Nepal e Tibet travolti dalle inondazioni: 289 morti e 1.300 dispersi

Due italiani tra le persone irreperibili, mentre proseguono le ricerche dopo la tragedia causata da frane e crolli glaciali nella regione himalayana.

Sale ad almeno 289 il numero delle vittime provocate dalle violente inondazioni che hanno colpito la zona montuosa al confine tra Nepal e Tibet, mentre resta ancora incerto il bilancio definitivo della tragedia. Secondo i dati diffusi dalle autorità nepalesi, oltre 1.300 persone risultano disperse e le operazioni di ricerca continuano senza sosta nelle aree devastate dall’acqua e dai detriti.

Tra gli irreperibili figurano anche 644 cittadini stranieri, un dato che conferma il forte impatto dell’evento sulla presenza turistica nella regione himalayana. Le autorità temono che il numero delle vittime possa aumentare con il proseguimento delle verifiche sul territorio.

Due italiani tra i dispersi: attivate le verifiche della Farnesina

Nell’elenco delle persone di cui non si hanno ancora notizie risultano anche due cittadini italiani. L’Unità di Crisi della Farnesina ha avviato gli accertamenti attraverso il Consolato Generale d’Italia a Calcutta e il Consolato Onorario italiano a Kathmandu, mantenendo i contatti con le autorità locali e con i tour operator per raccogliere informazioni utili.

Finora sono stati rintracciati e contattati circa 130 connazionali segnalati nella zona interessata dall’emergenza. Su disposizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato inoltre deciso l’invio di personale dell’ambasciata italiana a New Delhi nella capitale nepalese, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sul posto.

Centinaia di turisti ancora irreperibili

La situazione resta particolarmente critica per i numerosi viaggiatori presenti nell’area colpita. L’Ente del Turismo del Nepal ha comunicato che, oltre un giorno dopo l’alluvione, risultano ancora dispersi 644 stranieri.

Tra questi figurano cittadini provenienti da diversi Paesi: 178 indiani, 65 statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi. Sono inoltre segnalati dispersi nove cittadini di Singapore, otto tedeschi e otto russi.

Le autorità nepalesi hanno spiegato che sono in corso controlli per accertare la posizione e le condizioni di sicurezza di turisti e viaggiatori presenti nelle zone più colpite.

La causa della tragedia: il collasso di una massa glaciale

Secondo le prime ricostruzioni, alla base del disastro ci sarebbe stata una potente frana provocata dal cedimento di una massa glaciale, che avrebbe bloccato il corso del fiume Bhote Koshi generando una gigantesca onda di acqua e detriti diretta verso valle.

L’analisi dell’US Geological Survey ha chiarito che l’attività inizialmente interpretata come un evento sismico era invece riconducibile al crollo di una massa glaciale seguito da una colata detritica. Il materiale accumulato ha quindi attraversato rapidamente la valle, investendo villaggi, strade e infrastrutture nella fascia di confine tra Cina e Nepal.

La forza dell’acqua ha provocato ingenti danni e isolato diverse aree montane, complicando ulteriormente le operazioni di soccorso.

Immagini drammatiche dalle aree devastate

Numerosi video diffusi attraverso i social network mostrano la violenza dell’evento naturale: enormi quantità d’acqua e fango hanno invaso le zone abitate, trascinando detriti e sommergendo interi villaggi.

La colata ha raggiunto anche il valico di Gyirong, in territorio cinese, aggravando le conseguenze della calamità e rendendo necessario un massiccio intervento delle squadre di emergenza.

Le ricerche dei dispersi proseguono, ma le condizioni difficili del territorio e l’elevato numero di persone ancora irreperibili alimentano il timore di un ulteriore aumento delle vittime.

Il premier cinese Li Qiang sul luogo del disastro

Il premier cinese Li Qiang ha raggiunto Gyirong, in Tibet, una delle aree maggiormente colpite dalle inondazioni e dalle frane. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, la visita è avvenuta con il sostegno del presidente Xi Jinping.

Durante la permanenza nella zona, Li Qiang ha incontrato i soccorritori e la popolazione colpita, con l’obiettivo di coordinare le attività di emergenza e verificare l’avanzamento degli interventi.

Il messaggio del Dalai Lama alle vittime

Anche il Dalai Lama ha espresso vicinanza alle persone coinvolte nella tragedia. Il leader spirituale tibetano ha rivolto un pensiero alle vittime e ai loro familiari, sottolineando la necessità di adottare misure per ridurre il rischio di eventi simili in futuro.

In una dichiarazione ha affermato: “Prego per tutti coloro che hanno perso la vita ed esprimo la mia solidarietà e le mie sincere condoglianze a tutti coloro che sono in lutto e colpiti da questa tragedia”.

Mentre continuano i soccorsi, Nepal, Tibet e comunità internazionali restano impegnati nelle ricerche per individuare i dispersi e fornire assistenza alle popolazioni colpite dalla devastante emergenza.

Redazione

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