Il dilemma dei rider in Europa: tra autonomia e subordinazione

Rinvio della rivoluzione sociale per i rider.

L’Europa si trova di fronte a un importante bivio riguardante lo status dei lavoratori della gig economy, in particolare dei rider. Sebbene vi fosse un’intesa politica iniziale, un gruppo di capitali europee, guidate da Parigi, ha bloccato l’approvazione delle norme che avrebbero tutelato oltre trenta milioni di lavoratori. Questa battuta d’arresto è un duro colpo, soprattutto per la Spagna, che aveva già riconosciuto i rider come dipendenti regolari e sperava di concludere la sua presidenza Ue con un successo in questo ambito.

L’accordo raggiunto dai negoziatori Ue il 13 dicembre sosteneva che i lavoratori il cui orario, vacanze e performance sono monitorati da un algoritmo dovrebbero essere considerati subordinati e non freelance. Il testo proponeva criteri specifici per regolarizzare i corrieri di piattaforme come Uber, Deliveroo e Glovo. Tuttavia, alcuni dettagli giuridici del testo non hanno convinto diversi paesi, tra cui la Francia, che ha guidato le obiezioni.

La Francia, insieme a Finlandia, Grecia, Ungheria, Svezia e Italia, ha espresso riserve sulle “riqualificazioni” automatiche dei lavoratori da autonomi a dipendenti, trovando il compromesso troppo lontano dalle posizioni iniziali. Di conseguenza, l’intesa non è stata nemmeno votata, lasciando la decisione nelle mani del Belgio, il prossimo presidente di turno dell’Ue.

Il Parlamento europeo, rappresentato dalla relatrice Elisabetta Gualmini, si è dichiarato unito sulla questione e incoraggia i governi a superare le resistenze. I sindacati Ue, pur riconoscendo le imperfezioni dell’accordo, difendono gli standard di base che fornirebbero per la prima volta tutele nel settore e prevedono di continuare la lotta per concludere con successo la procedura nel 2024.

Nel frattempo, i tribunali nazionali continuano a essere il campo di battaglia per queste questioni. Un esempio recente è la vittoria di centoquindici rider di Deliveroo a Bruxelles, dove i giudici del Lavoro hanno emesso una sentenza a loro favore.

In sintesi, la questione del riconoscimento dei rider come lavoratori subordinati rimane un argomento caldo e controverso in Europa, con diverse nazioni che hanno adottato approcci differenti e il dibattito che continua a livello continentale.

Redazione

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