Tutto pronto per Eurovision 2026: quattro italiani, un boicottaggio e tutti che cantano Sal Da Vinci

Scatta domani l’Eurovision Song Contest 2026. Settantesima edizione del concorso canoro più grande ed importante d’Europa. L’Italia è in gara con Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo e la sua “Per sempre si”

Scatta domani l’Eurovision Song Contest 2026. Settantesima edizione del concorso canoro più grande ed importante d’Europa. L’Italia è in gara con Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo e la sua “Per sempre si” ed è direttamente ammesso alla finale come componente dei Big 4, quattro dei cinque paesi fondatori e massimi contribuenti della rassegna. Ma in realtà lo vedremo cantare fuori gara anche domani sera perché stasera il pubblico italiano è chiamato a votare.

Subito Senhit e Boy George

Saranno quattro gli italiani in gara: oltre a Sal Da Vinci domani sera ci sarà l’occasione di ascoltare e votare Senhit. Bolognese di famiglia eritrea, la cantautrice rappresenta San Marino: con lei in featuring ci sarà Boy George, l’ex leader dei Culture Club che ha scritto e prodotto per lei “Superstar”, la canzone con cui ha vinto il San Marino Song Contest lo scorso Marzo.

Senhit è un volto noto del mondo eurovisivo avendo già rappresentato San Marino per altre due volte, nel 2011 da sola col brano “Stand by” e nel 2021 col brano “Adrenalina” col featuring di Flo Rida. In questi giorni è visibile anche su RaiPlay con “Pop Road to Eurovision”, un programma di accompagnamento alla rassegna.

Tomorrow Network – che vi racconterà in questi giorni la rassegna da Vienna – ha preso parte sabato sera ad un party di benvenuto organizzato proprio dalla delegazione sammarinese nel quale l’artista ha incontrato una serie di giornalisti selezionati per promuovere la sua canzone.

Sarah Engels, madre italiana e padre tedesco

Gli altri “italiani”: meeting in ambasciata

Giovedi sarà la volta di Veronica Fusaro: la cantante che rappresenta la Svizzera col brano “Alice”, una ballata che racconta una relazione tossica dalla parte dell’aggressore. Suo padre è calabrese, precisamente di Acri: “Samo del sud- dice ad Eurofestival News – Io ci tengo tanto, perché comunque la prima volta che sono stata in Calabria avevo tre mesi, ero piccolina e da quando sono nata andavamo a trovare i miei nonni, anche adesso vado a trovare mia nonna il più spesso possibile. Minimo una volta all’anno scendo giù. E ci tengo perché sono cresciuta in una casa mezza svizzera e mezza italiana, ci tengo a tutte le due culture e ne vado anche molto fiera di poter portare le due culture in me”.

Direttamente in finale anche Sarah Engels, la rappresentante tedesca, la cui madre è siciliana. In questi giorni l’abbiamo vista cimentarsi nella cover di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, terza ad Eurovision 1958 e poi primo (e sin qui unico) brano italiano vincitore di un Grammy Award. Ma soprattutto, come altri è stata protagonista di un grande tributo a Sal Da Vinci. Anche lei la sentiremo cantare già domani sera. Parlando al sito Eurofestival News si è detta orgogliosa delle radici italiane: “Ho origini italiane da parte di madre e ne vado molto fiera. Tra l’altro, mia mamma fa l’arancino più buono del mondo”.

“Per sempre sì” sta davvero diventando virale e anche molti dei suoi avversari conoscono a memoria la sua canzone Il cantante napoletano, che rappresenterà l’Italia, ha realizzato questo reel insieme  con alcuni partecipanti nel backstage del London Eurovision Party, l’evento pre-eurovisivo svoltosi nelle scorse settimane si riconoscono Sarah Engels (Germania), Alexandra Capitanescu (Romania), Alis Kallaçi (Albania), con cui Sal aveva già duettato nei giorni scorsi, reinterpretando il brano in una versione diventata subito virale; Satoshi (Moldavia); Alicja (Polonia).

 

 

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Nei prossimi giorni Sarah Engels e Sal Da Vinci saranno protagonisti di un meeting organizzato dalle rispettive ambasciate in Austria presso la sede di quella italiana: vi documenteremo anche questo evento.

Veronica Fusaro, padre calabrese

Le giurie nazionali in azione già stasera

Lo show parte domani sera, televisivamente parlando, ma già stasera i cantanti si esibiranno per le 35 giurie nazionali, più il pubblico pagante dell’arena.  Due le novità rispetto al passato. La prima: per ciascun Paese, i giurati passano da 5 a 7 e la gamma di background professionali tra cui i giurati potranno essere scelti viene ampliata per includere giornalisti e critici musicali, insegnanti di musica, professionisti creativi come coreografi e registi teatrali e personalità esperte dell’industria musicale. La seconda: per rispecchiare i gusti di un pubblico più variegato, ogni giuria sarà composta da almeno due giurati di età compresa tra 18 e 25 anni. Le giurie, così come il pubblico televotante in azione domani, non possono votare l’artista del proprio Paese.

