Scuola italiana, crescono gli studenti stranieri: il dibattito sul tetto del 30%

Quasi 930mila alunni senza cittadinanza italiana negli istituti: il governo valuta nuove regole sulla presenza in classe.

Nelle scuole italiane, dall’infanzia alle superiori, cresce la presenza di studenti con cittadinanza straniera. Secondo i dati elaborati da Idos, sono circa 930mila gli alunni senza cittadinanza italiana, pari all’11,6% del totale degli iscritti.

Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con l’andamento complessivo della popolazione scolastica: negli ultimi undici anni gli studenti stranieri sono aumentati del 16%, mentre quelli con cittadinanza italiana sono diminuiti del 12,5%. Questo incremento ha contribuito a contenere gli effetti del calo demografico che ha portato il numero complessivo degli alunni dai quasi 9 milioni del 2014 agli attuali circa 8 milioni.

Un elemento significativo riguarda le cosiddette seconde generazioni: quasi due terzi degli studenti stranieri, pari al 65,2% e oltre 607mila ragazzi, sono infatti nati in Italia. Undici anni fa questa percentuale era del 51,7%.

Le comunità più numerose tra gli studenti stranieri sono quelle di origine romena, albanese, marocchina, cinese ed egiziana, che insieme rappresentano circa la metà del totale.

La proposta del governo sul limite del 30%

Il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che durante la festa di Gioventù Nazionale ha anticipato l’intenzione del governo di introdurre un limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe.

La misura, annunciata in vista di un prossimo Consiglio dei ministri, dovrà essere definita nei dettagli attraverso il provvedimento ufficiale. Secondo le prime informazioni, il limite potrebbe non riguardare tutti gli studenti con un background migratorio: sarebbero previste esclusioni per cittadini dell’Unione europea e per studenti di seconda generazione con adeguata conoscenza della lingua italiana.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva già affrontato il tema nei mesi precedenti, ipotizzando un coordinamento degli uffici scolastici territoriali per distribuire gli studenti tra diversi istituti e ridurre concentrazioni elevate in alcune realtà.

Secondo il ministro, anche gli enti locali dovrebbero contribuire attraverso politiche abitative capaci di evitare la formazione di quartieri caratterizzati da forte isolamento sociale.

Il precedente della circolare Gelmini

Un limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe esiste già, almeno come principio generale, attraverso una circolare emanata nel 2010 dall’allora ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

La disposizione, tuttavia, è stata frequentemente derogata per ragioni legate alle caratteristiche territoriali delle scuole, soprattutto nelle zone dove la presenza di famiglie straniere è particolarmente elevata.

I dubbi dei dirigenti scolastici

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, ha definito il tema rilevante dal punto di vista didattico, ma ha sottolineato le difficoltà operative nell’applicazione concreta della misura.

Il problema riguarda soprattutto le scuole dell’infanzia e primarie, dove spesso le iscrizioni seguono il criterio della vicinanza territoriale. Nei quartieri con una forte presenza di famiglie straniere, secondo i dirigenti scolastici, sarebbe complesso rifiutare iscrizioni o spostare automaticamente gli studenti per rispettare una percentuale prestabilita.

La distribuzione sul territorio

La presenza degli studenti stranieri non è uniforme sul territorio nazionale. La Lombardia raccoglie oltre un quarto del totale, con circa 236mila studenti, pari al 26%. Seguono Emilia-Romagna con 112.839 alunni, Veneto con 94.669, Lazio con 80.051 e Piemonte con 78.039.

Tra le città, il numero più elevato si registra a Milano, con oltre 79mila studenti non italiani, seguita da Roma con 63.782, Torino con 39.465 e Brescia con 32.747.

I dati provengono dal rapporto dell’Ismu (Iniziative e Studi sulla Mobilità Umana). Nel Mezzogiorno la presenza degli studenti stranieri è inferiore, anche se alcune aree registrano un numero significativo di minori stranieri non accompagnati.

Dispersione scolastica e risultati

Gli studenti stranieri incontrano ancora maggiori difficoltà nei percorsi scolastici, anche per il fatto che spesso vivono in contesti socioeconomici più fragili. Secondo le rilevazioni disponibili, la dispersione scolastica implicita riguarda il 22,5% degli studenti stranieri contro l’11,6% degli italiani.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono emersi alcuni segnali di cambiamento. Cresce infatti la presenza di studenti stranieri nei licei, soprattutto tra coloro che sono nati in Italia, anche se rimane una differenza rispetto agli studenti italiani nelle scelte dopo la scuola media.

Secondo i dati sulle intenzioni di iscrizione, oltre il 50% degli studenti italiani orienta il proprio percorso verso il liceo, mentre tra gli studenti stranieri la quota si ferma al 38,3%.

Anche nelle prove standardizzate emergono differenze: gli studenti stranieri della terza media registrano mediamente punteggi inferiori nelle prove di italiano e matematica rispetto ai coetanei italiani. Proseguendo negli studi, però, il divario in matematica tende a ridursi, mentre nelle prove di inglese gli studenti stranieri mostrano risultati più elevati.

Il confronto sul futuro della scuola italiana resta quindi legato a due esigenze: da una parte garantire percorsi di integrazione efficaci, dall’altra affrontare le difficoltà organizzative e didattiche legate alla crescente diversità delle classi.

Redazione

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