Il calcio italiano alla deriva: ex campioni chiedono una rifondazione totale

Beppe Dossena, Franco Baresi e Fabrizio Ravanelli si esprimono sulla crisi della Nazionale e sul futuro del calcio in Italia.

Il calcio italiano sta vivendo una crisi senza precedenti. Dopo l’eliminazione dalla fase di qualificazione ai Mondiali, è il momento di fare i conti con una realtà sconcertante: l’Italia non riuscirà a partecipare alla competizione per il terzo torneo consecutivo. È il momento di riflettere sul futuro e su come uscire da una spirale che sembra senza fine. L’Adnkronos ha intervistato alcuni ex calciatori azzurri che, con il loro vissuto e la loro esperienza, cercano di tracciare una strada per risollevare il movimento calcistico italiano.

Beppe Dossena, campione del mondo nel 1982, è uno dei primi a lanciare un appello forte e chiaro: “Arrivati a questo punto ricordiamoci che abbiamo un ministro dello Sport: ora Abodi deve suonare la campanella, far rientrare tutti in classe e da lì non si esce finché non si trova una soluzione alla crisi conclamata del calcio italiano”. Secondo l’ex centrocampista, è essenziale un intervento deciso da parte delle autorità competenti, a partire dal ministro Abodi, per mettere insieme tutte le componenti del calcio italiano e affrontare la situazione con spirito di unità e concretezza.

Dossena continua, spiegando che la gestione del calcio italiano non può più essere nelle mani di una sola persona: “Un uomo solo non può più gestire questa cosa. Adesso Abodi chiami tutti, si mettano intorno a un tavolo e seriamente, ognuno abbandoni difesa di bandiere e orticelli e si esca dalla stanza solo dopo aver individuato proposte concrete e fattibili”. A suo avviso, la Federazione, da sola, non ha più la forza per fronteggiare la crisi in atto. Solo un’azione condivisa da tutte le parti coinvolte può dare una risposta a lungo termine, partendo dall’analisi delle cause e arrivando a soluzioni praticabili. La situazione, per Dossena, è tanto grave da non poter essere ignorata: “Il dato più sconcertante è che in questo Mondiali ci sono 48 nazionali e noi anche così non ci siamo”.

Franco Baresi, altra leggenda del calcio italiano, è altrettanto preoccupato per la situazione: “È davvero molto triste per il nostro calcio non andare al mondiale per la terza volta di seguito”, ammette. L’ex capitano del Milan sottolinea che, nonostante ci siano stati episodi che hanno influenzato negativamente le partite, l’Italia non può permettersi di arrivare all’ultimo momento per cercare di qualificarsi. Per Baresi, tutti, inclusi gli allenatori, devono prendersi le proprie responsabilità: “Tutto il calcio italiano deve fare ‘mea culpa’ perché i risultati degli ultimi vent’anni sono sotto gli occhi di tutti, eccetto ovviamente l’isolato trionfo dell’Europeo”. Pur non nascondendo le difficoltà, Baresi difende il lavoro svolto dal ct Gennaro Gattuso, sottolineando che “ci ha messo l’anima” e ha fatto “un buon lavoro con il poco tempo avuto a disposizione”, anche se ciò non è stato sufficiente.

Infine, Fabrizio Ravanelli, ex attaccante di Juventus e Lazio, ha una visione ancora più radicale sulla situazione: “Il calcio italiano è allo sbando, va rifondato dalla base”. Ravanelli punta il dito contro il fatto che il calcio giovanile non sia stato adeguatamente sviluppato negli ultimi anni, sostenendo che la crescita del movimento calcistico nazionale è stata bloccata: “Siamo rimasti fermi a vent’anni fa, gli altri hanno lavorato e sono cresciuti, noi siamo rimasti fermi”. Secondo lui, la Federazione deve rivedere la propria leadership e prendere atto che i risultati sportivi non possono più essere raggiunti senza un cambiamento radicale nella gestione.

Ravanelli non accusa direttamente Gattuso, ma riconosce che alcune scelte tattiche, come il non impiego di Giuseppe Esposito e Giovanni Palestra in alcune partite cruciali, siano state discutibili. “Gattuso è l’ultimo dei responsabili di questo disastro”, ammette l’ex calciatore, che crede che il vero problema risieda in una gestione complessiva che non ha saputo rinnovarsi. La crisi è profonda, ma è anche un’opportunità per riflettere e ripartire, con un lavoro che dovrà partire dai settori giovanili e da una nuova visione complessiva del calcio italiano.

In conclusione, i protagonisti del calcio italiano sono unanimi nel riconoscere la necessità di un cambiamento. La strada per il riscatto non sarà facile, ma la consapevolezza che serve un intervento serio e condiviso per rimettere il calcio nazionale sui giusti binari è ormai una verità inconfutabile. Ora, come sottolineano tutti, è il momento di agire.

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