Irpef in Italia, il peso fiscale resta concentrato su pochi contribuenti

I dati sulle dichiarazioni 2025 mostrano una forte differenza tra chi versa l’imposta e chi sostiene la maggior parte del gettito: oltre il 65% dell’Irpef arriva dai redditi sopra i 35mila euro.

La distribuzione del carico fiscale italiano continua a mostrare una forte concentrazione. Secondo l’analisi elaborata da Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, relative ai redditi prodotti nel 2024, una quota significativa dell’Irpef viene sostenuta da un numero limitato di contribuenti.

Nel dettaglio, sono state presentate 42,8 milioni di dichiarazioni dei redditi, ma solo 34,1 milioni di persone hanno versato almeno un euro di Irpef. Rapportando questi dati alla popolazione residente complessiva, l’osservatorio individua circa 24,8 milioni di persone che non risultano contribuire al gettito Irpef.

Complessivamente, gli italiani hanno dichiarato 1.076 miliardi di euro di redditi, generando un gettito complessivo di 216,24 miliardi di euro, composto dall’Irpef ordinaria e dalle addizionali regionali e comunali.

Il gettito dipende soprattutto dai redditi medio-alti

Secondo il rapporto, il peso maggiore dell’imposta ricade sui contribuenti con redditi più elevati. Circa 8 milioni di persone con redditi lordi annui superiori a 35mila euro, pari a circa 2mila euro netti mensili, contribuiscono infatti a circa il 65% dell’intera Irpef.

L’analisi evidenzia quindi una struttura nella quale una parte relativamente ridotta dei contribuenti sostiene una quota significativa del finanziamento del sistema pubblico.

Sul fronte opposto, milioni di persone dichiarano redditi molto bassi o non risultano soggette al pagamento dell’imposta, una situazione che alimenta il dibattito sul rapporto tra sostenibilità del welfare, redistribuzione e partecipazione al finanziamento dei servizi pubblici.

Secondo Itinerari Previdenziali, i dati restituiscono un quadro articolato che mette in discussione la percezione di una pressione fiscale distribuita uniformemente sull’intera popolazione.

Quanto versano i contribuenti nelle diverse fasce di reddito

Le differenze emergono già dai redditi più bassi. Tra coloro che dichiarano fino a 7.500 euro lordi annui, circa 7,9 milioni di contribuenti, l’imposta media versata è pari a circa 19 euro.

Nella fascia compresa tra 7.500 e 15mila euro rientrano circa 7,4 milioni di persone, con un versamento medio Irpef di circa 204 euro.

Salendo nella scala dei redditi, aumentano sensibilmente gli importi. I contribuenti con redditi tra 15mila e 20mila euro sono circa 4,79 milioni e pagano mediamente 1.773 euro di Irpef.

La fascia tra 20mila e 26mila euro comprende invece circa 6,65 milioni di contribuenti, con un’imposta media versata di 3.284 euro.

Secondo l’analisi, chi dichiara fino a 29mila euro rappresenta quasi il 70% dei contribuenti, ma contribuisce a poco più del 21% dell’Irpef complessiva.

Al contrario, i contribuenti con redditi superiori ai 35mila euro lordi annui, che rappresentano meno del 19% del totale, sostengono circa due terzi dell’imposta.

I redditi più alti garantiscono una quota rilevante del gettito

Anche ai vertici della distribuzione emerge una forte concentrazione. I contribuenti con redditi superiori ai 300mila euro lordi annui sono circa 58.700 persone, pari allo 0,1% della popolazione.

Questa fascia versa complessivamente circa 14,03 miliardi di euro di Irpef, pari al 6,49% del totale, con un contributo medio individuale molto elevato.

Tra i redditi compresi tra 200mila e 300mila euro si collocano circa 89.558 contribuenti, che contribuiscono al 3,63% dell’imposta complessiva. Nella fascia tra 100mila e 200mila euro si trovano invece circa 597mila persone, responsabili di oltre 26 miliardi di euro di gettito.

Nel complesso, queste tre fasce rappresentano circa l’1,75% dei contribuenti che versano Irpef e garantiscono oltre il 22% dell’intero gettito.

Cida: “Serve un cambio di rotta”

Il presidente di Cida, Stefano Cuzzilla, ha evidenziato la necessità di intervenire sull’equilibrio tra finanziamento del welfare e distribuzione del carico fiscale.

“La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana”, ha dichiarato Cuzzilla, sottolineando secondo la sua analisi la concentrazione del prelievo su una parte limitata della platea contributiva.

Il presidente di Cida ha inoltre richiamato il tema della spesa assistenziale e della necessità di rafforzare il contrasto all’evasione fiscale, sostenendo l’importanza di un sistema capace di coniugare sostegno sociale e partecipazione al finanziamento dei servizi pubblici.

Il dibattito sui dati Irpef resta quindi legato ai temi dell’equità fiscale, della progressività dell’imposta e della sostenibilità del modello di welfare italiano.

Redazione

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