Inchiesta arbitri, la Procura di Milano archivia il caso Rocchi

Chiusa l’indagine sulle presunte pressioni nelle designazioni: stralciato il filone Var e trasmessi gli atti alla Procura di Monza.

La Procura di Milano mette fine all’inchiesta sulle presunte interferenze nel mondo arbitrale e chiede l’archiviazione del filone principale dell’indagine. Restano invece aperti gli approfondimenti sulle presunte comunicazioni alla sala Var di Lissone, trasferiti per competenza territoriale alla Procura di Monza.

L’indagine sugli arbitri avviata dalla Procura di Milano arriva a una svolta dopo mesi di accertamenti. I magistrati hanno definito il percorso dei due filoni investigativi nati dall’inchiesta avviata due estati fa e diventata pubblica soltanto nei mesi scorsi.

Il pubblico ministero Maurizio Ascione, che da domani entrerà nella Procura europea, con il supporto dell’aggiunto Paolo Ielo, entrato nel procedimento a giugno, ha chiesto l’archiviazione per la parte relativa al presunto condizionamento delle designazioni arbitrali.

Secondo la ricostruzione della Procura, gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti a sostenere l’ipotesi di frode sportiva contestata inizialmente.

Cinque gli indagati nel procedimento

L’inchiesta coinvolgeva cinque persone: Gianluca Rocchi, designatore arbitrale poi autosospeso, Andrea Gervasoni, supervisore anch’egli autosospeso, l’assistente arbitrale Daniele Paterna e gli assistenti Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca.

Al centro delle verifiche c’erano presunti tentativi di influenza sulle scelte arbitrali e alcune situazioni considerate anomale dagli investigatori.

In particolare, Rocchi era stato iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di frode sportiva in concorso con alcuni esponenti dell’Inter. L’indagine aveva preso in esame quattro partite e due episodi indicati come possibili “bussate” alla sala Var.

La Procura, tuttavia, ha ritenuto che le circostanze ricostruite potessero configurare interferenze o pressioni, ma non un illecito sportivo penalmente rilevante.

Il filone Var trasferito a Monza

Diverso il destino della parte dell’inchiesta relativa alle presunte comunicazioni indirizzate alla sala Var della Serie A situata a Lissone, in provincia di Monza.

Questo segmento dell’indagine è stato separato dal procedimento principale e trasmesso alla Procura di Monza, competente sul territorio dove si sarebbero verificati i fatti.

Gli approfondimenti proseguiranno quindi sotto la gestione dei magistrati brianzoli, chiamati a valutare eventuali responsabilità su questo specifico aspetto.

Archiviata anche la posizione dell’Inter

Un ulteriore sviluppo riguarda il coinvolgimento della società nerazzurra.

L’Inter risultava iscritta nell’inchiesta per la responsabilità amministrativa degli enti prevista dalla legge 231. La Procura di Milano ha però disposto l’archiviazione anche per il club, come conseguenza della mancata conferma del reato presupposto.

Secondo i magistrati, infatti, non sono emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa iniziale di frode sportiva.

La Procura ha comunque ricostruito alcuni episodi e la loro evoluzione storica, ritenendo però che si trattasse di situazioni riconducibili a forme di pressione o interferenza e non a un sistema illecito finalizzato ad alterare competizioni sportive.

La decisione di archiviazione, trattandosi di una scelta della Procura, non passa attraverso il vaglio di un giudice. Eventuali iniziative potranno essere valutate soltanto dalla Procura generale di Milano.

Gli atti saranno inviati alla giustizia sportiva

Nonostante la richiesta di archiviazione sul fronte penale, gli atti dell’indagine saranno trasmessi agli organismi sportivi competenti.

La documentazione arriverà alla Procura federale della Figc e alla Procura generale dello sport presso il Coni, chiamate a valutare eventuali profili di responsabilità sotto il piano della giustizia sportiva.

Gli atti saranno inoltre messi a disposizione della Commissione parlamentare antimafia, che aveva manifestato l’intenzione di verificare possibili collegamenti con fenomeni di infiltrazione criminale nel calcio.

La vicenda, dunque, si chiude sul piano dell’indagine penale milanese relativa alle designazioni arbitrali, ma potrebbe avere ulteriori sviluppi nei procedimenti sportivi e negli approfondimenti istituzionali.

Redazione

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