In una tragica escalation di violenza, il bilancio delle vittime dell’attacco terroristico avvenuto ieri sera a Mosca presso la sala concerti Crocus City Hall è salito a 115, segnando uno dei momenti più bui per la capitale russa degli ultimi anni. L’assalto, perpetrato da un gruppo di uomini armati in tenuta mimetica, ha visto anche il ricovero di circa un centinaio di persone, tra cui tre bambini tra le vittime, un dettaglio che ha ulteriormente inasprito l’indignazione pubblica e internazionale.
Le indagini, condotte a ritmo serrato dalle autorità russe, hanno portato all’arresto di 11 persone, tra cui quattro terroristi direttamente coinvolti nell’attacco, come comunicato dal direttore dei servizi di sicurezza russi FSB al presidente Vladimir Putin. La rivendicazione dell’ISIS pone nuovamente l’accento sulla minaccia globale rappresentata dal terrorismo jihadista, anche se l’Ucraina ha categoricamente negato ogni coinvolgimento nelle attività dei sospetti, che secondo le autorità russe avevano “contatti” sul territorio ucraino.
Gli arresti sono seguiti a un’operazione di inseguimento che ha visto un’automobile, sospettata di essere legata agli attentatori, rovesciarsi mentre tentava di sfuggire alla polizia. Ulteriori dettagli forniti da Alexander Khinshtein, capo della commissione per la politica dell’informazione della Duma di Stato, hanno rivelato il sequestro di una pistola, una cartuccia per fucile d’assalto AKM e passaporti tagiki, elementi che aggiungono complessità alla rete di collegamenti internazionali dietro l’attacco.
La Commissione investigativa russa, attraverso i canali ufficiali, ha confermato il ritrovamento dei corpi durante le operazioni di sgombero, una notizia che ha scosso la comunità internazionale e rafforzato l’impegno nella lotta contro il terrorismo.
L’Italia, attraverso le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha espresso vicinanza alla Russia, confermando che, tra i 2.700 italiani registrati all’AIRE a Mosca, non risultano coinvolgenti nell’attacco. Questo evento tragico solleva nuovamente interrogativi sulla sicurezza globale e sull’importanza della cooperazione internazionale per prevenire atti di violenza inaudita.
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