Ocse, più occupati ma salari in calo: Italia perde potere d’acquisto

Il rapporto sul lavoro evidenzia un mercato occupazionale in ripresa, ma con retribuzioni reali ancora sotto pressione e forti divari per giovani e donne.

Lavoro in crescita, ma gli stipendi continuano a perdere valore

Il nuovo rapporto dell’Ocse sul mercato del lavoro descrive una situazione italiana caratterizzata da segnali positivi e criticità profonde. Se da una parte aumentano gli occupati e la disoccupazione raggiunge livelli minimi storici, dall’altra i lavoratori continuano a subire gli effetti della perdita di potere d’acquisto.

L’Employment Outlook 2026 evidenzia infatti un mercato del lavoro più dinamico, ma non ancora in grado di garantire un recupero adeguato delle retribuzioni. Secondo le previsioni dell’organizzazione internazionale, nei prossimi anni i salari reali italiani resteranno sotto pressione.

Salari reali italiani ancora sotto i livelli del passato

Le prospettive indicate dall’Ocse non sono positive sul fronte delle retribuzioni. Nel 2026 i salari reali italiani sono attesi in calo dello 0,9%, mentre nel 2027 è previsto soltanto un recupero marginale dello 0,2%.

A incidere saranno diversi fattori, tra cui la possibile nuova crescita dei prezzi energetici, un’inflazione stimata intorno al 3%, il rallentamento dei rinnovi dei contratti collettivi e una persistente difficoltà nel valorizzare pienamente la forza lavoro disponibile.

Il dato più significativo riguarda però il confronto con il periodo precedente alla crisi inflazionistica: rispetto al primo trimestre del 2021, i salari reali italiani risultano inferiori del 6,1%.

Si tratta di una delle perdite più rilevanti tra le principali economie dell’area Ocse. Secondo l’economista dell’organizzazione Andrea Garnero, il calo corrisponde a una riduzione del reddito equivalente a circa venti giorni di stipendio nell’arco di cinque anni.

Disoccupazione ai minimi storici, ma l’occupazione resta lontana dalla media Ocse

Il quadro cambia quando si analizzano i dati sull’occupazione. L’Italia ha registrato un calo della disoccupazione fino al 5%, un livello vicino alla media Ocse del 4,9% e inferiore di 1,5 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il miglioramento ha contribuito a portare il tasso di occupazione al 62,8% nel primo trimestre dell’anno, raggiungendo il valore più alto mai registrato.

Nonostante il risultato positivo, il divario rispetto agli altri Paesi resta significativo. La media dell’area Ocse è infatti del 72,1%, con una distanza superiore ai nove punti percentuali.

Il ritardo italiano riguarda soprattutto alcune fasce della popolazione, in particolare donne e giovani, che continuano ad avere maggiori difficoltà nell’accesso stabile al mercato del lavoro.

La crescita dell’occupazione rallenta dopo il biennio positivo

Secondo il rapporto, la fase di espansione occupazionale che aveva caratterizzato gli anni precedenti ha perso intensità nell’ultimo periodo.

L’Italia continua comunque a distinguersi rispetto alla tendenza generale dell’area Ocse: mentre in molti Paesi la disoccupazione ha ricominciato a salire, il mercato italiano mantiene una dinamica positiva insieme ad altre economie dell’Europa meridionale.

Tuttavia, la crescita dei posti di lavoro non è stata accompagnata da un analogo miglioramento della qualità occupazionale e delle condizioni economiche dei lavoratori.

Clausole di non concorrenza e mobilità limitata dei lavoratori

Tra gli elementi che possono ostacolare la crescita delle retribuzioni e la mobilità professionale, l’Ocse evidenzia anche il ricorso alle clausole di non concorrenza.

Questi accordi possono limitare la possibilità per i lavoratori di cambiare azienda o settore, riducendo le opportunità di ottenere condizioni economiche migliori.

Secondo l’organizzazione, una maggiore mobilità del lavoro potrebbe contribuire a una crescita più dinamica degli stipendi e a una migliore distribuzione delle competenze.

Le critiche dell’opposizione ai dati Ocse

Il rapporto ha alimentato il confronto politico sulle condizioni del lavoro in Italia.

La vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo ha criticato il governo sostenendo che i dati confermino una situazione negativa sul fronte dei salari e dei divari sociali.

Anche Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e rappresentante del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro, ha definito il rapporto un segnale di allarme, richiamando l’attenzione sul distacco dell’Italia rispetto alla media internazionale.

Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro, ha invece evidenziato la distanza tra il miglioramento dell’occupazione e la difficoltà delle famiglie a recuperare capacità di spesa.

La maggioranza difende i risultati sul mercato del lavoro

Dalla maggioranza è arrivata una valutazione differente dei dati pubblicati dall’Ocse.

Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha sottolineato gli elementi positivi del rapporto, in particolare il livello record dell’occupazione e il calo della disoccupazione.

Secondo la rappresentante del governo, i risultati sarebbero il frutto di politiche orientate alla crescita dell’occupazione e al rafforzamento del mercato del lavoro.

Il rapporto Ocse restituisce quindi un’immagine complessa: l’Italia crea più posti di lavoro, ma resta aperta la sfida del recupero dei salari e della riduzione del divario rispetto agli altri Paesi sviluppati.

Redazione

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