Per molti automobilisti il lavaggio dell’auto resta un’operazione da programmare a scadenza lunga, da affrontare quando la sporcizia è ormai evidente. Eppure chi utilizza il veicolo quotidianamente sa che la situazione si complica rapidamente: fra polvere accumulata sulla carrozzeria, insetti, pioggia e tutto ciò che si deposita nell’abitacolo per effetto di borse, scarpe o passeggeri, tenere l’auto in ordine richiede un’attenzione costante, non un’unica sessione risolutiva.
È partendo da questa esigenza che negli anni si è affermato il modello del self service, pensato non come alternativa al lavaggio tradizionale ma come strumento complementare, capace di offrire a chi guida la possibilità di intervenire con la frequenza e le modalità che preferisce, evitando che lo sporco si accumuli fino a richiedere ogni volta un trattamento più laborioso.
Intervenire spesso invece che aspettare
«Il self service è nato con un obiettivo preciso, cioè abituare le persone a lavare l’auto con regolarità — racconta Andrea Migli di Mixing Park —. Se si lascia passare troppo tempo, tre o quattro mesi ad esempio, lo sporco si deposita e non basta più qualche minuto di lancia a pressione per rimuoverlo; lavando invece ogni dieci-quindici giorni, con i prodotti giusti e una pressione dell’acqua adeguata, il risultato si ottiene con molto meno sforzo».
Questa logica si riflette direttamente sulla spesa: al self service ciascun cliente stabilisce di volta in volta il livello di intervento necessario, limitandosi a un lavaggio esterno rapido oppure aggiungendo l’aspirazione e la pulizia degli interni quando serve. Secondo quanto racconta Migli, chi si presenta con regolarità riesce a mantenere il veicolo in ordine spendendo pochi euro a ogni passaggio, mentre chi torna dopo mesi di assenza si trova a dover utilizzare più programmi e a dedicare più tempo per raggiungere lo stesso livello di pulizia.
«Non manca poi chi preferisce occuparsi personalmente della propria auto, senza affidarla a terzi: il self service permette di scegliere come lavarla, su quali punti insistere e quanto tempo dedicare a ogni fase — aggiunge Migli —. Questa possibilità di gestire in autonomia il lavaggio, unita al fatto di pagare solo per ciò che serve davvero, continua a essere tra le ragioni principali per cui tante persone scelgono questa soluzione».
Un’attività nata a Livorno nel 1999
A Livorno, Mixing Park applica questo approccio da oltre venticinque anni: la struttura ha aperto nel 1999 e, come riferisce l’azienda, è stata il primo impianto in Toscana a dotarsi di piste self service a gettoni, un formato che nel tempo si è ampliato con nuove soluzioni pensate per rispondere a esigenze sempre diverse.
L’impianto conta oggi dieci piste self service, di cui sei con detergente alcalino e quattro dotate di schiuma attiva FoamNet, a cui si affiancano due lavaggi automatici WashTec con spazzole antigraffio SofTecs e quindici postazioni di aspirazione dedicate agli interni. La struttura resta aperta 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana, una caratteristica coerente con la filosofia del self service: permettere a chi guida di occuparsi della propria auto nel momento in cui ne ha davvero bisogno, senza vincoli di orario.
Prodotti e tecnologie più efficaci rispetto al passato
Parte dell’efficacia di questo modello dipende anche dai prodotti impiegati: è il caso della schiuma attiva presente in quattro delle piste di Mixing Park, formulata per restare più a lungo a contatto con la carrozzeria e agire sullo sporco con maggiore continuità rispetto a un detergente liquido, che tende invece a scivolare via in tempi più rapidi.
«Con la schiuma attiva il prodotto resta aderente alla carrozzeria per tutto il tempo necessario a completare il giro dell’auto, continuando ad agire sullo sporco più ostinato, ad esempio moscerini e residui sui cerchi — spiega Migli —. Con un detergente liquido, invece, quando si arriva sull’altro lato della vettura, la parte applicata per prima ha già iniziato a colare».
Il sistema FoamNet utilizzato da Mixing Park include inoltre polimeri che contribuiscono alla lucentezza e alla protezione della carrozzeria, mentre l’ultimo passaggio del ciclo prevede acqua osmotizzata, utile a velocizzare l’asciugatura e a ridurre la formazione di aloni. Si tratta di accorgimenti che testimoniano quanto il self service abbia raggiunto oggi un livello tecnico ben più avanzato rispetto alle prime installazioni, pur mantenendo intatta l’idea di fondo che lo ha reso una delle formule di lavaggio più diffuse.
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