Israele, tre anni dal 7 ottobre: memoria, proteste e voto alle porte

Cerimonie in circa 400 località nel terzo anniversario dell'attacco di Hamas. Il ricordo delle vittime si intreccia alle richieste di risposte sulle falle nella sicurezza e alla campagna per le elezioni del 27 ottobre.

Israele si ferma per ricordare il 7 ottobre. Tre anni dopo l’attacco guidato da Hamas che sconvolse il Paese, commemorazioni, minuti di silenzio, mostre e manifestazioni attraversano il territorio israeliano. Ma la memoria delle vittime si intreccia inevitabilmente con le richieste di accertare le responsabilità per le falle nella sicurezza e con una campagna elettorale ormai entrata nella fase decisiva.

Le prossime elezioni per la Knesset sono infatti fissate al 27 ottobre 2026, appena venti giorni dopo l’anniversario. Saranno le prime consultazioni politiche nazionali successive all’attacco del 2023 e si svolgeranno alla scadenza naturale della legislatura.

La giornata del ricordo è cominciata simbolicamente alle 6:29 del mattino, l’ora in cui il 7 ottobre 2023 ebbe inizio l’assalto. Eventi e iniziative sono stati programmati in circa 400 località del Paese, con una grande cerimonia conclusiva prevista a Tel Aviv.

Alle 6:29 Israele ricorda l’inizio dell’attacco

Gran parte delle iniziative è promossa dall’October Council, insieme a movimenti di protesta e all’organizzazione Kumu.

Tra i luoghi simbolici della giornata c’è il sito del Nova music festival, vicino a Re’im, una delle località maggiormente colpite nell’attacco. Cerimonie sono previste anche all’incrocio degli archi di Sha’ar HaNegev, dove la bandiera israeliana viene tenuta a mezz’asta.

Alle 7 del mattino sono state organizzate commemorazioni davanti alle abitazioni di alcuni ministri che facevano parte del governo il giorno dell’attacco. Poco dopo, da Cesarea è partita un’iniziativa diretta verso Tel Aviv, mentre altri appuntamenti di protesta e ricordo sono stati programmati durante l’intera giornata.

A mezzogiorno l’October Council ha previsto un minuto di silenzio nazionale in centinaia di località.

Gli oggetti delle vittime raccontano ciò che è rimasto

Tra le iniziative più significative c’è “The Space Left Behind”, esposizione allestita al Peres Center for Peace and Innovation di Giaffa.

La mostra raccoglie oggetti personali appartenuti a persone uccise o rapite il 7 ottobre, trasformando oggetti della quotidianità in testimonianze individuali della tragedia.

Tra questi figura anche la piccola bicicletta senza pedali di Ariel Bibas, uno dei bambini divenuti simbolo dell’attacco e della successiva prigionia degli ostaggi.

Ariel aveva quattro anni quando fu rapito insieme al fratellino Kfir e alla madre Shiri dal kibbutz Nir Oz. I corpi dei tre furono restituiti a Israele nel febbraio 2025. Ariel avrebbe compiuto sette anni nell’agosto di quest’anno.

Il padre, Yarden Bibas, sopravvissuto alla prigionia dopo essere stato rapito separatamente dalla famiglia, ha ricordato oggi la moglie e i figli con un messaggio pubblico particolarmente doloroso.

La grande commemorazione a Tel Aviv

Le iniziative proseguiranno fino alla sera. Alle 18:29 è prevista una nuova cerimonia nel luogo del festival Nova, alla presenza di familiari delle vittime e membri della comunità legata al festival.

L’appuntamento principale si terrà invece al Parco Hayarkon di Tel Aviv, dove è stata organizzata la grande cerimonia commemorativa delle famiglie del 7 ottobre.

A condurla saranno Eli Sharabi, sopravvissuto alla prigionia a Gaza, e l’attrice Shani Cohen.

La commemorazione arriva due giorni dopo le cerimonie ufficiali dello Stato, ma assume un significato differente perché nasce soprattutto dall’iniziativa delle famiglie e delle organizzazioni civili.

Tre anni dopo restano le domande sulle falle nella sicurezza

Accanto al lutto continua infatti a pesare il tema delle responsabilità per il fallimento del 7 ottobre.

Le indagini interne delle forze armate israeliane hanno riconosciuto gravi errori in diversi settori. Tra gli episodi esaminati figura, per esempio, la battaglia alla base di Nahal Oz, descritta dagli stessi investigatori militari come uno dei maggiori fallimenti dell’IDF durante quella giornata.

Negli anni successivi all’attacco, diversi vertici dell’apparato di sicurezza hanno riconosciuto responsabilità legate agli eventi. L’allora capo di Stato maggiore Herzi Halevi annunciò le proprie dimissioni nel gennaio 2025, assumendosi la responsabilità per il fallimento dell’esercito nel proteggere i cittadini israeliani. Anche Ronen Bar, allora direttore dello Shin Bet, aveva riconosciuto pubblicamente la responsabilità dell’agenzia per non essere riuscita a impedire l’attacco.

