Iran, minacce agli Usa: possibile risposta oltre il Medio Oriente

Teheran valuta nuove strategie in caso di escalation con Washington. Un docente dell’Università di Teheran indica l’Europa come possibile scenario, mentre cresce il confronto sulle dichiarazioni del Financial Times.

La crisi tra Iran e Stati Uniti potrebbe assumere una dimensione internazionale più ampia qualora Washington decidesse di procedere con nuovi attacchi contro Teheran. Secondo Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran, una nuova escalation americana potrebbe spingere l’Iran a valutare risposte anche al di fuori dell’area mediorientale, coinvolgendo potenzialmente interessi statunitensi presenti in Europa.

Le dichiarazioni del docente arrivano dopo le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, secondo cui l’Iran starebbe considerando l’ipotesi di colpire strutture militari americane in Europa nel caso di un nuovo conflitto. Il quotidiano britannico ha fatto riferimento a fonti definite “due insider del regime”, indicando come possibile area interessata quella dell’Europa sud-orientale.

Secondo Izadi, Teheran avrebbe già avvertito in passato che un attacco diretto da parte degli Stati Uniti avrebbe trasformato il conflitto in una crisi regionale. Il professore sostiene che questo scenario si sarebbe già verificato e che un’eventuale nuova offensiva americana potrebbe portare a un ampliamento ulteriore del confronto.

“Prima dell’inizio della guerra a febbraio, l’Iran aveva detto che, se gli Stati Uniti avessero attaccato l’Iran, sarebbe stata una guerra regionale. Questo si è avverato. È diventata una guerra regionale”, spiega Izadi. “Ora l’Iran dice che, se gli Stati Uniti attaccheranno nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione”.

Il riferimento a una risposta oltre il Medio Oriente, secondo il docente, riguarderebbe principalmente il continente europeo. Izadi ha infatti spiegato che tra gli scenari ipotizzati potrebbe rientrare anche il coinvolgimento di basi americane presenti in Europa, comprese quelle situate in Italia.

“E oltre la regione, più o meno, significa Europa”, prosegue il docente. “Quindi sì, colpire le basi statunitensi in Italia potrebbe essere un’opzione”. Tuttavia, lo stesso analista ha precisato di non avere informazioni certe su eventuali decisioni già assunte dalle autorità iraniane.

La capacità missilistica iraniana e la posizione strategica delle basi statunitensi in Europa rappresentano, secondo Izadi, elementi centrali nella valutazione degli scenari futuri. Il professore ha affermato che un’azione oltre i confini regionali sarebbe logicamente collegata all’Europa meridionale, area che rientrerebbe nella portata dei sistemi missilistici iraniani.

Nel suo intervento, Izadi ha inoltre criticato il possibile sostegno europeo alle operazioni statunitensi e israeliane contro Teheran. Secondo il docente, i Paesi europei dovrebbero evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto.

“L’opzione migliore per questi Paesi sarebbe non aiutare gli Stati Uniti e Israele in questa guerra illegale contro l’Iran”, ha dichiarato Izadi. Il professore ha poi sostenuto che il conflitto violerebbe il diritto internazionale e ha attribuito alla guerra gravi conseguenze umanitarie ed economiche, citando vittime civili e danni alle infrastrutture.

“Sostenere gli Stati Uniti nell’uccidere bambine in Iran non è una buona scelta politica”, ha concluso Izadi.

Le contestazioni sulle fonti del Financial Times

Sulla ricostruzione pubblicata dal quotidiano britannico è intervenuto anche Mohammad Marandi, analista politico, docente dell’Università di Teheran ed ex consulente del gruppo negoziale iraniano sul programma nucleare.

Marandi ha messo in dubbio l’attendibilità delle fonti citate nell’articolo, osservando che la definizione di “insider del regime” utilizzata dal Financial Times solleverebbe interrogativi sulla reale provenienza delle informazioni.

“’Insider del regime’ lo direbbero al Financial Times? Forse sono insider del regime americano”, ha affermato Marandi.

Secondo l’analista, la diffusione della notizia potrebbe essere collegata a una strategia di pressione politica nei confronti dell’Europa. Marandi ritiene infatti che l’indiscrezione possa essere stata promossa dall’amministrazione Trump o da Israele con l’obiettivo di influenzare le decisioni dei governi europei.

Il quadro delineato dagli esperti iraniani evidenzia dunque il rischio di un allargamento del confronto tra Teheran e Washington, con possibili ripercussioni anche oltre il Medio Oriente. Le prossime mosse delle parti coinvolte saranno decisive per comprendere se la crisi resterà circoscritta alla regione o se potrà assumere una dimensione internazionale.

Redazione

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