L’edizione dei 70 anni, con boicottaggio contro Israele

Nel 2026 Eurovision festeggia 70 anni dalla fondazione. La prima edizione si svolse nel 1956 a Lugano su intuizione dell’allora dg della Rai Sergio Pugliese che propose all’omologo della EBU (European Broadcasting Union), il consorzio delle tv pubbliche europee una trasposizione in chiave continentale del Festival di Sanremo nato 5 anni prima, come collante dei cocci di un’Europa dilaniata dalla guerra, ma anche per promuovere i valori occidentali e testare una diretta tv in simultanea.

La ricorrenza sarà festeggiata, ma non come avrebbe voluto EBU. L’edizione del 70° anniversario di Eurovision passerà infatti alla storia non per i record di partecipazione sperati dall’EBU (European Broadcasting Union), ma per il numero più basso di paesi in gara dal 2003, anno in cui il concorso si svolgeva ancora in un’unica serata. Alla Wiener Sttdhalle di Vienna infatti si sfideranno soltanto 35 nazioni, un dato che contrasta nettamente con le ambizioni celebrative del consorzio europeo. Il motivo risiede nel ritiro di cinque emittenti televisive nazionali, che hanno scelto di boicottare la manifestazione in segno di protesta contro la partecipazione di Israele, votata a maggioranza dai membri aderenti

Senhit e Boy George, in gara per San Marino

Le cinque emittenti che hanno abbandonato Eurovision 2026

Le televisioni che hanno formalizzato il proprio ritiro sono RTE (Irlanda), RÚV (Islanda), AVROTROS (Paesi Bassi), RTVSLO (Slovenia) e RTVE (Spagna). Le emittenti hanno motivato la decisione con l’incompatibilità della presenza israeliana rispetto ai valori fondanti del concorso, citando esplicitamente «la condotta nella guerra a Gaza, la crisi umanitaria e la continua uccisione di giornalisti».

L’assemblea generale dell’EBU aveva approvato a maggioranza la partecipazione di KAN, l’emittente pubblica israeliana, ribadendo un principio cardine del consorzio: KAN non è controllata dal governo israeliano — che anzi aveva tentato di sopprimerla — e pertanto non viola alcuno standard o codice etico previsto dal regolamento Eurovision. Si tratta dello stesso criterio applicato a tutte le emittenti membri, indipendentemente dal contesto politico del paese di appartenenza. Ma alle emittenti che hanno protestato questo non è bastato.

Su questo aspetto si era pronunciato nei giorni scorsi proprio Boy George, fra i firmatari della lettera, sottoscritta da 1000 artisti, in favore della partecipazione di Israele e inoltre ha criticato il boicottaggio di cinque Paesi- fra i quali l’Irlanda, terra di origine della madre– proprio in protesta per la partecipazione di KAN. Una risposta indiretta a quella invece firmata dal coordinamento “No music for genocide”, collettivo di mucisti ed artisti filo-palestinesi, che ne chiedeva l’esclusione

Sin dall’inizio della mia carriera indosso la stella di Davide. Andate a rivedervi le foto dei Culture Club. Sono sempre stato molto connesso con la popolazione ebraica, ma non necessariamente connesso con Israele. Non ho realmente una opinione su quello. Ma la missione della musica è unire le persone.Ho molti amici ebrei, che conosco da quando avevo 15 o 16 anni. Ci sono persone che mi chiedono, “come essere umano con dei principi” di voltare le spalle ai miei amici: questo non succederà, non succederà mai.

Resta da capire cosa succederà sul fronte delle proteste. Se infatti ai cantanti è stato imposto un codice di condotta che dovrebbe – in teoria – impedire loro di rilasciare dichiarazioni politiche e quindi anche contro Israele, è facile attendersi contestazioni dentro e fuori l’arena: le misure di sicurezza, anche per questo sono state rafforzate ma nessuno potrà impedire manifestazioni all’esterno, se pacifiche. Non resta che attendere dunque che si alzi il sipario su Eurovision 2026.

Intanto, c’è stato un primo colpo di scena: in ossequio alle nuove regole, EBU ha stoppato la campagna promozionale della tv israeliana: il cantante in gara Noam Bettàn aveva infatti inciso un video in 12 lingue invitando a votare 10 volte per lui nella prima semifinale. Un numero di voti potenzialmente fuori controllo. Il video, diffuso in rete, è stato bloccato e la tv è stata ammonita. Non proprio un ottimo viatico per chi è già sotto controllo.

Redazione

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