La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane, nel Cuneese, accusato di aver sparato contro tre rapinatori dopo l’assalto alla sua attività. Respinta la richiesta della difesa, accolta invece la posizione della Procura generale: per il 72enne si aprono le porte del carcere.
La vicenda giudiziaria di Mario Roggero arriva al suo epilogo con la decisione della Suprema Corte. La Cassazione ha confermato la pena definitiva di 14 anni e 9 mesi di reclusione per il gioielliere piemontese, ritenuto responsabile della morte di due rapinatori e del ferimento di un terzo uomo durante la fuga successiva a una rapina.
Il verdetto accoglie la richiesta avanzata dalla Procura generale e chiude il procedimento penale dopo i precedenti gradi di giudizio. Roggero, 72 anni, ha annunciato la propria costituzione già nella giornata successiva alla sentenza.
La sparatoria dopo la rapina del 2021
I fatti risalgono al 28 aprile 2021, quando tre uomini armati entrarono nella gioielleria di Roggero a Gallo di Grinzane.
Durante l’assalto il commerciante reagì e, dopo che i rapinatori avevano lasciato il negozio iniziando la fuga, li seguì all’esterno esplodendo diversi colpi con una pistola regolarmente detenuta.
Nella sparatoria morirono Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, mentre il terzo rapinatore, Alessandro Modica, rimase ferito.
Fin dall’inizio il caso ha suscitato un forte dibattito pubblico, soprattutto sul confine tra diritto alla difesa e reazione personale quando il pericolo non è più immediato.
La condanna di primo grado
La Procura aveva contestato a Roggero le accuse di omicidio volontario plurimo e tentato omicidio, sostenendo che gli spari fossero avvenuti in un momento successivo alla conclusione dell’aggressione.
Secondo l’accusa, infatti, quando il gioielliere aveva fatto fuoco i rapinatori non rappresentavano più una minaccia diretta, perché stavano già cercando di allontanarsi.
Il 4 dicembre 2023 la Corte d’Assise di Asti aveva condannato Roggero a 17 anni di carcere, riconoscendo alcune attenuanti ma negando l’applicazione della legittima difesa.
L’appello riduce la pena ma conferma la responsabilità
Nel processo di secondo grado la difesa aveva insistito sulla tesi secondo cui il gioielliere avesse agito in una condizione di forte turbamento emotivo, determinata dal timore per la propria sicurezza e quella dei familiari presenti durante la rapina.
La pubblica accusa aveva invece ribadito che la reazione armata fosse arrivata quando l’azione criminale era ormai terminata, definendola una risposta non giustificata dall’esigenza di difendersi.
Il 3 dicembre 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino confermò la responsabilità penale dell’imputato, riducendo però la pena a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
La Cassazione: non c’era più un pericolo attuale
Nelle motivazioni della decisione, depositate successivamente, i giudici hanno ribadito che non poteva essere riconosciuta la legittima difesa.
Secondo la Corte, il requisito fondamentale dell’attualità del pericolo, previsto dall’articolo 52 del codice penale, non era presente nel momento in cui furono esplosi i colpi.
La ricostruzione giudiziaria sostiene infatti che i rapinatori avessero già abbandonato il negozio e fossero impegnati nella fuga verso l’automobile. Per questo motivo, secondo i giudici, l’azione difensiva non sarebbe stata finalizzata a neutralizzare un pericolo ancora in corso.
Salvini chiede la grazia per Roggero
La sentenza ha riacceso il confronto politico sul tema della legittima difesa.
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha espresso solidarietà al gioielliere e ha annunciato il sostegno alla richiesta di grazia.
Salvini ha dichiarato: “In tanti, in tantissimi stiamo con Mario Roggero. Chiediamo la grazia per lui! Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna”.
La vicenda continua quindi a dividere l’opinione pubblica tra chi considera la condanna una necessaria applicazione dei principi del diritto penale e chi ritiene che il gioielliere abbia agito in una situazione di paura e vulnerabilità.
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