Le possibilità di un giovane residente in una grande città italiana dipendono in modo significativo dal quartiere in cui cresce. Secondo i dati Istat, nelle 14 città metropolitane circa 142mila bambini e adolescenti, pari a uno su dieci, vivono nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) individuate dall’istituto. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che abitano in queste zone, con oltre 30mila tra zero e 17 anni residenti solo a Roma.
Le disuguaglianze territoriali si riflettono soprattutto sul piano educativo. Nelle scuole secondarie il 15,4% degli studenti ha abbandonato o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media delle città metropolitane. Dallo studio I luoghi che contano, pubblicato da Save the Children alla vigilia di Impossibile 2026, emerge inoltre che il 20,8% degli alunni dell’ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione scolastica implicita.
Le difficoltà economiche limitano anche la partecipazione ad attività sportive e ricreative: il 12,7% degli studenti non pratica sport per costi troppo elevati, il 19,3% rinuncia a uscite con amici e amiche e il 16,5% non ha fatto vacanze di più giorni. Quasi la metà dei ragazzi che vivono nelle periferie percepisce uno stigma sociale legato al quartiere, con il 49,1% che segnala un giudizio negativo da parte della comunità più ampia.
Nonostante le criticità, molti adolescenti mostrano un forte attaccamento al proprio territorio e richiedono servizi più efficienti di pulizia e raccolta dei rifiuti, più spazi di aggregazione, palestre e campetti, e parchi pubblici meglio curati. “Chiediamo una strategia nazionale di rigenerazione urbana di lungo termine che metta al centro bambini, bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili, riconoscendone il ruolo essenziale, sin dai primi anni di vita”, sottolinea Save the Children.
L’organizzazione propone inoltre l’istituzione di presìdi socio-educativi, spazi pubblici sicuri e accessibili attivi tutto l’anno, in cui ragazze e ragazzi possano partecipare attivamente a iniziative culturali, artistiche, sportive e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale. Questi presidi dovrebbero operare in collaborazione con scuole, istituzioni, Terzo Settore, associazioni e comunità locali, attraverso i Patti Educativi di Comunità.
Guardando al futuro, i giovani mostrano un alto grado di fiducia nelle proprie capacità: oltre il 90% crede di riuscire nella vita a fare ciò per cui si sente portato. Tuttavia, più della metà dei ragazzi (53,5%) desidera vivere all’estero. Solo il 26,9% degli studenti di aree fragili pensa di restare nel proprio quartiere da adulti, rispetto al 36% dei coetanei di altre zone. Molti considerano invece il trasferimento in un altro quartiere della stessa città (36,1%) o in un’altra città italiana (40,4%) come un’opzione concreta.
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