati a persone affette da patologie gravi, quando le alternative terapeutiche risultano insufficienti.
L’apertura del confronto non significa, tuttavia, che il programma sia già operativo.
Attualmente, secondo le informazioni comunicate dal ministero, in Italia daraxonrasib è accessibile attraverso sperimentazioni cliniche autorizzate, riservate ai pazienti che soddisfano i criteri previsti dai singoli protocolli.
Tra gli studi autorizzati figurano RASolute 302, 303 e 304, oltre ad altre sperimentazioni dedicate ai tumori solidi. Alcuni protocolli risultano ancora in fase di reclutamento.
L’appello degli oncologi: garantire l’accesso gratuito ai pazienti
A sollevare con forza il problema della disponibilità del farmaco è stata l’Associazione italiana di oncologia medica, che ha chiesto a Revolution Medicines di estendere anche all’Europa le possibilità di accesso anticipato già previste negli Stati Uniti.
Il presidente Aiom, Massimo Di Maio, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che potrebbero incontrare i pazienti impossibilitati a partecipare agli studi clinici.
Negli Stati Uniti, prima dell’autorizzazione commerciale, la Food and Drug Administration aveva consentito l’avvio di un programma di accesso allargato per determinate categorie di malati.
Successivamente, il 26 agosto 2026, la Fda ha approvato daraxonrasib, commercializzato con il nome Rasonque, per specifiche condizioni di adenocarcinoma pancreatico metastatico.
La situazione europea rimane differente e richiede il completamento delle procedure regolatorie previste.
L’Aiom ha inoltre evidenziato il problema dei costi: secondo l’associazione, la procedura internazionale di accesso nominale disponibile avrebbe potuto comportare per il paziente una spesa di circa 39mila dollari al mese.
Da qui la richiesta di un programma che permetta la fornitura gratuita del trattamento alle persone considerate idonee.
Una nuova opportunità terapeutica, ma non una cura definitiva
L’interesse suscitato dal daraxonrasib nasce dalla difficoltà di ottenere miglioramenti significativi nella sopravvivenza dei pazienti con carcinoma pancreatico metastatico.
I risultati dello studio RASolute 302 rappresentano un progresso rilevante, soprattutto per una malattia nella quale le possibilità di trattamento dopo una prima linea terapeutica sono spesso limitate.
Restano comunque fondamentali la selezione dei pazienti, la valutazione delle condizioni cliniche e il monitoraggio degli effetti indesiderati.
La possibilità di utilizzare il farmaco non riguarda automaticamente tutte le persone con una diagnosi di tumore del pancreas, ma dipende dallo stadio della malattia, dai trattamenti precedentemente ricevuti e dai requisiti previsti dalle autorizzazioni o dai protocolli clinici.
Per l’Italia, il prossimo passaggio sarà comprendere se il confronto tra Aifa e Revolution Medicines potrà tradursi nell’attivazione di un percorso di accesso anticipato.
La prospettiva è quella di rendere disponibile una nuova opzione terapeutica senza attendere necessariamente la conclusione dell’iter europeo, garantendo al tempo stesso appropriatezza clinica, sicurezza e sostenibilità dell’accesso.
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