Il dibattito riguarda però anche il livello politico e la richiesta di istituire una commissione statale indipendente d’inchiesta. Netanyahu ha affrontato forti critiche da parte di familiari delle vittime, ex ostaggi e oppositori proprio sulla questione delle responsabilità e dell’indagine sul fallimento del 7 ottobre.

Il 27 ottobre Israele torna alle urne

Quest’anno l’anniversario assume un peso politico ancora maggiore perché precede di poche settimane le elezioni del 27 ottobre.

La data è stata formalizzata durante l’estate. La legislatura ha completato il proprio mandato senza uno scioglimento anticipato e il voto si terrà quindi nella data prevista dalla legge. Si tratta delle prime elezioni israeliane svolte alla naturale scadenza da quasi quarant’anni.

Benjamin Netanyahu si presenta nuovamente alla guida del Likud e il giudizio sulla gestione del Paese prima e dopo il 7 ottobre costituisce inevitabilmente uno dei temi del confronto politico.

La campagna elettorale si svolge in un Israele profondamente diverso da quello che votò nel novembre 2022: segnato dall’attacco, dagli anni di guerra, dalla questione degli ostaggi e da un acceso confronto interno sulle responsabilità istituzionali.

Una società ancora segnata dal trauma

Tre anni non sono bastati a chiudere le ferite.

L’attacco guidato da Hamas provocò circa 1.200 morti in Israele e il rapimento di 251 persone, dando inizio alla guerra nella Striscia di Gaza.

Il trauma resta particolarmente visibile nelle comunità maggiormente colpite. A Nir Oz, per esempio, decine di residenti furono uccisi o sequestrati e ancora oggi si discute su come ricostruire il kibbutz senza cancellare i luoghi che testimoniano quanto avvenuto.

Le storie personali continuano così a sovrapporsi alla discussione politica. Dietro le cifre ci sono famiglie che hanno perso figli, genitori e fratelli, sopravvissuti all’attacco e persone tornate dopo lunghi periodi di prigionia.

È anche per questo che una parte delle commemorazioni del terzo anniversario non è soltanto dedicata al ricordo, ma contiene una richiesta di responsabilità e risposte istituzionali.

Il 7 ottobre ha cambiato anche il dibattito politico

L’attacco e gli anni di conflitto che ne sono seguiti hanno inciso profondamente anche sulla discussione israeliana riguardo alla sicurezza e ai rapporti con i palestinesi.

La percezione della vulnerabilità del Paese resta uno dei temi centrali. La possibilità che un attacco analogo possa ripetersi, il futuro della Striscia di Gaza, il rapporto con i palestinesi e le responsabilità del governo e degli apparati di sicurezza sono questioni destinate a pesare sulla campagna elettorale.

Non significa però che la società israeliana si sia spostata in modo uniforme verso una sola posizione politica. Il quadro resta frammentato e comprende orientamenti molto differenti sulla prosecuzione del conflitto, sul futuro dei territori palestinesi e sulla leadership del Paese.

Proprio per questo le elezioni del 27 ottobre rappresenteranno la prima occasione nazionale, dopo il 2023, nella quale gli israeliani potranno esprimersi nelle urne sul nuovo scenario politico determinato anche dagli eventi degli ultimi tre anni.

Da Israele a Parigi e New York, commemorazioni nel mondo

Il terzo anniversario viene ricordato anche fuori da Israele, con iniziative promosse da rappresentanze diplomatiche e comunità ebraiche.

A New York il consolato israeliano ha organizzato la proiezione di un filmato sugli attacchi del 7 ottobre e ha invitato anche il sindaco Zohran Mamdani. La ricorrenza si svolge in una città dove sono previste contemporaneamente manifestazioni pro-palestinesi e dove la polizia ha rafforzato l’attenzione sulla sicurezza della comunità ebraica.

Mamdani è sindaco di New York dal gennaio 2026.

Le iniziative internazionali mostrano quanto il 7 ottobre continui, tre anni dopo, a essere una data capace di produrre commemorazioni, manifestazioni e forti contrapposizioni politiche ben oltre i confini israeliani.

Memoria e politica si incontrano a venti giorni dalle elezioni

In Israele, però, il significato della giornata resta soprattutto legato alle vittime e alle loro famiglie.

Alle commemorazioni si affiancano proteste che chiedono di fare piena luce sulle responsabilità del 2023. Il terzo anniversario arriva inoltre nel momento in cui il Paese deve decidere quale governo dovrà affrontare le conseguenze politiche, sociali e strategiche lasciate da quegli eventi.

Il 7 ottobre rimane così contemporaneamente una giornata di lutto nazionale e una questione ancora aperta nella vita pubblica israeliana.

Dalle 6:29 del mattino fino alla cerimonia di Tel Aviv, il filo conduttore delle iniziative è la memoria delle singole vite spezzate. Ma, a meno di tre settimane dalle urne, alle commemorazioni si accompagna inevitabilmente una domanda politica: quali responsabilità siano state accertate, quali restino ancora da chiarire e quale direzione Israele intenda prendere dopo tre anni che hanno profondamente trasformato il Paese.

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