La situazione del Servizio Sanitario Nazionale continua a peggiorare: cresce il numero di cittadini che rinunciano alle cure a causa di liste d’attesa sempre più lunghe.
Il Terzo Rapporto civico sulla salute, presentato da Cittadinanzattiva, ha svelato una situazione critica per il sistema sanitario italiano. Il 2023 ha visto un aumento significativo delle segnalazioni sui tempi di attesa e sulle difficoltà nell’accesso alle cure, evidenziando un quadro preoccupante. Le liste d’attesa per visite ed esami si sono allungate notevolmente, con attese che superano spesso l’anno. Ad esempio, si segnalano tempi di 468 giorni per una visita oculistica programmata e 526 giorni per un ecodoppler.
L’indagine di Cittadinanzattiva, che raccoglie le voci di oltre 24.000 cittadini, mostra un incremento delle difficoltà rispetto al passato. In particolare, le attese per interventi chirurgici essenziali e visite di controllo per patologie gravi, come il cancro, sono tra le più preoccupanti. Per un intervento alla prostata, classificato come urgente, l’attesa può arrivare fino a 159 giorni, mentre per una protesi d’anca si attendono oltre 400 giorni.
L’impatto sulle cure primarie è altrettanto grave. Il rapporto sottolinea che quasi la metà dei cittadini ha segnalato problemi con il proprio medico di famiglia o pediatra. In molti casi, i pazienti non riescono a ottenere appuntamenti in tempi ragionevoli, o lamentano che le visite sono troppo brevi per discutere adeguatamente dei loro problemi di salute. Inoltre, le strutture di assistenza territoriale, che dovrebbero garantire un servizio di prossimità, risultano insufficienti, e le riforme promesse dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) tardano a dare risultati concreti.
L’aspetto più allarmante è l’aumento della percentuale di italiani che rinunciano alle cure. Nel 2023, circa il 7,6% della popolazione ha dovuto fare a meno di visite o esami, un aumento rispetto al 7% dell’anno precedente. Questo fenomeno ha colpito soprattutto le fasce più anziane della popolazione, con un picco del 9,8% tra gli over 75. Tuttavia, l’incremento maggiore si è registrato tra gli adulti tra i 18 e i 64 anni. Le donne sono particolarmente svantaggiate, con una percentuale di rinuncia superiore a quella degli uomini.
I pronto soccorso, una delle aree più critiche del sistema sanitario, sono al collasso. La carenza di personale e l’aumento degli accessi, che hanno raggiunto i livelli pre-pandemia, hanno messo in ginocchio un settore già fragile. Si stima che manchino oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri, aggravando i problemi di gestione e priorità. Il tempo di attesa medio per un codice verde nei pronto soccorso italiani è di 147 minuti, ma in alcune regioni, come Sardegna e Abruzzo, si arriva a superare le tre ore.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha sottolineato la necessità di un cambio di rotta, richiedendo maggiore efficienza nella gestione delle risorse. Le regioni devono migliorare la capacità organizzativa e garantire che i fondi disponibili vengano utilizzati per ridurre le liste d’attesa, migliorando così l’accesso alle cure per tutti i cittadini. Tuttavia, nonostante le riforme recenti, come quella per la non autosufficienza degli anziani, le sfide rimangono molte.
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