L’inquinamento atmosferico in Italia continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie e ambientali del Paese. Nonostante qualche lieve miglioramento in alcune aree, i dati del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, curato da Isde Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign, confermano che l’esposizione della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti è ancora troppo diffusa. Secondo il report, questa situazione risulta “largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica”, con molti centri urbani che non rispettano nemmeno i limiti normativi attualmente in vigore.
Un paese sotto smog: Milano, Torino e Padova oltre i limiti
Il particolato fine PM2,5, che penetra profondamente nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta uno dei principali rischi per la salute. Nel 2025, le città di Milano, Torino e Padova sono state riportate come ampiamente sopra le soglie di sicurezza. Le medie annuali di PM2,5 superano di quasi il doppio i futuri limiti imposti dall’Unione Europea, e sono addirittura quattro volte superiori ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Milano, per esempio, ha registrato ben 206 giorni di superamento rispetto alla raccomandazione Oms di soli 4 giorni all’anno.
In particolare, i livelli di biossido di azoto (NO2) sono stati preoccupanti in tutte le città monitorate: Palermo, Catania e Genova, città portuali, hanno visto livelli di NO2 che hanno superato i limiti giornalieri dell’Oms per la maggior parte dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo e 351 a Catania. Anche metropoli come Roma, Torino e Milano sono risultati sopra i limiti per la maggior parte dell’anno, con oltre 290 giorni di inquinamento per ciascuna di queste.
Le gravi conseguenze per la salute
L’inquinamento atmosferico, come confermato dal report, è il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. Esso è legato a un aumento delle patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, e ha effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. L’OMS stima che ogni anno siano oltre 7 milioni le persone che muoiono prematuramente a causa di aria inquinata nel mondo, con decine di migliaia di decessi evitabili anche in Italia.
Le principali fonti di inquinamento urbano continuano a essere il traffico stradale, il riscaldamento degli edifici con combustibili fossili e il trasporto marittimo, che contribuiscono anche alle emissioni climalteranti. Gli esperti sottolineano che una riduzione drastica di queste emissioni porterebbe benefici immediati sia per la salute che per il clima.
Le stime sulla mortalità evitabile
Secondo il report, il PM2,5 è responsabile di un numero significativo di decessi prematuri nelle 27 città analizzate, con una stima di 6.731 morti evitabili. A Milano, l’impatto arriva a circa il 14% della mortalità non traumatica negli adulti, mentre a Torino e Padova raggiunge il 12%. La riduzione dell’inquinamento a livelli più sicuri, come quelli consigliati dall’OMS (5 µg/m3), potrebbe evitare questi decessi.
La necessità di politiche urgenti
Il progetto “Cambiamo aria” ha evidenziato la gravità della situazione, avvertendo che l’attuazione dei nuovi limiti imposti dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, che entreranno in vigore nel 2030, non può più essere rimandata. Secondo gli esperti, agire subito sarebbe fondamentale per evitare ulteriori malattie e morti prematuri. “I dati confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale”, ha dichiarato Roberto Romizi, presidente di Isde Italia, sottolineando che rimandare le politiche efficaci comporterebbe un carico enorme di malattie evitabili.
Per Paolo Bortolotti, responsabile del progetto “Cambiamo aria”, i nuovi standard europei non sono un obiettivo lontano, ma il minimo necessario per proteggere la salute. Tuttavia, senza interventi strutturali significativi su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, tali obiettivi resteranno fuori portata.
La richiesta di azioni concrete
Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono con urgenza il rapido recepimento e la piena attuazione della direttiva UE 2024/2881, aggiornamenti sul Piano Nazionale Aria, investimenti in trasporto pubblico, mobilità attiva, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione e fonti rinnovabili, e una decisa riduzione del traffico privato e delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento. “Cambiare aria non è più un’opzione: è una responsabilità immediata verso la salute collettiva”, concludono.
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