In risposta a una serie di allarmi non considerati, si è scatenata una dura reazione internazionale.
Durante l’ultima ora, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno eseguito 73 bombardamenti su basi militari degli Houthi in Yemen. Questi ultimi avevano precedentemente attaccato navi commerciali nel Mar Rosso, collegate a Israele, in segno di solidarietà , secondo loro, con i palestinesi di Gaza.
Quest’azione potrebbe segnare l’inizio di una temuta escalation nel conflitto del Medio Oriente. I ribelli yemeniti, sostenuti dall’Iran e in controllo di un terzo del paese, hanno minacciato rappresaglie e dichiarato come “bersagli legittimi” tutti gli interessi anglo-americani a livello mondiale.
La missione, effettuata tramite jet da combattimento e missili Tomahawk americani e quattro jet Typhoon della Raf britannica, ha mirato a “siti di lancio per missili e droni” impiegati contro i mercantili nel Mar Rosso. Fonti degli Houthi riportano attacchi a postazioni militari a Sanaa e in altre regioni, con un bilancio di “cinque combattenti morti e sei feriti”.
L’attacco è stato ordinato dal presidente americano Joe Biden in risposta a un recente attacco missilistico yemenita contro una nave. Biden ha sottolineato la necessità di proteggere la libertà di navigazione in una delle vie marittime più cruciali al mondo, lasciando aperta la possibilità di ulteriori azioni.
“Il nostro messaggio agli Houthi è chiaro e forte”, ha dichiarato il primo ministro britannico Rishi Sunak durante una visita a Kiev.
Gli Houthi, trasformati da ribelli sciiti in forza governativa, hanno lanciato 27 attacchi nel Mar Rosso dallo scorso novembre, influenzando il 12% del commercio globale e costringendo i cargo a deviare la loro rotta, con effetti su tempi di consegna, produzione e prezzi. L’ultimo missile, sparato poco dopo i raid, è caduto vicino a una nave, secondo la United Kingdom Maritime Trade Operations.
Stati Uniti, Regno Unito e otto alleati (Australia, Bahrein, Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Corea del Sud) hanno emesso una dichiarazione congiunta, mirata a ridurre le tensioni e ristabilire la stabilità nel Mar Rosso.
Il governo italiano, invitato a firmare la dichiarazione ma non a partecipare all’azione, non ha aderito. L’Unione Europea sta valutando l’invio di forze navali nel Mar Rosso per almeno un anno, con regole di ingaggio ancora da definire.
I raid notturni sono stati condannati dall’asse della resistenza, sostenuto dall’Iran, che include movimenti anti-israeliani come gli Houthi, Hezbollah e Hamas. Quest’ultimo ha definito l’azione una provocazione e ha minacciato conseguenze.
Teheran e Mosca hanno criticato duramente l’azione di USA e Regno Unito, definendola arbitraria e un errore strategico. Anche il presidente turco Erdogan ha espresso forte disappunto, accusando Londra e Washington di usare forza sproporzionata. Preoccupazione è stata espressa dall’Arabia Saudita e dalla Cina, mentre l’Egitto ha invitato a ridurre l’instabilità nella regione, essendo direttamente interessato al transito commerciale e turistico nel Mar Rosso.
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