Nuovo fronte di tensione tra Iran e Stati Uniti
Lo scontro tra Iran e Stati Uniti entra in una nuova fase di forte tensione. Dopo i bombardamenti condotti dalle forze americane contro obiettivi iraniani, Teheran ha annunciato una risposta militare con attacchi missilistici e tramite droni contro strutture legate alla presenza statunitense nel Golfo.
Secondo quanto comunicato dai Guardiani della rivoluzione islamica, le operazioni avrebbero interessato 85 obiettivi militari americani situati in Kuwait e Bahrein. Le autorità iraniane hanno inoltre avvertito che nuovi attacchi potrebbero essere condotti qualora Washington dovesse proseguire con le operazioni offensive.
Lo Stato Maggiore delle forze armate iraniane ha dichiarato che ogni struttura utilizzata per consentire azioni militari statunitensi contro il territorio iraniano sarà considerata un obiettivo legittimo.
Teheran rivendica gli attacchi contro basi americane
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha rivendicato una serie di operazioni coordinate condotte con missili e droni contro infrastrutture militari statunitensi nella regione.
Secondo i media iraniani, gli attacchi avrebbero coinvolto la base navale americana di Port Salman in Bahrein, la Quinta Base Navale statunitense presente nel Paese e la base aerea di Ali Salem in Kuwait. Teheran ha inoltre riferito di aver abbattuto un drone americano MQ-9 durante le operazioni.
La risposta iraniana sarebbe arrivata dopo le accuse rivolte agli Stati Uniti di aver violato gli accordi precedentemente raggiunti tra le parti. Il governo iraniano ha annunciato possibili ritorsioni per difendere i propri interessi strategici e la sicurezza nazionale.
Trump dichiara conclusa la tregua
La reazione americana è arrivata attraverso il presidente Donald Trump, che ha commentato gli sviluppi durante il vertice della NATO.
Riferendosi alla risposta iraniana, Trump ha dichiarato: “Per me la tregua è finita, sono feccia”.
Le parole del presidente americano segnano un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra Washington e Teheran, dopo una fase nella quale sembrava possibile un percorso diplomatico per ridurre le ostilità .
Esplosioni nel sud dell’Iran e nuove vittime
Parallelamente agli attacchi nel Golfo, i media iraniani hanno riportato esplosioni nella provincia di Bushehr, area strategica situata nel sud-ovest del Paese.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, due installazioni militari sarebbero state colpite nella provincia: una nella contea di Dashti e una nei pressi della città di Chogadak. Al momento delle prime comunicazioni non sarebbero state segnalate vittime o feriti.
Bushehr rappresenta un punto particolarmente sensibile per l’Iran perché ospita la principale centrale nucleare civile del Paese e si trova vicino all’isola di Kharg, infrastruttura fondamentale per le esportazioni petrolifere iraniane.
L’agenzia Tasnim ha inoltre riferito della morte di un membro della Marina dei Pasdaran, attribuita a un attacco con droni statunitensi nella città portuale di Bandar Mahshahr.
La reazione dei Paesi del Golfo
Gli attacchi iraniani hanno provocato la risposta dei Paesi coinvolti. Il Kuwait ha comunicato l’attivazione dei propri sistemi di difesa aerea contro minacce missilistiche e droni, precisando che le esplosioni udite sarebbero state provocate dalle intercettazioni.
Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha condannato gli attacchi definendoli una violazione della sovranità nazionale e ha annunciato la possibilità di adottare ulteriori misure per proteggere il territorio.
Anche il Bahrein ha segnalato l’attivazione delle sirene d’allarme e l’intervento delle proprie difese aeree contro quelli che sono stati definiti attacchi iraniani.
Il consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha affermato che le azioni di Teheran dimostrerebbero difficoltà nel raggiungere una fase di riduzione delle tensioni, sottolineando le preoccupazioni dei Paesi del Golfo per il rischio di un ampliamento del conflitto.
Italia monitora la situazione
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato di seguire gli sviluppi dal vertice Nato di Ankara e di essere in contatto con i vertici militari italiani.
Crosetto ha assicurato che la priorità resta la sicurezza del personale italiano impegnato nelle missioni internazionali, precisando che, secondo le informazioni disponibili, nessun militare italiano risulta coinvolto negli eventi in corso.
Qatar chiede una riduzione delle tensioni
Il Qatar, impegnato in attività diplomatiche di mediazione tra Iran e Stati Uniti, ha condannato gli attacchi iraniani e invitato tutte le parti a evitare un’ulteriore escalation.
Doha ha ribadito la necessità di preservare la stabilità regionale, puntando sul dialogo diplomatico e sul mantenimento dei progressi raggiunti nei negoziati tra Washington e Teheran.
Gli Stati Uniti rivendicano il raid contro l’Iran
Il Comando centrale americano ha dichiarato di aver colpito oltre 80 obiettivi durante le operazioni militari condotte in Iran.
Secondo la versione fornita dagli Stati Uniti, gli attacchi avrebbero interessato sistemi di difesa, infrastrutture di comando e controllo, radar costieri, capacità missilistiche antinave e numerose imbarcazioni appartenenti ai Guardiani della rivoluzione nello Stretto di Hormuz.
Un funzionario americano citato dalla stampa statunitense ha definito l’operazione una punizione destinata a proseguire, mentre Washington ha annunciato anche il ripristino delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane.
Trump avrebbe autorizzato l’operazione durante il vertice Nato
Secondo quanto riportato da fonti statunitensi, Trump avrebbe approvato il piano militare contro l’Iran mentre si trovava ad Ankara per il vertice Nato.
Durante la riunione con i principali responsabili della sicurezza americana, il presidente avrebbe ricevuto gli ultimi aggiornamenti operativi prima di autorizzare l’azione.
Un funzionario americano ha sostenuto che l’intervento sarebbe stato una risposta agli attacchi iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, sottolineando che l’operazione avrebbe avuto dimensioni superiori rispetto alle precedenti azioni condotte nella stessa area.
La crisi tra Washington e Teheran resta quindi aperta, con il rischio concreto di una nuova fase di instabilità in tutto il Medio Oriente.
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