La Francia affronta una nuova giornata di fortissima tensione, con la protesta degli studenti ormai estesa dai licei ai campus universitari e accompagnata in diverse città da incendi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine.
Secondo il bilancio comunicato dal ministero dell’Interno al termine della giornata, 1.949 persone sono state fermate da polizia e gendarmeria. Un dato che si aggiunge agli arresti dei giorni precedenti e fotografa la dimensione raggiunta dalla mobilitazione.
Le proteste, cominciate circa una settimana fa in alcuni istituti della periferia parigina, hanno progressivamente interessato il resto del Paese. Già mercoledì il ministero dell’Interno aveva contato 356 licei interessati da blocchi almeno parziali, mentre 625 persone erano state fermate nella sola giornata.
Licei incendiati e incidenti in diverse città
Uno degli episodi più gravi si è verificato a Nantes, dove un incendio ha devastato il grande atrio del liceo Nelson-Mandela e raggiunto parte della facciata dell’edificio prima dell’intervento dei soccorsi.
Momenti di tensione sono stati registrati anche a Marsiglia, Lione e in altre città. Nel capoluogo provenzale sono stati segnalati gravi incidenti nei pressi del liceo Victor-Hugo.
In un primo momento era stato riferito che alcuni responsabili dell’istituto fossero stati aggrediti e cosparsi di benzina. Il rettorato di Aix-Marseille ha successivamente fornito una ricostruzione diversa, precisando che i dirigenti sarebbero stati raggiunti accidentalmente da schizzi mentre alcuni individui versavano carburante all’interno di contenitori.
Sempre a Marsiglia è stato incendiato un mezzo dei vigili del fuoco davanti al liceo Saint-Exupéry, mentre anche alcuni autobus sono stati presi di mira.
Lecornu convoca una riunione d’emergenza
La portata delle proteste ha spinto il primo ministro Sébastien Lecornu a convocare una cellula di crisi interministeriale. L’esecutivo ha inoltre disposto la cancellazione degli spostamenti dei ministri almeno fino a lunedì.
Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato un incontro con le organizzazioni studentesche nel tentativo di aprire un confronto sulle richieste avanzate dai giovani.
Parallelamente, il ministro ha chiesto di ricorrere alle lezioni a distanza nei casi in cui blocchi o danneggiamenti impediscano di accogliere gli studenti in condizioni di sicurezza. La decisione dovrà essere valutata caso per caso dai responsabili degli istituti insieme alle autorità accademiche.
Il governo punta il dito contro La France Insoumise
La crisi è diventata rapidamente anche uno scontro politico. Secondo la ricostruzione attribuita da Matignon ai servizi di intelligence, dietro l’espansione dei blocchi ci sarebbe un’azione organizzata riconducibile a La France Insoumise (LFI) e ad ambienti dell’estrema sinistra.
Si tratta di un’accusa politica e di intelligence contestata nettamente da LFI, che sostiene invece il carattere spontaneo della protesta.
Il coordinatore del movimento, Manuel Bompard, ha respinto l’interpretazione del governo, attribuendo la mobilitazione al crescente malcontento degli studenti per le condizioni del sistema scolastico.
Anche Jean-Luc Mélenchon è intervenuto chiedendo metodi di protesta non violenti. La posizione arriva mentre esponenti e amministratori vicini a LFI sono stati criticati dagli avversari per la loro presenza nelle mobilitazioni.
Bardella attacca LFI, Bompard replica
Sul fronte opposto è intervenuto anche Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National. L’esponente del RN ha proposto di attribuire il costo dei danni sia alle famiglie dei responsabili degli incendi sia a LFI, accusata dal suo partito di alimentare il disordine.
Bompard ha replicato invitando il governo a non rappresentare gli studenti come soggetti manovrati politicamente e ribadendo che, secondo LFI, la protesta nasce dalle condizioni vissute quotidianamente negli istituti.
Il confronto assume un peso particolare perché avviene a sette mesi dalle elezioni presidenziali francesi del 2027, trasformando la gestione della protesta studentesca anche in un terreno di scontro tra le principali forze politiche.
Perché protestano gli studenti francesi
Dietro la mobilitazione ci sono diverse rivendicazioni. Gli studenti chiedono maggiori risorse per l’istruzione pubblica, la sostituzione degli insegnanti assenti, interventi sugli edifici scolastici e migliori condizioni di studio.
Tra i temi della protesta figura anche Parcoursup, la piattaforma che gestisce l’accesso degli studenti all’istruzione superiore e che da tempo è oggetto di critiche da parte di una parte del movimento studentesco.
Le testimonianze raccolte negli istituti indicano inoltre problemi legati alle classi numerose, alla carenza di personale e allo stato di alcune strutture scolastiche.
La protesta ha ormai superato i confini delle scuole superiori. Secondo il sindacato Union étudiante, una trentina di campus universitari risultavano coinvolti nella mobilitazione, da Parigi a Strasburgo, passando per Marsiglia, Lione, Reims, Poitiers e Nanterre.
Con il movimento ormai diffuso su scala nazionale, il governo francese si trova così davanti a un doppio problema: contenere gli episodi di violenza e, contemporaneamente, aprire un confronto sulle rivendicazioni degli studenti, mentre la crisi scolastica entra sempre più direttamente nel dibattito politico che precede la corsa all’Eliseo.
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