Ci sono luoghi che sembrano appartenere al tempo. Non perché il tempo vi si sia fermato, ma perché continua ad attraversarli con discrezione, lasciando ogni giorno una traccia diversa.
A Spoleto, uno di questi luoghi è il Tric Trac, storico ristorante affacciato ai piedi della scalinata del Duomo, in Via dell’Arringo. Un luogo che osserva la città da una posizione privilegiata, dove il passaggio dei turisti si intreccia con la quotidianità degli spoletini e dove ogni tavolo custodisce frammenti di vita.
Dietro il bancone, da anni, c’è Spartaco Grilli. E già il suo nome sembra appartenere ad una narrazione d’altri tempi, di quelle che raccontano persone autentiche prima ancora che personaggi.
Spartaco è uno di quegli uomini che non hanno bisogno di costruirsi un’immagine: la loro storia parla per loro. Forse è anche per questo che, quando la troupe di Don Matteo è arrivata a Spoleto trasformando la città in uno dei set televisivi più amati d’Italia, gli è bastato essere se stesso.
Nel mondo dello spettacolo si cercano attori per interpretare personaggi.
Nel caso di Spartaco, il personaggio esisteva già .
Negli anni il Tric Trac è diventato una tappa quasi obbligata per chi visita Spoleto sulle tracce della celebre fiction.
Tra i suoi tavolini sono passati attori, registi, tecnici, giornalisti e migliaia di visitatori. Eppure il protagonista silenzioso è rimasto sempre lui, con quella naturalezza che appartiene a chi considera l’ospitalità una vocazione e il contatto umano un valore irrinunciabile.
Perché le città non vivono soltanto attraverso i monumenti. Vivono attraverso le persone che le abitano, le custodiscono e, spesso inconsapevolmente, ne diventano l’anima.
Chi entra al Tric Trac arriva magari per curiosità , attratto dalla notorietà del luogo. Poi scopre qualcosa di più prezioso: una storia vera. La storia di un uomo che ha visto cambiare Spoleto nel corso degli anni senza mai perdere il piacere dell’incontro e dell’accoglienza.

Abbiamo incontrato Spartaco Grilli per farci raccontare il suo rapporto con la città , il lavoro e quella straordinaria normalità che lo ha reso una figura familiare a migliaia di persone.
Spartaco, se il Tric Trac fosse una canzone, quale melodia sentiremmo entrando dalla porta?
Sentiremmo una musica fatta di tazzine che si sfiorano, di risate che si rincorrono e di sedie che aspettano qualcuno. Non sarebbe una canzone famosa. Sarebbe una melodia quotidiana, quella che ogni persona porta con sé quando arriva e lascia qui un pezzetto della propria giornata.
Lavora ogni giorno all’ombra del Duomo. Che rapporto ha con questa presenza così maestosa?
Il Duomo è come un vecchio amico. Ogni mattina lo guardo e mi sembra diverso. Ci sono giorni in cui sembra parlare, altri in cui ascolta soltanto. È una presenza silenziosa che accompagna la vita di tutti noi senza chiedere mai nulla in cambio.
Milioni di italiani l’hanno conosciuta attraverso Don Matteo. Che effetto fa vedere la propria vita entrare nella televisione?
All’inizio fa sorridere. Poi capisci che la televisione passa, mentre la realtà resta. La cosa più bella non è comparire sullo schermo. È vedere le persone arrivare qui e dire: “Questo posto esiste davvero”. E scoprire che la verità è ancora più bella della finzione.
Qual è il cliente che non ha mai dimenticato?
Quello che entra in silenzio e poi, dopo un caffè, inizia a raccontarti la sua vita. A volte un barista diventa confessore, amico, spettatore. Ci sono storie che restano nel cuore più di qualsiasi volto famoso.
Se le dessero una macchina del tempo, in quale momento del Tric Trac vorrebbe tornare?
In nessuno. Preferisco restare qui. Il bello della vita è che non si può riavvolgere. Ogni giorno aggiunge una pagina nuova. E io sono curioso di leggere la prossima.
Ha incontrato attori, registi e turisti provenienti da ogni parte del mondo. Che cosa hanno in comune?
Cercano tutti la stessa cosa: un’emozione sincera. Cambiano le lingue, cambiano i volti, ma le persone hanno sempre bisogno di sentirsi accolte. È una forma di felicità universale.
Che cosa le ha insegnato il mestiere dell’ospitalità ?
Che la gentilezza non passa mai di moda. Puoi servire il miglior caffè del mondo, ma se manca un sorriso resta soltanto una bevanda. Le persone ricordano soprattutto come le hai fatte sentire.
Quando la sera il locale si svuota e Piazza Duomo torna silenziosa, cosa resta della giornata?
Restano le voci. Non si sentono più, ma rimangono nell’aria. Ogni tavolo conserva una storia, una risata, un incontro. È come chiudere un libro sapendo che il giorno dopo ne inizierà un altro.
Dopo tanti anni dietro quel bancone, cos’è per lei la felicità ?
La felicità è semplice. È vedere una persona arrivare stanca e andare via con un sorriso. È accorgersi che il tempo passa, ma l’entusiasmo resta. È poter dire, ogni mattina, che questo non è soltanto un lavoro. È una storia d’amore con la vita. Il valore delle persone che fanno grande una città .

Quando l’intervista termina, la scalinata del Duomo continua a raccogliere passi, fotografie e meraviglia. Spartaco torna dietro il bancone. Arriva un cliente, poi un altro. La porta si apre e si richiude. La vita continua a scorrere, proprio come ha sempre fatto. Ed è forse in quel momento che si comprende una verità semplice: il vero spettacolo non è mai stato soltanto davanti alle telecamere. È sempre stato qui, nella quotidianità di un uomo che da anni e anni accoglie persone provenienti da ogni parte del mondo, ascolta racconti, intreccia relazioni e custodisce uno degli angoli più suggestivi di Spoleto.
Perché la memoria di una città non vive soltanto nei suoi monumenti o nelle sue piazze. Vive nelle persone che ogni giorno ne scrivono la storia attraverso piccoli gesti, sorrisi e incontri.
Spartaco Grilli è una di queste persone. E forse il segreto della sua popolarità sta proprio nella sua autenticità : non aver mai cercato di essere diverso da ciò che è sempre stato.
Un uomo che accoglie, ascolta e racconta. Un uomo che, senza fare rumore, è diventato parte del paesaggio umano e affettivo di Spoleto.
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