Sal Da Vinci vola già ad Eurovision 2026. Non è ancora entrato in gara ufficialmente, ma l’artista napoletano sta già infiammando la stampa accreditata. Le prove della prima semifinale (aperte soltanto ai giornalisti presenti a Vienna) e il successivo jury show- lo spettacolo live per le giurie trasmesso in live streaming per tutti i giornalisti accreditati anche online e con il pubblico in arena, hanno detto che “Per sempre si” farà gara di testa. Applausi a scena aperta per le “scene da un matrimonio” portate sul palco della Wiener Stadthalle.
Il pubblico e i giornalisti hanno cantato a squarciagola e non è mancato qualche brivido: nell’esibizione pomeridiana la ballerina Francesca Tocca, che interpreta la sposa, è infatti caduta inciampando sul vestito, per colpa di un problema al palco poi fortunatamente risolto e tutti hanno potuto ammirare la grande bandiera tricolore che spunta dalla parte interna della gonna dell’abito da sposa quando le viene strappato. L’Italia è già in finale e ieri sera quindi non veniva votata ma il crescente interesse per il brano – come vi abbiamo documentato – è un ottimo viatico per sabato sera. Ieri sera ha votato la giuria italiana, come le altre 15 in gara e come anche la Germania, l’altro paese big in finale, con Sarah Engels, mamma siciliana.
San Marino: applausi ma corsa in salita
Appare in salita invece la corsa alla qualificazione di San Marino: Senhit e Boy George hanno portato in scena un numero da club anni 80, nel sound e nel complesso: due grandi professionisti ai quali il brano non rende pienamente giustizia. Sarà interessante capire – lo scopriremo sabato sera a show concluso – se e quanto la giuria italiana avrà apprezzato.
I grandi favoriti: salgono Finlandia e Grecia
Dopo le prime due esibizioni, resta saldamente in testa la Finlandia nel ruolo di lepre. Linda Lampenius e Pete Parrkonen mettono in scena un numero eurovisivo nel senso più pieno del termine, con un grande lavoro delle telecamere ed impreziosito dalla richiesta – accolta da EBU – di consentire alla Lampenius di suonare il violino dal vivo nelle parti statiche dell’esibizione. L’artista classe 1970, la seconda più anziana in gara dopo Sal Da Vinci è la più grande violinista crossover d’Europa, con oltre 40 anni di carriera alle spalle e questa concessione, resa possibile dopo quella fatta a Lucio Corsi nella passata edizione è arrivata per motivi artistici, anche in considerazione che appunto è solo una musicista e non una cantante. Crescono le quotazioni di Akylas, il cantante greco esploso su TikTok: “Ferto” è un trip allucinogeno assurdo, con una messa in scena ben oltre la follia, con l’artista che interagisce con almeno 10 prop diversi: l’arena e la sala stampa in delirio lo proiettano ai piani alti: è lui, più di altri il vero avversario di Sal Da Vinci per un posto sul podio. Si candida a fare benissimo anche Satoshi, la cui “Viva, Moldova”, unico brano dal testo politico, è la opener di serata, con un prop che rimanda alla partecipazione moldava del 2013: la corista è infatti Aliona Moon, che salì sul palco da protagonista in quell’anno. Per l’occasione ripropone il numero della gonna semovente mentre lei canta sui trampoli.
Tanti i richiami alle esibizioni del passato. Il citato Akylas ricorda l’unica vittoria greca, quella di Helena Paparizou del 2005 eseguendo la parte più iconica di quella coreografia, mentre le estoni Vanilla Ninja portano in gara un rock primi anni 2000 che ricorda la loro prima partecipazione sempre nel 2005, quando però rappresentavano la Svizzera. Anche l’altra big, ovvero la Germania, ha messo nello shaker un paio di esibizioni di successo del recente passato (“Fuego” di Eleni Foureira, Cipro 2018 e “Slo Mo” di Chanel, Spagna 2022) frullandole in salsa tedesca.
Per gli amanti del genere, tutte da seguire invece le esibizioni della Croazia, con suggestivi rimandi alla tradizione cristiano-ortodossa durante la dominazione ottomana; dei lusitani Bandidos do Cante che portano sul palco eurovisivo una versione moderna del Cante Alentejano, l’antico canto acappella che alleviava la fatica dei contadini e dei mezzadri d’Oltre Tago oggi patrimonio immateriale dell’Unesco e l’hard rock dei serbi Lavina.

Delude la Svezia, bene Israele ma con l’ammonimento
Male la Svezia. “My system” di Felicia è un prodotto da autoscontri, una versione dopata di una qualunque traccia dei Cascada e alla fine forse non è un caso che l’artista abbia faccia parlare di sé soprattutto per la mascherina che indossa e per le sue dichiarazioni contro l’Italia – la cui giuria è rea di non averla votata nel concorso nazionale -e contro Israele: Felicia ha dichiarato pubblicamente che sarebbe andata ad Eurovision “ad accertarsi che Israele non vinca”. Parole che sono costate un richiamo ufficiale alla sua tv SVT.
Anche quella israeliana KAN è stata multata per aver tentato una campagna promozionale massiva, ai limiti dell’attuale regolamento che da quest’anno vieta questo tipo di azioni, lecite e consentite fino alla passata edizione. Ma Noam Bettan ha un pezzo più debole rispetto alle precedenti entries israeliane, anche se interpretato alla perfezione. Quale effetto avrà sortito questa azione della EBU e come invece avranno reagito le giurie lo scopriremo sabato al momento del voting. Ma appare scontato che “Michelle” giocherà ai piani alti, quasi sicuramente in Top 5. Quanto alla citata Svezia, andrà in finale perché nell’edizione dei 70 anni mutilata da un boicottaggio, la sua assenza azzopperebbe il concorso del Paese leader. Ma le prospettive per un tonfo sonoro sabato sera sembrano esserci tutte.
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