Il panorama pensionistico italiano sta affrontando significative trasformazioni, influenzate dalla crescente aspettativa di vita e dalle esigenze di sostenibilità economica. Secondo il recente rapporto ‘Pensions at a glance’ pubblicato dall’OCSE, l’Italia si posiziona in una situazione peculiare tra i paesi membri, con prospettive e sfide uniche.
Al centro di questa evoluzione c’è l’età pensionabile. Nel 2023, l’età legale per andare in pensione in Italia è fissata a 67 anni, un aumento significativo rispetto al passato, dovuto alle riforme attuate durante la crisi finanziaria globale. Tuttavia, l’Italia offre ampie possibilità di pensionamento anticipato, spesso senza penalità. Questo aspetto, insieme all’aumento dell’aspettativa di vita, fa sì che l’età pensionabile per chi inizia a lavorare ora sia prevista a 71 anni, una delle più alte nell’OCSE, superata solo dalla Danimarca.
Queste politiche hanno un impatto diretto sull’economia italiana. Nel 2021, la spesa per pensioni pubbliche ha raggiunto il 16,3% del PIL, il secondo valore più alto nell’OCSE. La quota di contribuzione pensionistica in Italia è la più alta tra i paesi OCSE, con una percentuale del 33% sul salario medio. Questo livello elevato di contribuzione, sebbene garantisca benefici pensionistici superiori alla media, potrebbe minare la competitività dell’economia e ridurre l’occupazione totale.
Guardando al futuro, la spesa pensionistica italiana è destinata a crescere ulteriormente. Secondo l’OCSE, nel 2025 questa spesa raggiungerà il 16,2% del PIL, la percentuale più alta tra i paesi OCSE. La previsione indica un incremento fino al 17,9% nel 2035, per poi stabilizzarsi.
Il reddito medio delle persone oltre i 65 anni in Italia è leggermente superiore a quello della popolazione totale, una condizione migliore rispetto alla media OCSE. Tuttavia, la povertà relativa tra gli over 65 è al 10% in Italia, inferiore alla media OCSE del 14%. Il tasso di occupazione tra i 60 e i 64 anni si attesta al 41%, inferiore alla media OCSE del 54%. L’età media di uscita effettiva dal mercato del lavoro nel 2022 è stata di 62,5 anni, inferiore ai 63,8 anni della media OCSE.
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